Mentre gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l’Iran, Teheran e Oman discutono un corridoio temporaneo per la navigazione a Hormuz: la giornata di martedì 25 agosto in Medio Oriente, tra diplomazia e nuove tensioni a Gaza.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’omologo omanita Sayyid Badr bin Hamad bin Hamoud Al-Busaidi si sono incontrati a Teheran per discutere l’istituzione di un corridoio temporaneo per la navigazione nello Stretto di Hormuz e un progetto congiunto di sminamento, sottolineando la necessità di accordi che rispettino la sovranità dei rispettivi paesi. L’incontro arriva nel giorno in cui una petroliera è stata colpita da un “proiettile non identificato” a circa 9 miglia nautiche a nord-est di Ash Shishah, in Oman, con danni alla sala macchine ma equipaggio illeso.
Le sanzioni di Bessent entrano nella fase operativa
Dopo l’annuncio di ieri dell’Operation Economic Outcast, oggi il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha precisato che una prima ondata di sanzioni contro circa 60 entità, tra individui, banche e imbarcazioni, arriverà entro la fine della settimana, con una misura “importante” contro un istituto finanziario. Bessent ha chiarito che nessun paese è escluso, inclusa la Cina, ribadendo che “nessuno è al di sopra delle sanzioni secondarie americane”. Pechino ha risposto per voce del portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, definendo le sanzioni “illegali” e annunciando che la Cina adotterà “tutte le misure necessarie” per tutelare i propri interessi. Nella stessa giornata gli Stati Uniti hanno colpito anche la società Wellbred Capital, con sede a Singapore, accusata di legami con un magnate iraniano del trasporto marittimo di petrolio, e hanno messo una taglia fino a 10 milioni di dollari su informazioni relative alla guida iraniana e ai vertici dei Pasdaran, tra cui il comandante Ahmad Vahidi.
La reazione di Teheran e il fronte diplomatico regionale
Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano, ha respinto ogni ruolo futuro degli Stati Uniti nella regione, affermando che “saranno i paesi della regione a decidere del loro futuro”. Sul piano della mediazione, il Qatar ha definito le sanzioni statunitensi “unilaterali” ribadendo il proprio ruolo di mediatore insieme a Oman e Pakistan, mentre l’Iraq ha proposto la creazione di un “Consiglio congiunto di coordinamento sulla sicurezza” con Iran e Arabia Saudita per affrontare la crisi di fiducia regionale. Il New York Times riporta inoltre che il Dipartimento di Stato Usa si prepara a far tornare i diplomatici nelle ambasciate della regione — tra cui Israele, Libano, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Oman, Iraq e Kuwait — evacuate durante il conflitto, un segnale che l’amministrazione Trump non prevede un ritorno alle ostilità su vasta scala.
Sul fronte Gaza-Israele
Sul fronte israelo-palestinese, l’Unione europea ha condannato duramente le dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, che in un podcast ha sostenuto la necessità di uccidere “da 30 a 40” persone a notte a Gaza, definendo il linguaggio “inaccettabile” e ricordando che è in corso l’esame di una proposta per includerlo nella lista delle sanzioni UE. Le forze israeliane hanno inoltre sventato un tentativo di contrabbando di dieci pistole dalla Giordania verso la Cisgiordania nella zona del ponte di Damia, mentre un raid ha colpito a Gaza City un’area con un deposito di armi di Hamas, danneggiando anche una moschea e un impianto di desalinizzazione secondo fonti palestinesi.






























