La vittima, trasferita da poche ore nel carcere pratese, aveva riportato un trauma cranico provocato da un corpo contundente. Il procuratore Tescaroli collega l’episodio a un quadro più ampio di violenza e sovraffollamento
L’uccisione in cella, a Prato, di un detenuto nigeriano di 32 anni irrompe nell’estate caldissima dei penitenziari italiani, in un istituto diventato ormai una polveriera. Da tempo alla Dogaia c’è forte tensione, tra episodi di violenza, aggressioni e contestazioni che sono sotto la lente della Procura guidata da Luca Tescaroli.
Ed ora, l’inchiesta aperta sulla morte del detenuto avvenuta nella tarda serata di mercoledì 5 agosto – dopo una presunta colluttazione nella camera di sicurezza numero 171 della settima sezione della casa circondariale, destinata ai detenuti ristretti per reati sessuali – rappresenta la punta dell’iceberg. Al momento si indaga per l’ipotesi di omicidio preterintenzionale, e il procuratore Tescaroli è in prima linea per chiarire l’ennesimo incidente, questa volta fatale.
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Droga, telefoni e rivolte alla Dogaia
Alla Dogaia sono state infatti condotte imponenti e ripetute operazioni di perquisizione coordinate dalla Procura, con diversi blitz contro il traffico illecito e l’introduzione di droga, microtelefoni e smartphone di ultima generazione destinati ai reparti di alta e media sicurezza. E poi le rivolte, come quella più aspra scoppiata a marzo scorso durante l’ora d’aria, quando nel campo di calcetto dove giocavano i detenuti erano piovuti pacchetti di droga. La polizia penitenziaria era intervenuta, ma gli agenti erano solo 11 contro una sessantina di reclusi infuriati.
La politica denuncia l’emergenza strutturale
Che alla Dogaia la situazione sia di «emergenza strutturale, nonostante gli indubbi sforzi del personale e della dirigenza», lo denuncia anche Erica Mazzetti, deputata pratese di Forza Italia, che era tornata in visita nel carcere cittadino già un mese fa, e per l’ennesima volta. Mazzetti infatti ha prodotto continui dossier sull’emergenza carcere e non solo su Prato, e annuncia a settembre «una ispezione di una delegazione con il viceministro della Giustizia Sisto, il vicesegretario nazionale Deborah Bergamini, il capogruppo alla Camera Enrico Costa e il coordinatore regionale Marco Stella».
Anche i deputati del Pd Marco Furfaro e Christian Di Sanzo da anni denunciano il sovraffollamento, la carenza di agenti, medici, educatori e personale amministrativo, e le «condizioni insostenibili – dicono – per chi è detenuto e chi lavora alla Dogaia. Abbiamo presentato interrogazioni, atti parlamentari e chiesto risorse». E ora chiedono al ministro Nordio di recarsi a Prato e di riferire in Parlamento, ma anche di varare un piano straordinario per la Dogaia.
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L’indagine sulla morte del detenuto
Intanto gli investigatori dovranno ricostruire la dinamica dell’omicidio e stabilire chi abbia materialmente provocato le lesioni risultate fatali al 32enne nigeriano. Quello che si sa è che la vittima era stata arrestata dai carabinieri a Montecatini (Pistoia) lo scorso 27 luglio con le accuse di rapina, violenza sessuale e furto in abitazione; che era stato trasferito da poche ore alla Dogaia e che condivideva la cella con altri tre detenuti.
Per la Procura di Prato, prima del decesso si sarebbe verificata una colluttazione. Sul corpo del 32enne sono state riscontrate ecchimosi all’interno del labbro superiore, una ferita lacero-contusa nella regione frontale sinistra e una fuoriuscita di sangue dalle narici. Il medico legale ha rilevato un trauma cranico verosimilmente provocato da un corpo contundente. La morte è stata constatata alle 23.18.
Restano inoltre da chiarire le ragioni che hanno determinato la colluttazione e il contesto nel quale è maturata. Il procuratore Tescaroli collega l’episodio a un «quadro più ampio di violenza e sovraffollamento».































