8 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Ago, 2026

Spagna: «Italia revochi i controlli alle frontiere». Palazzo Chigi: «Nessun ultimatum»

Il premier spagnolo Pedro Sánchez

Il governo Sánchez chiede a Roma di ritirare entro domenica i controlli introdotti dopo la crisi migratoria di Ceuta e minaccia misure «proporzionali». Palazzo Chigi: «Non accettiamo ultimatum». Controlli almeno fino al 15 agosto


Il governo spagnolo dispone controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dall’Italia. Ecco la risposta al “no” con cui Roma ha respinto, nelle scorse ore, l’ultimatum di Madrid che chiedeva di revocare entro domenica 9 agosto i controlli alle frontiere reintrodotti il primo agosto dopo la crisi migratoria a Ceuta.

In una nota ufficiale, l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez definisce la decisione italiana «ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola», sostenendo che sia stata adottata:

«Senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen né alla verità».

Madrid contesta anche le motivazioni di Roma e ripete che i migranti entrati irregolarmente a Ceuta la scorsa settimana «non hanno potuto né possono entrare liberamente nello spazio Schengen», perché la città autonoma ha un regime speciale.

Il governo spagnolo sottolinea che «la quasi totalità» dei migranti è già rientrata in Marocco e ricorda che, secondo i dati di Frontex, l’Italia è lo Stato membro che negli ultimi anni ha registrato il maggior numero di attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione, «con cifre che sono arrivate a raddoppiare quelle della Spagna».

L’ultimatum a Roma

Madrid invita il governo italiano a fare marcia indietro e a porre fine ai controlli introdotti il primo agosto, chiedendo che gli spagnoli vengano trattati «come il resto dei cittadini europei».

«Se non lo facesse prima della conclusione di domenica 9 agosto, la Spagna si vedrà obbligata ad adottare misure proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità dei suoi cittadini», si legge nella nota.

L’esecutivo spagnolo conclude con un richiamo politico diretto a Roma:

«Confidiamo che prevalgano l’europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi sono chiamati a promuovere l’intesa tra Paesi e l’interesse generale delle rispettive popolazioni, non a creare fratture e conflitti sterili alimentati da motivazioni elettorali interne».

Madrid: «Noi sempre solidali con l’Italia»

Nel chiedere la revoca dei controlli, il governo spagnolo accusa l’Italia di non rispettare dal 2022 il Regolamento di Dublino, sostenendo che questo abbia prodotto «un carico aggiuntivo della pressione migratoria sul resto degli Stati membri».

Madrid rivendica invece di non aver mai introdotto controlli nei confronti dell’Italia e ricorda di essere «sempre stata solidale», accogliendo una parte dei migranti arrivati a Lampedusa nel 2023 e riaprendo più volte i propri porti alle persone soccorse lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

La replica di Palazzo Chigi: «Non accettiamo ultimatum»

La risposta italiana non si è fatta attendere. In una nota Palazzo Chigi ha confermato che i controlli resteranno in vigore almeno fino al 15 agosto.

«L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere. Non intendiamo in nessun caso rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia», si legge nella nota.

Palazzo Chigi precisa che la misura potrà essere rivista «solo quando si avrà la certezza che non vi saranno rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia, che non vi sia una nuova ondata, che non ci siano migranti irregolari diretti verso il territorio europeo».

Il governo sottolinea che la decisione non rappresenta «un pregiudizio nei confronti di un Paese amico come la Spagna» e richiama precedenti analoghi, tra cui i controlli introdotti dall’Italia nei confronti della Slovenia e quelli adottati in passato da altri governi europei nei confronti dell’Italia e della stessa Spagna.

«Nel momento in cui tutte queste condizioni dovessero venire meno, l’Italia è pronta a continuare un confronto costruttivo con il governo di Madrid», prosegue la nota. Palazzo Chigi chiarisce inoltre che i cittadini spagnoli ed europei non sono coinvolti dalla misura:

«Le autorità di frontiera italiane faranno di tutto per garantire la massima agibilità ai cittadini spagnoli ed europei che, è importante sottolinearlo, non sono interessati dal ripristino dei controlli ai confini aerei e marittimi».

Lo scontro diplomatico tra Roma e Madrid

La tensione tra i due governi era già salita nei giorni scorsi. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares aveva convocato l’ambasciatore italiano e lunedì aveva accusato Roma di non essere stata «all’altezza» nella gestione della crisi di Ceuta.

Da parte italiana, Antonio Tajani aveva difeso la decisione del governo, ricordando che gli arrivi irregolari in Italia sono diminuiti del 60% rispetto al 2023 e sostenendo che il ripristino dei controlli sia conforme ai trattati europei. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva poi cercato di smorzare i toni, spiegando che la misura non era diretta contro la Spagna ma rispondeva a esigenze di sicurezza e gestione dei flussi migratori.

I controlli hanno comunque un impatto rilevante sui collegamenti tra i due Paesi: secondo Aena, lo scorso anno oltre 11 milioni di passeggeri hanno volato dall’Italia alla Spagna e solo a giugno sono stati più di due milioni. A Fiumicino, dove in estate arrivano ogni giorno tra i 55 e i 60 voli dalla Spagna, alcuni passeggeri provenienti da Madrid hanno riferito di controlli dei documenti all’arrivo.

La crisi di Ceuta

Lo scontro con Roma arriva mentre la Spagna continua a gestire le conseguenze dell’ondata migratoria che ha investito Ceuta. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, la scorsa settimana oltre 72 mila persone sono entrate irregolarmente nella città autonoma, mentre circa 70 mila sarebbero già rientrate in Marocco.

La ministra della Gioventù e dell’Infanzia, Sira Rego, ha riferito che sono almeno 1.342 i minori registrati nel sistema di accoglienza di Ceuta, anche se il processo di identificazione non è ancora concluso.

Sánchez ha presieduto una riunione di coordinamento in videoconferenza con i principali ministri coinvolti nella gestione della crisi, assicurando che il governo utilizzerà «tutti gli strumenti e le risorse dello Stato necessari» per riportare la città autonoma «alla piena normalità nel più breve tempo possibile».

Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, la ministra della Difesa Margarita Robles, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, il ministro della Politica territoriale Ángel Víctor Torres, la ministra dell’Inclusione e Migrazioni Elma Saiz e la ministra della Gioventù e dell’Infanzia Sira Rego.

Il governo ha chiesto la convocazione straordinaria del Congresso dei deputati per le audizioni dei ministri dell’Interno, degli Esteri, della Difesa e della Presidenza, che riferiranno sulla gestione dell’emergenza.

Muore un migrante tentando di entrare a Ceuta col parapendio

Intanto un giovane migrante di origine subsahariana è morto mentre tentava di raggiungere Ceuta dalle montagne del Marocco con un parapendio.

Il ragazzo era decollato dalla zona di Benzù, sulle colline che dominano la costa marocchina di fronte alla baia settentrionale della città autonoma. Per cause ancora in corso di accertamento ha perso il controllo del parapendio, precipitando in mare poco prima dell’atterraggio.

Quando la Guardia Civil lo ha soccorso, intorno alle 8 del mattino, era già morto. È il primo decesso registrato tra i migranti che hanno tentato di entrare a Ceuta per via aerea.

La Procura sui minori: obbligo di accoglienza

Sul fronte dei minori non accompagnati è intervenuta anche la Procura generale spagnola, che ha ordinato alle procure minorili di vigilare sui bambini e gli adolescenti arrivati a Ceuta durante l’ultima ondata migratoria e di intervenire se una comunità autonoma si rifiutasse di accoglierli nell’ambito del piano di redistribuzione.

Il decreto, firmato dalla procuratrice generale dello Stato Teresa Peramato, stabilisce che le regioni di destinazione hanno l’obbligo di prendere in carico i minori e di garantire loro «un’assistenza integrale e un’accoglienza adeguata». In caso di rifiuto, potranno intervenire le forze di sicurezza e la vicenda sarà comunicata alla Procura, ferme restando le eventuali responsabilità che potranno essere accertate.

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