23 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Ago, 2026

Meloni fischiata ai Giochi di Taranto, ovazione per Mattarella

Applausi convinti per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fischi per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La serata inaugurale dei Giochi del Mediterraneo 2026, andata in scena ieri sera allo stadio Iacovone, ha regalato un’immagine plastica del clima politico che accompagna Giorgia Meloni a un anno esatto dalle prossime elezioni: quella di una leader ancora saldamente al comando del governo, ma sempre più esposta, nei territori simbolo delle sue politiche industriali, alla contestazione diretta della piazza.

Il momento dei fischi

A far scattare la reazione del pubblico è stato l’annuncio delle autorità in tribuna, quando il presidente del comitato organizzatore, Massimo Ferrarese, ha pronunciato il nome della premier durante le presentazioni istituzionali. Dagli spalti dello stadio, gremito da circa 20mila spettatori, si sono levati fischi di disapprovazione tanto netti da costringere lo stesso Ferrarese, secondo quanto mostrato dalle immagini Rai, ad alzare il tono della voce al microfono per proseguire con il cerimoniale.

Diversa, e nettamente più calorosa, l’accoglienza riservata al capo dello Stato Sergio Mattarella, salutato da un lungo applauso al momento del suo ingresso in tribuna. Non è la prima volta che il nome della premier viene accolto da contestazioni allo stadio Iacovone: nella stessa serata, secondo alcune ricostruzioni, l’episodio si sarebbe ripetuto più di una volta.

Il contesto: la cerimonia a due passi dall’ex Ilva

Il dato politico dei fischi acquista un peso specifico se letto nel contesto in cui è maturato: la cerimonia, intitolata *“Il Mito diventa futuro“, si è svolta a pochi passi dagli impianti dell’ex Ilva, il cui destino resta uno dei nodi più delicati e irrisolti per Taranto e per l’intera Puglia, dopo un decennio di crisi industriale, cassa integrazione e battaglie ambientali che hanno segnato profondamente il rapporto tra la città e la politica nazionale.

Alla sfilata delle delegazioni, aperta dalla Grecia e proseguita in ordine alfabetico, hanno preso parte circa 2.500 atleti in rappresentanza di 26 Paesi, su un totale di circa 4mila partecipanti attesi ai Giochi. Lo stesso Ferrarese ha parlato di una manifestazione sostenuta da 200 milioni di euro di fondi statali, avvertendo però che la sfida più difficile arriverà a giochi conclusi, per evitare che gli impianti sportivi restino “cattedrali nel deserto“.

La replica di Meloni: “Capisco il dissenso”

Al termine della cerimonia, la premier ha scelto di non ignorare l’accoglienza ricevuta, affrontando direttamente il tema davanti ai cronisti. Meloni ha definito la vicenda ex Ilva “una questione complessa che si trascina da decenni“, assicurando di comprendere “perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso“.

La presidente del Consiglio ha rinviato a settembre il confronto richiesto dalle associazioni di categoria proprio in concomitanza con l’evento sportivo, ribadendo che il dossier sull’acciaieria resta “tra i principali” al centro dell’azione del governo fin dal suo insediamento, e che il tavolo tecnico tornerà a riunirsi nei prossimi giorni per valutare le manifestazioni di interesse sull’assetto futuro dell’impianto.

Meloni ha comunque provato a ribaltare la narrazione, rivendicando il valore dell’evento per l’immagine internazionale del Paese e sottolineando come Taranto “non è solo Ilva”, ma una città dalle “potenzialità enormi” legate a storia, cultura e bellezza del territorio.

L’attacco di Conte

“Spero che almeno i tanti fischi ricevuti ieri spingano la presidente Meloni a prendere contatto con la realtà. Possono provare a nascondere tutto, dalle chat di Delmastro ai tanti fallimenti, ma non i danni di scelte e immobilismo che da troppo tempo i cittadini pagano di tasca propria. Lo ribadiamo: serve un Consiglio dei ministri straordinario con misure vere e d’impatto sui vari rincari, sul carocarburante, con benzina e gasolio che volano incontrollati sopra i 2 euro. Serve intervenire sui rincari che stanno mangiando il potere d’acquisto del ceto medio e dei cittadini più in difficoltà”, è stato invece il duro attacco del presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

Che aggiunge: “Servono misure urgenti e vere a protezione delle imprese schiacciate dagli aumenti. Senza paura di prendere i soldi da settori che hanno fatto utili enormi in questi anni ma sono stati intoccabili per il governo, dai colossi energetici ai colossi degli armamenti fino alle banche. Senza paura di rivedere gli impegni sul Riarmo e le firme sui vincoli europei, ammettendo con sincerità di avere sbagliato. Senza paura di andare in Europa per un nuovo Pnrr che protegga i nostri Paesi dagli effetti economici di guerre per cui i nostri governanti hanno smesso di cercare soluzioni diplomatiche. Hanno galleggiato per 4 anni fra slogan, propaganda, tv e giornali controllati. La realtà però è implacabile: e ora bussa forte alla porta”, conclude.

Un anno dal voto, la piazza che contesta

L’episodio arriva in un momento delicato per il governo, che si avvia verso l’ultimo anno prima delle elezioni politiche. I fischi ricevuti in una città-simbolo della crisi industriale italiana, proprio mentre l’esecutivo è alle prese con il difficile dossier della cordata per il rilancio degli impianti siderurgici, rischiano di alimentare la narrazione di un malcontento territoriale che va oltre la sola vicenda Ilva. Un segnale che la premier, forte dei consensi nazionali ma sempre più bersaglio di contestazioni dirette nelle piazze del Sud, dovrà tenere in conto nella costruzione della campagna elettorale che la attende nei prossimi mesi.

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