Il fronte dei Paesi europei che riprendono i trasferimenti dei richiedenti asilo verso l’Italia si allarga. Dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, anche Paesi Bassi e Irlanda hanno annunciato l’avvio delle procedure per rimandare a Roma i cosiddetti “dublinanti“.
Cosa dice l’Olanda
A confermare la linea olandese è stata Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza dei Paesi Bassi, che ha dichiarato: “Stiamo pertanto avviando questo processo anche con l’Italia. Sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti”.
Secondo la portavoce, dal 12 giugno 2026, data di entrata in applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, “tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettare le norme del Patto”, e questo comporta che “i trasferimenti verso l’Italia devono essere nuovamente effettuati” secondo le regole comuni.
Il ministro olandese per l’Asilo, Bart van den Brink, reduce da un incontro con il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, ha sintetizzato la svolta con una frase: “Stiamo ripartendo da zero”. Secondo quanto riportano i media olandesi, la misura riguarderebbe i migranti giunti dopo il 12 giugno 2026, mentre chi è arrivato prima di quella data non rientrerebbe nella procedura. Il ministero non ha ancora fornito una stima del numero complessivo di persone coinvolte.
La posizione dell’Irlanda
Anche Dublino conferma la propria disponibilità ad applicare le regole del nuovo Patto. Un portavoce del Dipartimento di Giustizia, Affari interni e Migrazione irlandese ha dichiarato che l’Irlanda “continua a rispettare ed elaborare le notifiche, le richieste e i trasferimenti” dei richiedenti asilo “verso tutti gli Stati membri” dell’Unione europea, “compresa l’Italia“.
Va però ricordato che, secondo i dati relativi al 2025, l’Irlanda non ha eseguito alcun trasferimento in uscita nell’ambito della procedura di Dublino, un dato che la colloca tra i Paesi meno attivi su questo fronte, insieme a Portogallo e Spagna.
Un’Europa divisa
Il quadro europeo resta comunque frammentato. Se Berlino è stata la prima capitale a riattivare i trasferimenti, seguita da Berna, Vienna, Helsinki e Stoccolma, altri Paesi hanno scelto una strada diversa. La Francia ha fatto sapere che “la decisione politica” è di non unirsi ai Paesi che rimandano migranti in Italia, privilegiando la cooperazione con Roma sulla riduzione delle partenze da Tunisia e Libia.
Anche la Spagna ha scelto di non procedere: fonti del ministero dell’Interno spagnolo hanno spiegato che Madrid preferisce affidarsi ai meccanismi di solidarietà previsti dal Patto piuttosto che a espulsioni o restrizioni bilaterali.
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo ha sostituito il precedente regolamento di Dublino III, in vigore dal 2013, con il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione (Ammr). Il principio cardine resta quello della responsabilità in capo al Paese di primo ingresso, ma vengono introdotte procedure più rapide per individuare lo Stato competente e per eseguire i trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti”, i richiedenti asilo che si spostano da un Paese europeo a un altro dopo il primo arrivo nell’Unione.
La difesa del governo italiano
Sul piano politico interno, la vicenda ha riacceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, aveva definito la ripresa dei trasferimenti un “boomerang” per l’Italia, collegandola anche alla sospensione dei controlli di frontiera in ambito Schengen.
La premier Giorgia Meloni ha respinto la lettura, distinguendo i due dossier: “Sono due cose diverse. Il nuovo Patto Ue è una svolta positiva per l’Italia. Dal 2023 abbiamo respinto 80mila richieste” di trasferimento verso il nostro Paese, ha affermato. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Piantedosi, che ha auspicato “il presto ripristino” del pieno funzionamento di Schengen.
Per il governo, dunque, il nuovo Patto rafforzerebbe la posizione italiana grazie alle maggiori garanzie procedurali e ai criteri più stringenti per l’attribuzione della competenza sulle domande d’asilo. Le opposizioni, al contrario, temono che l’attivazione simultanea di più Paesi del Nord Europa possa tradursi in un aumento concreto degli arrivi di “dublinanti” sul territorio nazionale nelle prossime settimane, in un contesto già segnato da forti tensioni sulla gestione dei flussi migratori a livello continentale.






























