Teheran rifiuta la proposta di cessate il fuoco consegnata dal premier iracheno. Gli Stati Uniti lanciano la tredicesima notte di raid e annuncia: «I danni alle navi coperti dai beni dell’Iran»
L’Iran respinge la proposta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti attraverso il premier iracheno Ali al-Zaidi. Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo ciclo di raid contro obiettivi militari iraniani. Teheran ha rivendicato attacchi con droni contro basi americane in Bahrein, Kuwait e Giordania.
Intanto il conflitto esteso al Mar Rosso, dopo gli attacchi degli Houthi alle petroliere saudite, ha fatto schizzare il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile. È la prima volta da maggio.
Il no di Teheran alla tregua
Secondo funzionari iraniani e iracheni citati dal New York Times, il premier iracheno Ali al-Zaidi ha consegnato a Teheran una proposta di cessate il fuoco del presidente Donald Trump. Il negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf l’ha respinta sostenendo che «non serve un altro mediatore» e che «il problema è l’approccio americano».
Raid Usa e risposta iraniana
Il Comando centrale americano (CentCom) ha confermato la tredicesima notte consecutiva di bombardamenti contro depositi di droni e altre infrastrutture militari iraniane, spiegando che l’obiettivo è ridurre la minaccia alla navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.
In risposta, l’esercito iraniano afferma di aver lanciato droni contro installazioni militari statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania. Al momento non risultano vittime o danni confermati.
Durante la notte si sono registrate esplosioni anche nelle città iraniane di Ahvaz e Bandar Abbas, mentre in Iraq i sistemi di difesa aerea sono entrati in azione vicino all’aeroporto di Erbil, dove è presente una base della coalizione guidata dagli Stati Uniti.
Il Mar Rosso diventa un nuovo fronte
La guerra si estende anche al Mar Rosso. Gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, hanno rivendicato l’attacco a due petroliere saudite, il primo dopo l’annuncio del blocco delle navi saudite. Riad ha confermato il danneggiamento di una petroliera.
L’apertura di un secondo fronte marittimo alimenta il timore che, oltre allo Stretto di Hormuz, possa essere compromessa anche la rotta strategica di Bab al-Mandab.
Trump minaccia nuove azioni
Trump ha avvertito che d’ora in poi ogni danno alle navi commerciali sarà risarcito utilizzando i fondi iraniani congelati negli Stati Uniti e ha lasciato intendere di valutare un’offensiva ancora più ampia contro Teheran.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l’ipotesi della confisca dei beni iraniani un «precedente esplosivo» e ha avvertito che qualsiasi Paese che aiuti gli Stati Uniti nelle operazioni militari «sarà ritenuto responsabile» da Teheran.
Petrolio oltre i 100 dollari
L’escalation militare ha avuto un immediato effetto sui mercati. Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, oltre il 40% in più rispetto all’inizio della guerra, mentre le Borse hanno chiuso in calo per il timore di un allargamento del conflitto all’intero Golfo Persico.






























