Clemente Mastella, sindaco di Benevento ed ex ministro della Giustizia, commenta l’insistenza di FdI nel riproporre l’emendamento sulle intercettazioni sostenuto dal procuratore antimafia Giovanni Melillo: «Un tentativo di ingraziarsi i magistrati»
«L’insistenza di Fratelli d’Italia sulle intercettazioni è soltanto una captatio benevolentiae nei confronti dei magistrati. Altrimenti non si spiega il fatto che il partito della premier Giorgia Meloni si impegni a cancellare, su sollecitazione del procuratore nazionale antimafia, una riforma approvata non più tardi del 2023». Clemente Mastella, sindaco di Benevento con un passato da ministro della Giustizia nel governo Prodi II, non ha molti dubbi nell’interpretare la posizione del partito di via della Scrofa e la sua contrapposizione con gli alleati sul tema delle cosiddette intercettazioni a strascico.
Onorevole, crede che Fratelli d’Italia stia tentando di ingraziarsi la magistratura?
«Proprio così. Il partito della premier vuole mostrarsi benevolo nei confronti della magistratura».
Per quale motivo, secondo lei?
«Perché molti suoi esponenti sono attualmente sotto inchiesta. E perché in via della Scrofa qualcuno crede che, approvando la nuova norma sulle intercettazioni, lo scontro frontale con la magistratura sarà finalmente superato».
Sono le “scorie” del referendum sulla separazione delle carriere bocciato a marzo scorso dagli elettori?
«Non saprei, ma di sicuro che Fratelli d’Italia sbaglia ad alimentare il conflitto nelle istituzioni e tra le istituzioni, magistratura compresa».
Anche lei, però, è stato al centro di uno scontro frontale tra politica e magistratura. Che, tra l’altro, le è costato le dimissioni dalla carica di ministro e anni di inchieste, processi e gogna mediatica.
«Io, però, ho sempre espresso il mio giudizio su determinate questioni rivendicando il primato della politica sulla magistratura. Ciò nel pieno rispetto delle prerogative di pm e giudici, s’intende. In questo caso, invece, vedo un partito che tenta di ingraziarsi una categoria alla quale, in precedenza, si era contrapposto in modo molto netto. Ma c’è di peggio».
Cioè?
«In questa vicenda delle intercettazioni, gli esponenti di Fratelli d’Italia non dimostrano soltanto di volersi ingraziare i magistrati, ma anche di non onorare il ruolo istituzionale che ricoprono. Sa, nelle istituzioni bisogna saper stare con un certo contegno».
Invece come legge l’opposizione di Forza Italia al ripristino della precedente disciplina delle intercettazioni?
«Forza Italia si ispira ai valori di Silvio Berlusconi, quindi al massimo del garantismo. E mi sembra che anche giuristi del calibro di Gian Domenico Caiazza e Giovanni Fiandaca condividano la posizione di Forza Italia in materia di intercettazioni. D’altra parte, i berlusconiani non chiedono di sopprimere le intercettazioni nella lotta alla criminalità organizzata, ma di condurre quest’ultima servendosi anche di ulteriori e diversi mezzi».
Lei avrebbe portato l’emendamento sulle intercettazioni in aula?
«Certo che no. Non si cancella una riforma dopo due anni dalla sua approvazione. Mi sembra un comportamento incongruo, giustificabile soltanto con le ragioni che le ho spiegato poco fa».
Non è incongruo anche che un procuratore nazionale antimafia detti l’agenda a un governo, chiedendogli di rinnegare una riforma approvata due anni prima?
«Succede che un alto magistrato dia simili indicazioni. Certo, sarebbe preferibile che questa interlocuzione avvenisse tra Csm e Parlamento. Anche perché riforme come quelle della giustizia non si fanno a colpi di maggioranza, ma coinvolgendo tutte le forze politiche».
Lei che ne è stato vittima insieme con la sua signora, che cosa pensa delle intercettazioni?
«Sono uno strumento importante, soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata. Ma devono essere considerate come un aiuto per inquirenti e investigatori, non come l’unico fondamento di un’inchiesta o di un processo».
Non c’è il rischio che le intercettazioni diventino il linguaggio della democrazia e che siano usate per selezionare classi dirigenti o addirittura per colpire l’avversario politico? A pensar male si fa peccato, però…
«Certo e il limite è quello che le ho appena descritto. Una cosa è avvalersi dello strumento tecnologico nei limiti della legge, altra è farne l’unico mezzo di indagine lasciando che le doti degli inquirenti e degli investigatori scivolino in secondo piano».
Di sicuro le intercettazioni sono uno strumento pervasivo, capace di incidere su diritti fondamentali. Lei che tipo di percezione ne ha avuto?
«Ricordo che mia moglie (Sandra Lonardo, già consigliera regionale della Campania e senatrice, ndr) fu dipinta quasi come una camorrista per aver detto, nel corso di una telefonata captata, che un manager dell’azienda ospedaliera di Caserta era per lei e per me “un uomo morto”. Fui costretto a rivolgermi all’Accademia della Crusca per dimostrare come questa espressione sia generalmente usata da chi non vuole aver alcun tipo di rapporto con una determinata persona. Certo è che mia moglie non voleva decretare la morte di chicchessia. Quindi sì, so quanto le intercettazioni possano far male».
In conclusione torniamo all’attualità: come giudica l’azione di governo in materia di giustizia?
«Mi sembra un bilancio a zig zag. Nel senso che, dopo la sconfitta referendaria, si tenta di far dimenticare quella fase. Certo è che io e Marta Cartabia siamo stati tra i pochi a riformare la giustizia».
Perché la giustizia è irriformabile in Italia?
«Perché chi sta all’opposizione asseconda la magistratura nella speranza che questa faccia lo scalpo alla maggioranza. Quest’ultima, per parte sua, fa lo stesso nel tentativo di sbarazzarsi dell’opposizione».
E come finisce?
«Alla fine è la magistratura che fa lo scalpo sia alla maggioranza sia all’opposizione».
































