Nuovo capitolo nello scontro tra il governo italiano e le organizzazioni non governative impegnate nel soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Il Viminale ha disposto un fermo amministrativo di 45 giorni e una multa di 7.500 euro nei confronti della Sea Watch 5, la nave battente bandiera tedesca dell’omonima Ong, accusata di non aver rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni di soccorso in mare.
Il provvedimento e le motivazioni del Viminale
Ad annunciare il provvedimento è stato lo stesso ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con un messaggio pubblicato sul proprio profilo X. “Quarantacinque giorni di fermo e 7.500 euro di multa per la Sea Watch 5”, ha scritto il titolare del Viminale, spiegando che la nave “ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare“. Per il ministro si tratta di “una grave violazione della normativa“, perché “le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong”.
Il provvedimento si inserisce nel solco del cosiddetto codice di condotta per le navi umanitarie, la normativa introdotta dal governo Meloni nel 2023 e più volte inasprita, che impone alle Ong specifici obblighi di comunicazione e coordinamento con le autorità competenti durante le operazioni di soccorso, pena il fermo amministrativo dell’imbarcazione e sanzioni pecuniarie.
I fatti risalgono al 13 agosto scorso, quando la Sea Watch 5 avrebbe soccorso alcune persone in acque internazionali senza contattare, secondo la ricostruzione delle autorità italiane, il centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico competente per quell’area di mare. Non si tratta del primo provvedimento nei confronti dell’imbarcazione: nella missione precedente il comandante della nave, il cittadino olandese Anne Van Damme, era già stato indagato per favoreggiamento dell’immigrazione illegale.
La replica durissima della Ong
La replica di Sea Watch non si è fatta attendere e ha assunto toni particolarmente duri. In una nota diffusa sui propri canali social, l’organizzazione tedesca ha confermato di non aver contattato il centro di coordinamento libico dopo il salvataggio del 13 agosto, spiegando di aver invece informato tempestivamente le autorità italiane e quelle degli altri Paesi europei limitrofi. “Sono queste le autorità competenti a cui si riferisce il ministro Piantedosi?”, si chiede l’Ong in un passaggio della nota, in cui vengono citati anche alcuni trafficanti legati alla Libia più volte al centro di inchieste internazionali per crimini legati al traffico di esseri umani.
“L’Italia e l’Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west”, accusa l’organizzazione, che rivendica la propria estraneità a qualsiasi rapporto con le reti di trafficanti operanti sulle coste libiche. “Noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?“, si legge ancora nella nota, che si chiude ricordando come il 2026 si stia confermando come uno degli anni più mortali dell’ultimo decennio per le rotte migratorie nel Mediterraneo centrale, a fronte di naufragi che nelle ultime settimane hanno causato numerose vittime.
Uno scontro che si ripete
Il nuovo fermo della Sea Watch 5 si inserisce in una tensione ormai strutturale tra il governo italiano e le organizzazioni umanitarie attive nel Mediterraneo, in particolare quelle di matrice tedesca, già al centro di un acceso confronto diplomatico tra Roma e Berlino sul tema dei trasferimenti dei migranti tra i due Paesi.
Negli ultimi anni il codice di condotta voluto dall’esecutivo Meloni ha portato a decine di fermi amministrativi nei confronti delle navi umanitarie, un approccio che il governo difende come strumento necessario per regolare le operazioni di soccorso e che le Ong contestano invece come un tentativo di ostacolare sistematicamente la loro attività nel Mediterraneo centrale, la rotta migratoria più pericolosa al mondo secondo le organizzazioni internazionali.
Il caso della Sea Watch 5 arriva peraltro in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra Italia e Germania sul dossier migranti, con Roma che da settimane rivendica un maggiore coinvolgimento di Berlino sulle conseguenze delle attività condotte dalle Ong tedesche nel Mediterraneo, mentre la Germania continua a chiedere all’Italia l’applicazione delle regole del regolamento di Dublino per il trasferimento dei richiedenti asilo transitati sul territorio italiano. Un intreccio di dossier, quello tra soccorsi in mare, gestione dei flussi migratori e rapporti bilaterali, che continua a tenere alta la tensione politica tra i due Paesi nel cuore dell’estate.






























