27 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Ago, 2026

Risiko bancario, Intesa chiama la Consob: nel mirino la passivity rule

Nel nuovo capitolo del Risiko bancario Carlo Messina chiede alla Consob di verificare le manovre difensive di Mps mentre Lovaglio difende sul Financial Times il piano di crescita di Siena


Il risiko non si ferma nemmeno ad agosto. Anzi accelera chiamando in campo la Consob proprio nel giorno dell’insediamento del nuovo presidente Guido Stazi. A chiederne l’intervento Carlo Messina gran capo di Intesa. Non una denuncia formale, per carità, ma “osservazioni e considerazioni”. Nel felpato gergo della finanza, significa che Intesa ha formalmente alzato la mano per segnalare che qualcosa, nel ventilato contro-piano di difesa senese, non quadra. Il sospetto sollevato da Intesa riguarda alcune manovre spuntate magicamente dopo il lancio della sua Opas su Siena. Fonti vicine alla banca guidata da Messina sussurrano che l’iniziativa serve unicamente a “tutelare l’integrità del mercato” e a garantire la “corretta informazione”.

Intesa porta il dossier alla Consob

Ma il convitato di pietra ha un nome ben preciso: passivity rule. La regola della passività, quel dogma dei mercati regolamentati che vieta alla società sotto scalata di imbastire manovre difensive per far saltare il banco senza il via libera dei soci. Tradotto dal burocratese: Intesa sta chiedendo all’autorità di vigilanza se a Siena stiano giocando secondo le regole o se stiano erigendo barricate improprie.

Il tempismo, nel teatro della finanza, è tutto. Proprio nel giorno in cui i legali di Intesa bussavano alla Consob, il neo-presidente dell’Authority, Stazi, riuniva per la prima volta la Commissione nella sede di Milano. Un debutto milanese dal forte valore simbolico, quasi a voler dimostrare che l’organismo di vigilanza intende respirare l’aria dei mercati da vicino, senza restare chiuso nei palazzi romani.

E cosa c’era in cima all’agenda del battesimo milanese di Stazi? Proprio il dossier sulle turbolenze bancarie delle ultime settimane. Nel frattempo Lovaglio, per respingere l’assedio e l’ironia dei mercati, ha scelto la tribuna più prestigiosa della finanza globale: le colonne del Financial Times.

Lovaglio risponde al Financial Times

Rispondendo piccato alla celebre rubrica Lex Column, che aveva definito “stravagante” il piano di Rocca Salimbeni catalogandolo come una disperata mossa difensiva, l’amministratore delegato di Mps ha imbracciato la penna per fare sfoggio di pragmatismo. “Il nostro piano viene travisato”, ha scritto Lovaglio a Londra. Nessuna “integrazione a quattro” improvvisata per salvarsi la pelle. Il banchiere ha chiarito che il matrimonio con Mediobanca è già nei patti e nei numeri del piano aziendale.

Quanto alle voci su Banco BPM e Banca Generali, Lovaglio ha invitato i critici a non fare di tutta l’erba un fascio: non sono prede equivalenti e non rappresentano una sfida titanica e rischiosa. Non è una trincea, assicura il capo di Mps, ma una “forte visione di crescita” per l’economia italiana.

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A fare da arbitro ideale, o forse da spettatore interessato che preferisce guardare da bordo campo, è intervenuta la politica. Dal Meeting di Rimini, sotto il sole della Versilia istituzionale, il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha provato a gettare acqua sul fuoco delle polemiche, sventolando la bandiera del liberismo più ortodosso. “Non tocca al governo, non tocca alla politica infilarsi nel risiko bancario”, ha sentenziato Tajani. “La politica deve dare le regole e verificare che si rispettino. Il mercato è sovrano”.

La linea del governo sul risiko

Un buffetto alla sinistra, accusata di rimpiangere le “banche di partito”, e una carezza alle banche di prossimità che sostengono le Pmi, senza però dimenticare il ruolo dei grandi campioni nazionali capaci di navigare sui mercati internazionali. Un discorso perfetto per blindare l’esecutivo da qualsiasi accusa di dirigismo.

Il verdetto finale, come sempre, lo ha emesso Piazza Affari, gelida e pragmatica come solo la borsa sa essere. Al termine della giornata, Intesa Sanpaolo ha incassato un rassicurante +0,31%, quasi a confermare che il mercato apprezza la mossa di vigilanza di Messina. Sulla stessa lunghezza d’onda Banco BPM (+0,31%), rimasta finora sullo sfondo della contesa.

Chi ha pagato il conto della tensione sono state invece le prede e i pivot del Risiko: Monte dei Paschi ha lasciato sul terreno lo 0,62%, mentre Banca Generali è arretrata dell’1,13%. La partita a scacchi è iniziata, i re sono arroccati e i pedoni iniziano a muoversi. Resta da capire se la Consob di Stazi deciderà di fischiare un fallo di gioco o se lascerà che i banchieri continuino a sfidarsi a colpi di miliardi e interviste internazionali.

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