La riunione dei ministri dell’Interno dell’Unione promuove Madrid. Piantedosi offre sostegno alla Spagna, possibile ripristino di Schengen
L’Italia s’è fermata a Ceuta. Ma l’Unione europea ha saputo andare oltre, oltre un’emergenza costruita a tavolino, in nome della solidarietà e del diritto, affilando le armi contro le guerre ibride che sempre più spesso vengono ingaggiate in Europa e contro l’Europa. Il governo Meloni, che era partito giovedì sera scorso lancia in resta contro il governo socialista di Pedro Sanchez «le cui politiche migratorie sono causa di questo collasso», alla fine dei giochi si è trovato più solo per una reazione poco meditata.
Adesso la domanda che Bruxelles fa a Roma è quando sarà ripristinata la libera circolazione dell’area Schengen che il governo ha sospeso da venerdì «per tutelare i confini nazionali». Il commissario europeo alle migrazioni, il falco austriaco Magnus Brunner, uno che certo non è morbido con i migranti, ha ricordato che «la sospensione di Schengen deve essere proporzionata e temporanea». La parola ora a Palazzo Chigi che invece farà di tutto per tenere il punto.
Il vertice Ue chiude la crisi di Ceuta
E camuffare così quella che si può dire sia stata, come minimo, una figuraccia, un errore di valutazione o – scenario peggiore – la prova dell’obbedienza ad una internazionale di destra che ha messo nel mirino la Spagna, Sanchez e l’Europa. Il vertice informale dei ministri dell’Interno dei 27 ha chiuso nei fatti ieri all’ora di pranzo la crisi di Ceuta. «Con molti insegnamenti – ha detto Brunner – e alcuni suggerimenti per il presente e il futuro».
Dopo le fratture dei giorni scorsi – tra Italia e Spagna un vero e proprio scontro – la Ue ritrova una parvenza di unità riconoscendo «l’efficacia della risposta» messa in atto dalla Spagna, certificando che «l’area Schengen non è mai stata messa in pericolo», ribadendo a Madrid la solidarietà per quanto avvenuto e cercando di mettere a frutto la lezione spingendo i Paesi membri ad attuare integralmente le nuove regole europee sui rimpatri previste dal Patto su migrazione e asilo. Restano le differenze sui Centri per i rimpatri nei Paesi terzi – non tutti sono d’accordo – e la regolarizzazione dei migranti decisa dal governo di Pedro Sanchez.
Il non detto sulla regolarizzazione
Ma restano «legittime scelte di carattere nazionale» su cui la Commissione non può mettere becco. C’è stato un gigantesco non detto durante la riunione: che differenza c’è tra i 450 mila stranieri a cui l’Italia ha dato l’ingresso (in tre anni) tramite il decreto flussi e la regolarizzazione offerta da Madrid a stranieri già presenti e già al lavoro nella penisola?
Piantedosi, Marlaska e Brunner
Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha tenuto una conferenza stampa. Lo stesso ha fatto Brunner. Piantedosi, invece, ha solo distribuito il testo del proprio intervento. Oltre non si può dire. Se non è scritto lì, non esiste. La sensazione, come vedremo, è che il titolare del Viminale abbia un po’ subìto l’allarme e le reazioni di questi giorni. Salvini? Vannacci? La stessa Meloni? L’incontro è stato «completamente costruttivo», i paesi Ue hanno riconosciuto «la risposta immediata ed efficace delle autorità spagnole», ha esordito Marlaska.
Un riconoscimento «soddisfacente» per il governo spagnolo, impegnato in una «crisi umanitaria senza precedenti» risolta in 36 ore. Dei circa 72 mila arrivi (numeri ufficiali), settantamila sono tornate in Marocco la scorsa settimana. I duemila circa rimasti, molti minori, provengono dall’Africa sub Sahara.
La Spagna, insomma, non è un colabrodo. Anzi. Brunner gli ha dato ragione su tutto elogiando la «stretta e costante cooperazione tra Spagna, Marocco e Commissione europea negli ultimi giorni». In quattro giorni la Spagna è passata da essere un pericoloso colabrodo ad un esempio da imitare a cui, durante la riunione, è andata «la piena solidarietà dei 27».
L’attacco della Spagna all’Italia
L’attacco all’Italia è stato secco e mirato: al di là dei numeri che dimostrano come anche in questi primi sei mesi dell’anno in Spagna siano arrivati 7.860 irregolari mentre in Italia, dalla rotta mediterranea siano sempre 14.340 (il doppio, nonostante un crollo del 52%). La questione è politica. La sospensione di Schengen da parte dell’Italia è sembrata «inutile e sproporzionata».
Da qui la richiesta di «ripristino immediato dello spazio Schengen». A meno che, ha aggiunto il ministro spagnolo, di fronte alle «immagini scioccanti» provenienti da Ceuta «alcuni partner dell’Unione Europea hanno agito forse per un interesse più di parte che per l’interesse del governo, dello Stato e dell’Ue».
La replica di Piantedosi
Vere e proprie bordate a cui Roma non ha risposto. Almeno fino a ieri sera. Il ministro Piantedosi è sembrato un’altra persona rispetto a Meloni e Tajani di venerdì. Ha esordito con «la sincera solidarietà alla Spagna», ha giustificato Schengen come «una decisione contro nessuno ma una scelta di natura cautelare e organizzativa, ordinaria, intesa a tutelare la sicurezza nazionale».
Come è già successo ben altre 498 volte dal 2006, ha precisato. A questo punto Piantedosi ha voluto però ricordare come nel 2023, quando l’Italia fu alle prese con una forte pressione migratoria si trovò sola.
La proposta italiana sui rimpatri nei paesi terzi
Per il resto il titolare dell’Interno ha insistito sulla necessità di dare totale applicazione alle nuove leve previste dal nuovo trattato sull’immigrazione e l’asilo. La proposta italiana è nota: hub per i rimpatri nei paesi terzi e sicuri (Rwanda, Ghana, Uganda non sembrano però così sicuri) a cui però si è solo accennato nel vertice; non ostacolare il processo con le Convenzioni internazionali. Che non spuntino insomma giudici o corti di giustizia a dire «no, questo non si può fare». Sarebbero sei i paesi a favore. Francia e Spagna sono contrari.
Nuove assunzioni e Cpr: le misure del governo
Intanto ieri il governo ha previsto l’assunzione di 500 nuovi agenti per presidiare le frontiere. E il fermo per un massimo di 18 mesi nei Cpr in vista del rimpatrio. Tutti i ministri hanno ragionato sulle «interferenze informative da parte di Stati stranieri che hanno utilizzato queste immagini per criticare la politica di gestione della migrazione della Ue cercando di dividere gli Stati membri». Il nemico è altrove e usa l’arma ibrida degli immigrati: su questo sono stati tutti d’accordo.
































