Il leader di Futuro Nazionale contesta l’aumento della spesa per la difesa e accusa Bruxelles di favorire l’industria tedesca. Poi rivendica il gesto del deputato Ziello, che ha mostrato un cappio in Aula: «Sono debiti al collo dei nostri giovani»
Mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti annunciava alla Camera l’intenzione di chiedere a Bruxelles lo 0,6% di Pil aggiuntivo per la sicurezza energetica e lo 0,9% per la difesa, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale, Roberto Vannacci preparava la sua replica per il pomeriggio.
Per farlo ha scelto la sala stampa di Montecitorio, per la prima volta sede di un evento del suo partito, ritenuta quindi non sorda e grigia per un bivacco di manipoli. Il leader di Futuro Nazionale ha usato la conferenza stampa formalmente dedicata a immigrazione ed energia per aprire un fronte diretto sui conti pubblici e per candidarsi, esplicitamente, a correttore di rotta del centrodestra in vista delle elezioni del 2027.
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L’attacco al piano di riarmo europeo
Sul cuore della scelta di Giorgetti, e cioè destinare lo 0,9% di Pil aggiuntivo alla difesa, Vannacci ha usato parole nette: «Non mi sembra che sia una priorità italiana quella di riarmarsi: mi domando come mai l’Europa preveda questa flessibilità solo per il riarmo e non per altri provvedimenti che vadano ad alleviare le esigenze degli italiani».
Ha definito il riarmo europeo «inutile e dannoso», sostenendo che il primo capitolo di spesa previsto dalla Commissione riguarda l’acquisto di sistemi d’arma e munizioni e non, come sostenuto da altri, la cybersicurezza, e ha collegato l’operazione a un beneficio per l’industria pesante tedesca, ricordando che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen è appunto tedesca.
Quanto alla minaccia da fronteggiare, l’ex generale ha scelto un paragone destinato a far discutere: «Non temiamo orde di cosacchi a invadere le nostre coste: quelli sono stati i marocchini».
Il fondo comune europeo Safe, ha aggiunto, non è denaro gratuito: «Non è vero che non ci costa nulla». La restituzione, ha spiegato, comincerà nel 2036, lo stesso anno in cui l’Italia dovrà iniziare a restituire gli 8 miliardi l’anno del Pnrr, «a cui si aggiungerebbero circa 700 milioni per il Safe».
Il cappio in Aula e la critica al debito
L’attacco sul merito ha avuto una sponda plastica poche ore prima, in Aula, quando il deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello, in dichiarazione di voto contro la risoluzione di maggioranza (poi approvata con 181 sì, 126 no e 12 astenuti), ha parlato di «svendita della sovranità economica e finanziaria» e mostrato un cappio, replicando, con una corda più esile, il gesto simbolo della Lega di Umberto Bossi contro la corruzione di Tangentopoli, sventolato in Aula il 16 marzo 1993 da Luca Leoni Orsenigo.
Interpellato dai cronisti sul cappio, Vannacci lo ha fatto proprio e tradotto in chiave generazionale: «Il cappio? Sì, effettivamente parliamo di cappi al collo, parliamo di fardelli per i nostri giovani. C’è qualcuno che vorrebbe far tornare i giovani dall’estero, ma con questo cappio i giovani scapperanno per non pagare i debiti fatti da qualcun altro».
Anche Gianangelo Bof, altro deputato di Futuro Nazionale, ha rincarato la dose parlando di «Mes 4.0», accostando la clausola di salvaguardia al meccanismo salva-Stati un tempo osteggiato dalla stessa destra oggi al governo: «Prima ci costringono a contrarre debito condizionato al Green Deal, poi debito per comprare armi».
Il “sestante” del centrodestra
Dietro la polemica sul bilancio, la conferenza stampa aveva un obiettivo più ampio: posizionare Vannacci in vista del voto del 2027.
Interrogato sul suo possibile ruolo di battitore libero fuori dalla coalizione, il generale ha preferito un’altra immagine: «Il ruolo che preferisco giocare è quello di sestante, ovvero di persona e di forza politica che è in grado di fare il punto nave e di riportare un’alleanza di centrodestra sulla rotta giusta», verso «gli stessi obiettivi che la stessa alleanza di centrodestra si era data all’inizio del mandato».
Un’apertura solo apparente: Vannacci ha ribadito di essere disposto a collaborare «con chiunque accetti le linee rosse» fissate da Futuro Nazionale, includendo Forza Italia solo a condizione che «si adegui» e smetta, ha detto, di «votare come il Pd in Europa».
Si è anche compiaciuto del pressing esercitato sul centrodestra: «Per tredici volte sui quotidiani nazionali è apparso il fatto che la destra insegue Vannacci. Credo sia così».
La sfida in vista del 2027
Nel frattempo il partito prepara mosse concrete sul terreno amministrativo: entro due o tre giorni verrà annunciato il candidato sindaco per Milano, mentre restano aperti i dossier sulle suppletive di Reggio Calabria.
«Nessuna forza di maggioranza ci ha contattato in vista delle prossime amministrative nelle grandi città italiane», ha precisato Vannacci, un modo per sottolineare, ancora una volta, la distanza dal governo che lui stesso dice di voler correggere.
La cornice di questa pressione era nell’aria da settimane: sarebbe stato lo stesso Giorgetti, secondo ricostruzioni di stampa, a consigliare a Giorgia Meloni di non cercare un’alleanza con Vannacci e di provare a contenerne la crescita giocando proprio sulla legge di bilancio, nella speranza che un deficit rivisto al ribasso a settembre apra margini per una manovra espansiva capace di drenare consenso al generale.
La conferenza stampa mostra però che la partita si gioca su entrambi i tavoli: Vannacci non si limita a inseguire il centrodestra sui temi identitari, ma prova a giocare d’anticipo sul terreno dei conti pubblici, che il ministro dell’Economia considerava il più sicuro.






























