9 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Set, 2026

Femminicido sull’A1, «Lorena era viva quando è stata gettata dal viadotto»

Lorena Isceri

Per il femminicidio sull’A1, la Procura di Firenze ha disposto l’autopsia sui corpi di Lorena Isceri e Federico Vella. Sul corpo dell’uomo anche gli esami tossicologici


Era ancora viva Lorena quando è stata gettata dal viadotto dell’A1, a Barberino di Mugello, Firenze, il 3 settembre scorso. È una delle risposte arrivate ieri in serata dall’autopsia eseguita all’ospedale di Careggi sul corpo di Lorena Isceri, la 45enne uccisa dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni, che dopo averla sequestrata e trasportata all’interno del bagagliaio dell’auto, l’ha gettata dal viadotto “Lora”, nel tratto della “panoramica” dell’A1 in direzione Bologna. Subito dopo Vella si è tolto la vita la vita gettandosi a sua volta nel vuoto. Dall’esame esterno e dalla Tac sulla salma di Lorena, risulta dunque già una risposta: la donna è morta per la caduta e per l’impatto a terra da decine di metri di altezza.

I lividi

L’autopsia su Lorella Isceri dovrà anche accertare se i lividi possano essere ricondotti alla caduta o siano precedenti al momento in cui è stata rinchiusa nel bagagliaio. La valutazione definitiva sarà tuttavia riportata nella relazione del medico che sarà consegnata fra 90 giorni. Nessuno dei legali ha nominato propri consulenti medico-legali: si affideranno alle valutazioni del consulente della procura fiorentina.

Sequestro di persona e femmicinicidio

La stessa Procura – che ha aperto per motivi tecnici un fascicolo per sequestro di persona al fine di commettere un omicidio e femminicidio aggravato dalla premeditazione – procederà agli accertamenti autoptici anche sul corpo di Federico Vella. Per l’uomo sono previsti anche esami tossicologici, che dovranno verificare l’eventuale presenza nel sangue di sostanze o psicofarmaci e fornire ulteriori elementi sulle sue condizioni nelle ore precedenti alla tragedia.

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I funerali di Lorena

“Dopo gli accertamenti medico legali la salma di Lorena sarà restituita alla famiglia e poi partirà alla volta di Squinzano, dove mercoledì o giovedì si celebreranno i funerali”, ha annunciato l’avvocato Cosimo Miccoli che assiste la famiglia della vittima. Il pm Antonio Natale, che coordina l’inchiesta, ha disposto, inoltre, la copia forense dei tre cellulari sequestrati per ricostruire attraverso telefonate e messaggi cose è avvenuto nelle settimane precedenti l’efferato omicidio.

Le botte e i sopralluoghi sotto casa

Secondo chi indaga, l’ipotesi che l’atroce femminicidio di Lorena sia stato premeditato si fa sempre più strada. Al vaglio della Procura ci sarebbero anche elementi che, oltre alla premeditazione, ricondurrebbero alla prevedibilità di quanto accaduto. Le botte subite da Lorena, innanzitutto, da parte del suo ex compagno prima della separazione. E i sopralluoghi fatti dall’assassino sotto casa della donna tre giorni prima del femminicidio. Dalle carte, emerge ancheUno psicologo di coppia: il tentativo disperato di Lorena di rimettere a posto le cose, evitando una denuncia.

Madre di Lorena: “Si sente l’affetto, vi ringrazio tutti”

Per ricordare Lorena, una folla composta e commossa, oltre un migliaio di persone, si è ritrovata a Firenze domenica 6 settembre. In tanti hanno raccolto l’appello lanciato dall’amministrazione e si sono radunati davanti all’abitazione della donna in via Panciatichi, chi con un fiore, chi con una candela.
Un lungo applauso ha salutato la madre che è scesa in strada, protetta da un cordone delle forze dell’ordine e si è intrattenuta di fronte al portone del condominio con la sindaca Sara Funaro e i genitori di Michela Noli, uccisa dall’ex marito a Firenze nel 2016. “Si sente l’affetto, vi ringrazio tutti”, le parole della donna, che dopo pochi minuti è rientrata nell’abitazione.

Sulla porta dell’edificio sono stati lasciati dei fiori. “Noi siamo qui perché vogliamo proprio far capire che qualcosa deve cambiare. Veramente – le parole della madre di Michela Noli, Paola Alberti – Bisogna fare qualcosa di concreto”, “dobbiamo agire e per agire bisogna essere compatti perché è responsabilità di ognuno”. “Il nostro appello è ‘dire basta’, è un chiedere aiuto. Tutti i genitori chiedono aiuto ma nessuno li ascolta, così sembra”.

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