L’accordo da 17 miliardi di dollari siglato da Meta con le autorità americane rafforza le protezioni automatiche contro la dipendenza da Facebook e Instagram tra i minori
Meta ha raggiunto un accordo gigantesco – circa 17 miliardi di dollari- con le autorità americane per chiudere il processo federale nel quale era accusata di avere progettato Facebook e Instagram per favorire la dipendenza di bambini e adolescenti. L’accordo, se approvato dal giudice, renderà più severe e giuridicamente vincolanti le protezioni automatiche che Meta aveva già cominciato a introdurre nel 2024, con i Teen Accounts, che proteggevano soprattutto dai contenuti inappropriati e contatti rischiosi, ma intervenivano molto meno sul tempo trascorso sulla piattaforma.
Il limite delle protezioni volontarie
Proprio una delle misure riguardanti il tempo di utilizzo, “Prenditi una pausa”, è rimasta a lungo facoltativa e, come ha riconosciuto Adam Mosseri, il capo di Instagram, erano pochissimi gli adolescenti ad attivarla. Un’ammissione apparentemente ingenua, che apre però una questione cruciale. Per molti anni, infatti, Meta ha affidato all’autocontrollo degli utenti il compito di contrastare gli effetti di un sistema progettato appositamente per prolungare il più possibile l’utilizzo, finendo per indebolire quell’autocontrollo.
L’adolescente, cioè, doveva ricorrere a una funzione per decidere volontariamente di rinunciare alle gratificazioni intermittenti prodotte dai contenuti e dai “like”. È una sorta di responsabilità rovesciata, evidentemente. L’impresa progetta l’ambiente appositamente per recuperare i dati, profilare i comportamenti, ottimizzare ogni dettaglio per aumentare il tempo da far trascorrere sulla piattaforma, e infine attribuisce al singolo utente, per giunta minorenne, la responsabilità di difendersi.
Un ambiente che condiziona la volontà
Ma ci si può mai affidare alla volontà di un adolescente in un ambiente progettato proprio per orientare e condizionare quella volontà? L’accordo di Meta, adesso, prevede un limite predefinito di due ore al giorno, il blocco notturno e le notifiche scolastiche silenziate. Per quanto l’azienda non ammetta responsabilità, si tratta di un passaggio molto importante soprattutto sul piano culturale.
Non è solo una questione tecnica di limitazioni automatiche, ma l’ammissione implicita che non è sufficiente riconoscere la libertà formale per un adolescente di chiudere Instagram in qualsiasi momento, finché Instagram resta progettato proprio per rendere più difficile quel gesto. La protezione, in altre parole, diventa il punto di partenza di un’assunzione di responsabilità da parte delle piattaforme.
E non può essere altrimenti. L’accordo americano di Meta si inserisce, del resto, nell’ambito di un cambiamento più generale, nel quale la dipendenza dei minori dai social sta diventando, giustamente, un problema politico: in Australia dal 2025 gli under 16 non possono avere un account e il governo britannico ha annunciato una legge analoga, che entrerà in vigore nella primavera del 2027, mentre l’Unione europea insiste soprattutto, e giustamente, sulla sicurezza incorporata nel prodotto, sulla verifica dell’età e sulla riduzione delle funzioni che favoriscono un uso compulsivo.
Vietare i social non basta
Proibire, naturalmente, non basta. Non è mai bastato. Un divieto può essere facilmente aggirato (chiunque sia genitore o insegnante lo sa bene). Piuttosto occorrerebbe capire quale limitazione si riveli più efficace, proporzionata e compatibile con i diritti degli adolescenti. La libertà digitale è un diritto troppo importante da difendere.
La libertà intesa come possibilità di entrare per accedere alle informazioni, comunicare, costruire relazioni, esprimere le proprie idee. Limitarla sarebbe assurdo e anacronistico. Ma esiste anche la libertà come possibilità di uscire, di disconnettersi, di interrompere lo “scrolling”, di non essere continuamente raggiunti dalle notifiche, per poter dormire o studiare senza che una piattaforma reclami attenzione.
Il passaggio politico decisivo consiste, dunque, nel trasferire l’onere della responsabilità dai ragazzi alle piattaforme. Devono essere le aziende a dimostrare che il prodotto offerto ai ragazzi è sicuro, non i ragazzi a dimostrare di sapersi gestire da soli. L’accordo raggiunto da Meta con le autorità americane rappresenta, da questo punto di vista, un passo importante nella direzione giusta.






























