29 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Lug, 2026

Francia, crolla il centro: il vuoto che spinge Le Pen verso l’Eliseo

Il declino della fiducia nei partiti tradizionali, la percezione di una Francia in disordine e la crisi del centro politico stanno spingendo l’elettorato francese verso il Rassemblement National di Marine Le Pen


«Il centro non può reggere», scriveva il poeta irlandese William Butler Yeats nel suo celebre componimento “La seconda venuta”. E sembra che quelle parole – riferite all’instabilità della condizione europea dopo la Prima Guerra Mondiale – sembrano adattarsi a pennello all’attuale situazione politica francese. Secondo un nuovo studio condotto dalle politologhe britanniche Deborah Mattinson e Claire Ainsley, entrambe legate al Progressive Policy Institute di orientamento centrista, molti elettori si preparano a votare per il Rassemblement National, la formazione nazionalista guidata da Marine Le Pen. Non tanto perché la considerino una leader convincente ma perché non vedono alternative credibili a cui affidare le chiavi del Paese.

Il crollo del centro politico francese

La ricerca ha mostrato, infatti, un quadro comune a molte democrazie occidentali: il collasso del centro politico e l’ascesa degli estremi. Ma la Francia, secondo le autrici, rappresenta un caso estremo di questo fenomeno. Al punto che Le Pen – a lungo esclusa dalla politica nazionale da un cordone sanitario bipartisan – potrebbe diventare la prossima presidente della Repubblica.

Mattinson spiega questo successo con il fatto che il Rassemblement National appare agli occhi di molti come l’unica forza politica realmente presente sul campo. Capace di unire presenza territoriale a una visione politica sempre più in sintonia coi tempi di crisi attuale e slegata ai fallimenti politici della storia recente. Mentre gli altri partiti tradizionali sono percepiti come assenti o largamente inefficaci.

L’elettorato francese resta comunque poco fiducioso nei confronti di Le Pen. Il cui passato politico estremista, i guai giudiziari e i rischi connaturati a una sua ascesa al potere – pur democratica – non sono stati certo dimenticati. Tuttavia, nella scala delle priorità dei cittadini d’Oltralpe prevale un sentimento più profondo: che la Repubblica sia irrimediabilmente intrappolata in una fase di declino e disgregazione sociale, segnata da inciviltà diffusa, mancanza di rispetto verso le istituzioni e degrado degli spazi pubblici.

Il nichilismo elettorale e la crisi dello Stato

Un recente caso di cronaca, in cui una bambina di 11 anni è stata uccisa da un pedofilo che le autorità non avevano arrestato nonostante le segnalazioni, è diventato per esempio il simbolo di uno Stato inefficiente e incapace di proteggere i propri cittadini. Le autrici dello studio parlano di un vero e proprio nichilismo elettorale, alimentato dalla percezione di un disordine morale diffuso e da una confusione valoriale che sta facendo precipitare la società francese in una condizione di crescente immoralità e anarchia.

Il polo centrista, con le sue tiepide promesse, non appare in grado di riportare l’ordine. Al centro delle critiche c’è soprattutto Emmanuel Macron, salito al potere nel 2017 come il volto di un centrismo riformista e oggi percepito, secondo Mattinson, come distante, inefficace e più interessato alle dinamiche europee che ai problemi concreti dei francesi.

Anche a sinistra la situazione non offre alternative convincenti: Jean-Luc Mélenchon, pur essendo il volto più noto della sinistra radicale, viene descritto dagli elettori intervistati come una figura instabile e problematica, accusata di posizioni antisemite.

Il successo degli amministratori locali

Un dato colpisce in particolare: tra i politici francesi menzionati con maggiore favore dagli intervistati non figura alcun parlamentare o ministro, bensì Johanna Rolland, sindaca socialista di Nantes, apprezzata per le sue politiche sui trasporti pubblici. Secondo le autrici dello studio, questo elemento non è casuale: un amministratore locale efficace riesce spesso a superare le divisioni di partito, conquistando consenso trasversale.

Anche Édouard Philippe, ex primo ministro e principale sfidante centrista di Le Pen nei sondaggi, è attualmente il sindaco di Le Havre. In Gran Bretagna come il nuovo premier britannico Andy Burnham ha costruito invece la propria popolarità come sindaco della Greater Manchester.

La radicazione territoriale della destra nazionalista

Nonostante questo, anche a livello di amministrazioni locali la forza dei lepenisti si sta consolidando lasciando presagire una presenza sui territori sempre più radicata. Tra gli elettori consultati, inoltre, Philippe è visto ancora con ambivalenza dal momento che le sue politiche – contenimento della spesa pubblica mediante programmi di conservatorismo fiscale e rafforzamento della sicurezza senza dietrofront sull’apertura all’immigrazione – non convincono molti elettori, che gli imputano un’eccessiva somiglianza alle ricette politiche degli ultimi decenni.

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Col rischio che, pur di cambiare, ci si rivolga a partiti i cui riferimenti politici sono in realtà di gran lunga precedenti al centrismo liberale che ha caratterizzato la politica francese recente. Più che una seconda venuta, insomma, sarebbe un ritorno all’antico.

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