La presidente von der Leyen loda la risposta di Sánchez. Adesso Meloni rischia di tornare a mani vuote dal summit
L’appuntamento è stamani (ore 10): i ventisette ministri dell’Interno della Ue, videocollegati da remoto con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa. Sul tavolo la crisi migratoria di Ceuta e la tenuta delle frontiere europee, ma c’è anche la rabbia del premier Pedro Sanchez rispetto ai Paesi Ue (a cominciare dall’Italia) ed è probabile che il menu proposto possa alla fine deludere la premier Meloni e le destre sovraniste europee, scattate come un solo uomo tra giovedì e venerdì per attaccare il governo socialista di Sanchez e chiedere una stretta su ingressi e rimpatri.
La crisi cambia volto
Il punto è che tra venerdì e stamani la crisi di Ceuta ha cambiato panni e sostanza. Il sistema dei confini iberici ha risposto all’«attacco».
Dei sessantamila clandestini che hanno messo piede a Ceuta, ieri sera ne restavano meno di cinquemila da rimpatriare.
Al posto dell’invasione che ha dato «scacco matto al governo spagnolo», troviamo oggi un attacco ibrido pianificato e cavalcato a più livelli dal Marocco, dalla rete sovranista delle destre europee e non solo, e dalle piattaforme social di Mosca e Washington: un mix micidiale che ha usato l’arma dei migranti per indebolire e destabilizzare la vecchia Europa.
Una situazione ben diversa da quella narrata nelle prime ore (il collasso delle frontiere spagnole e l’invasione dell’Europa) e che Bruxelles si dice pronta a gestire. Ma non, almeno per ora, con decisioni straordinarie come quelle anticipate da Palazzo Chigi: la sospensione di Schengen e la chiusura delle frontiere.
La risposta economica
Più facile concretizzare nel breve periodo la strada del riconoscimento economico (anche con sconti totali sui dazi) ai Paesi di partenza per disincentivare le partenze. Nel 2016, con i governi Renzi-Gentiloni, si chiamava «aiutiamoli a casa loro». Ora si chiama Piano Mattei in Italia e Global Gateway in Europa. È senza dubbio la strada giusta, ma ha tempi lunghi.
La lettera di Meloni e Frederiksen
Meloni e la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen hanno scritto ai vertici Ue una lettera molto preoccupata per i fatti di Ceuta. «Siamo determinati – scrivono – a impedire che i trafficanti mettano a repentaglio l’integrità delle frontiere esterne dell’Unione».
Accusano la «recente decisione della Corte Suprema spagnola (illegali i respingimenti via mare, ndr)» e sostengono che «è stata usata per scatenare questo attacco e abusare del nostro sistema di migrazione e asilo». La lettera, che alla fine porta la firma di 20 Paesi su 27, chiede di «scoraggiare efficacemente e combattere incessantemente l’immigrazione clandestina anche evitando politiche attrattive come la regolarizzazione di un alto numero di irregolari».
La crisi di Ceuta pretende «una risposta europea immediata e coordinata», utilizzando «la rapida mobilitazione degli strumenti Ue disponibili, un maggiore sostegno da parte di Frontex e l’efficacia della cooperazione Ue con il Marocco».
La replica di Sanchez
Sanchez, nella sua lettera a von der Leyen, Costa e al presidente di turno irlandese, ha definito la reazione dei partner europei «egoista» e «illegale» (il ministro Albares ha parlato di «governi irresponsabili», citando esplicitamente quello italiano).
Il premier spagnolo nega che la sanatoria per circa un milione di migranti sia stata un fattore di richiamo, perché i requisiti per accedervi erano particolarmente rigidi. Non solo: dati Frontex alla mano, la Spagna tra il 2021 e il 2025 ha registrato 234.760 ingressi irregolari, circa la metà dei 478.600 dell’Italia nello stesso periodo.
Non è la penisola iberica, insomma, il colabrodo. Sanchez paragona quanto accaduto giovedì «al tentativo bielorusso del 2021 di usare i migranti contro Polonia e Paesi baltici».
Il report di Bruxelles
In supporto a Sanchez gli uffici di Bruxelles hanno messo a disposizione il report dell’Integrated Political Crisis Response, una sorta di unità di crisi che interviene di fronte a eventi eccezionali come quello di Ceuta.
Il contenuto, anticipato dal Corriere della Sera, sostiene che «la corsa dei migranti verso Ceuta è stato un attacco mirato, con una precisa regia e amplificato dall’esercito digitale russo per aumentare il caos in Europa e alimentare le divisioni».
Dispiace che il governo italiano sia caduto nella trappola per primo. Il ministro degli Esteri Albares parla di «posizioni irresponsabili» e ce l’ha con Roma, «non all’altezza della situazione».
La linea di von der Leyen
Anche sulla base di questo report, von der Leyen ieri ha scritto a Sanchez per elogiare «la pronta, efficace e tempestiva risposta» di Spagna e Marocco e ribadire che «la migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea, dove la solidarietà è fondamentale».
Frontex rafforzerà quindi la propria presenza a Ceuta e nelle altre aree di frontiera esterna. Interpol, Europol e l’Agenzia dell’Ue per l’asilo «sono pronte a fornire supporto», perché la protezione delle frontiere esterne europee «è una responsabilità condivisa» e saranno respinti tutti i tentativi «di utilizzare la migrazione illegale come mezzo per esercitare pressioni su uno Stato membro».
L’agenda italiana e quella europea
Il ministro Piantedosi punta oggi a ottenere il via libera europeo all’apertura di hub in Paesi terzi — si parla di Rwanda, Ghana ma anche Tunisia — e a un sistema di minori dazi per gli Stati che accettano di riprendere i propri clandestini. È l’agenda Meloni.
L’agenda di Bruxelles, al momento, prevede invece di rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine dei flussi, aumentare i controlli alle frontiere e incrementare i rimpatri.
L’Europa, chiamata al voto nei prossimi mesi — Francia, Italia, Spagna e, da vedere, Germania — sarà ostaggio della propaganda su paura, sicurezza e immigrazione. Ed è questa la lente con cui dovremo leggere tutti i fatti e le reazioni dei prossimi mesi. Per non lasciare l’Europa in balia dei populismi.































