La promessa elettorale di Trump alla convention repubblicana di Dallas: un «dividendo» da 5.000 dollari a tutti gli adulti se il partito manterrà il controllo di Camera e Senato. Unica condizione: spenderli negli Stati Uniti
Cinquemila dollari per ogni adulto americano. Dal palco della convention repubblicana di Dallas, il presidente Usa ha trasformato la promessa del suo «dividendo Trump» nell’arma più forte della campagna per le elezioni di midterm di novembre.
Se i repubblicani manterranno il controllo della Camera e del Senato, ha assicurato, il denaro verrà distribuito agli americani con un solo vincolo, quello di spenderlo negli Stati Uniti. Insomma, non in sciroppo d’acero.
Trump ha parlato per quasi due ore.
Ha chiesto agli elettori di comportarsi come se il suo nome fosse direttamente sulla scheda. Mancano 55 giorni al voto e i sondaggi sfavorevoli spingono la Casa Bianca a una mobilitazione totale per evitare di perdere il controllo del Congresso.
Il «dividendo Trump» da 5mila dollari
«Posso promettervi una cosa: se i repubblicani vinceranno la Camera e il Senato, distribuirò un dividendo da 5.000 dollari a tutti gli adulti», ha detto Trump, paragonando il meccanismo ai dividendi distribuiti dalle aziende di successo ai propri azionisti.
«Fateci finire il lavoro», ha scandito.
Ma la promessa avrebbe un costo gigantesco. Secondo i calcoli del New York Times, distribuire 5.000 dollari a circa 270 milioni di adulti americani costerebbe oltre 1.300 miliardi di dollari, mentre il debito pubblico degli Stati Uniti ha raggiunto i 40mila miliardi. Trump non ha spiegato come verrebbe finanziato il piano e ha indicato come sola condizione che il denaro dovrebbe essere speso negli Stati Uniti.
Non è la prima volta che Trump propone pagamenti diretti agli americani. In passato aveva ipotizzato assegni da 2.000 dollari finanziati con i proventi dei dazi e altri da 5.000 dollari attraverso i risparmi ottenuti con i tagli alla macchina federale. Finora, ricorda il New York Times, quelle proposte non si sono concretizzate.
I repubblicani controllano già oggi entrambe le Camere.
«Pensate che sulla scheda ci sia il mio nome»
Trump ha trasformato le midterm in un referendum sulla sua presidenza. «Fate finta che ci sia il mio nome sulla scheda», ha detto ai delegati, descrivendo la scelta tra repubblicani e democratici come decisiva per il futuro del Paese.
Il presidente ha rivendicato quelli che ha definito «i due anni migliori nella storia della presidenza» americana e ha dipinto uno scenario opposto in caso di vittoria democratica:
«Se perdiamo, voi perderete il controllo dei confini, perderete il taglio delle tasse, perderete la vostra sicurezza. Perderete la vostra ricchezza».
Poi l’affondo: con i democratici, ha sostenuto, «il nostro Paese attraverserebbe un inferno e voi vivrete un inferno». Con i repubblicani, invece, gli Stati Uniti lasceranno «il resto del mondo a mangiare la nostra polvere per le generazioni successive».
Trump parte per la battaglia delle midterm
Il presidente ha annunciato che farà campagna elettorale nei 35 Stati in cui le sfide per il Congresso sono più incerte. Tornerà anche in Texas per sostenere Ken Paxton, il suo candidato al Senato, definito «il migliore procuratore generale della storia del Texas».
Trump ha attaccato il democratico James Talarico e i «dem socialisti», assicurando che gli Stati Uniti non diventeranno mai un Paese «socialista o comunista».
Dai dazi all’Iran
Nel finale Trump ha ripercorso alcuni dei suoi cavalli di battaglia. Ha sostenuto di aver «vinto la presidenza tre volte», includendo anche le elezioni del 2020, e ha rivendicato la stretta alle frontiere e i risultati della politica commerciale.
Sui dazi, ancora una volta definiti «la mia parola preferita», ha sostenuto che gli Stati Uniti stanno incassando «migliaia di miliardi». E sull’Iran ha difeso senza esitazioni gli attacchi americani: «Se non avessimo colpito con i nostri B-2 adesso avrebbe l’arma nucleare».
Poi il congedo sulle note di Y.M.C.A.. Come al solito. Tra 24 ore Trump tornerà sul palco per il discorso conclusivo della convention repubblicana.































