24 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Lug, 2026

Iran, foto e satelliti: così Russia e Cina aiutano Teheran

Le immagini satellitari, gli attacchi di precisione e la distruzione di obiettivi sensibili alimentano negli Stati Uniti il sospetto che Russia e Cina stiano sostenendo l’Iran fornendogli il supporto dei loro satelliti


«Non dobbiamo dimenticarci che, anche se sono gli iraniani a ferire e uccidere i nostri soldati, chi gli fornisce le foto per farlo sono altri: Cina e Russia». Con queste parole pochi giorni l’ex ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Nikky Haley ha espresso un sospetto (e, con esso, una frustrazione) che negli Stati Uniti serpeggia ormai con sempre maggior forza. E cioè che dietro il paravento dei successi militari di Teheran nel colpire basi militari statunitensi anche a grande distanza (come il raid contro la base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, che questa settimana è costata la vita ad almeno tre soldati americani) si nasconda in realtà l’interessata “manina” dei propri maggiori competitors geopolitici.

Va premesso che questo sentimento è figlio in parte anche di un pregiudizio storico americano nei confronti degli Stati mediorientali. Che li ha portati (anche nel recente passato, come dimostra proprio la guerra in corso) a sottovalutare gli iraniani. Che, secondo questa visione, non sarebbero capaci di compiere operazioni di guerra capaci di mettere in difficoltà gli Stati Uniti tutti da soli. Pur avendo già dimostrato di essere avversari temibili. Ma in questo particolare caso i dubbi di Washington potrebbero non essere poi così infondati.

Le immagini satellitari dei raid

Non serve infatti l’acume del grande investigatore per comprendere i sospetti americani. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim pubblica regolarmente dettagliate foto satellitari ad alta risoluzione delle basi militari americane colpite dai missili dei Pasdaran. Le immagini, che solitamente mostrano sia il prima che il dopo bombardamento, corredano le rivendicazioni iraniane circa i danni inflitti alle installazioni statunitensi. Smentendo la linea ufficiale della Casa Bianca. Ma questa è solo una parte della storia.

La questione è semplice: l’Iran possiede una mezza dozzina di satelliti capaci di raccogliere immagini, di cui almeno due esplicitamente utilizzati dalle forze armate iraniane. Tuttavia, la maggior parte degli analisti resta scettica che questi asset – prodotti domesticamente da Teheran – siano in grado di assicurare la copertura continuata e la precisione del dettaglio che le immagini pubblicate dai media iraniani. La deduzione è che gli Ayatollah devono poter contare su un sostegno esterno e non bisogna sforzarsi troppo per immaginare la nazionalità dei loro alleati. I satelliti russi e cinesi citati sono stati tutti costruiti con l’assistenza russa e cinese.

Il caso MizarVision

All’inizio del conflitto l’azienda satellitare civile cinese MizarVision non aveva fatto mistero di aver messo i propri servigi a disposizione dei militari iraniani. Quando Washington aveva risposto imponendo sanzioni alla compagnia, questa aveva rivendicato la cosa definendo le misure un attestato che i satelliti stavano funzionando.

Eppure, le foto da sole ancora non bastano. Mentre i mezzi di ricognizione satellitari hanno permesso a Teheran di ridurre l’asimmetria informativa con gli Stati Uniti. Sgombrando quella “nebbia di guerra” che fino a prima della guerra aveva reso difficile per gli iraniani capire cosa accadesse nelle basi americane, la loro utilità resta relativa se non combinata con informazioni d’intelligence in tempo reale.

Solo elaborando e integrando nella propria strategia le valutazioni sui tempi e i modi delle forze americane per rispondere ai propri attacchi, su come Washington sposta le proprie truppe, sull’organizzazione delle singole basi, sulle difese rimaste la politica di attacco iraniana ha potuto rivelarsi così efficace. Il dubbio è che queste informazioni d’intelligence siano fornite in stretto coordinamento dagli alleati di Teheran, Russia in primis.

La vendetta di Mosca

Mosca non farebbe così soltanto un favore a un alleato. Ma si vendicherebbe anche dell’Ucraina, che da quattro riceve non solo armi ma anche dati d’intelligence con cui pianificare i propri attacchi in territorio russo. Un dato in particolare ha messo in grande allarme gli apparati di Washington. Durante i recenti attacchi l’Iran ha preso di mira e distrutto alcune strutture operate segretamente dalla CIA in Medio Oriente.

Sono almeno due i siti confermati come distrutti, entrambi in raid risalenti allo scorso marzo. Uno è la centrale operativa della CIA nella Penisola Arabica, colpita in un attacco contro l’ambasciata americana in Arabia Saudita. L’altro un centro operativo nell’Iraq orientale. Il fatto che la Repubblica Islamica sia stata in grado di individuare e distruggere queste strutture ha impressionato i servizi d’intelligence americani. Spingendoli a chiedersi se dietro non potesse esserci la mano di qualche altra potenza ostile agli Stati Uniti.

Le strutture parallele di Teheran

Non solo. Il fatto che gli intensi bombardamenti americani e la campagna di omicidi mirati lanciata negli anni da Israele non siano riusciti a smuovere la catena di combattimenti né a ostacolare in maniera significativa la precisione e il coordinamento della risposta iraniana non ha risentito degli attacchi contro i centri decisionali di Teheran. Suggerendo l’esistenza di strutture parallele verosimilmente allestite con il sostegno degli alleati.

Non solo, ma il ministero dell’Intelligence iraniano e le sue strutture sono state pesantemente prese di mira dai bombardamenti americani e – si ritiene – siano anche state infiltrate dai servizi segreti americani e israeliani. Il fatto che ora Teheran riesca a mettere in campo unità di intelligence capaci di coordinare i propri attacchi con tanta rapidità ed efficienza senza che Washington riesca evidentemente a individuarle alimenta la pista dell’assistenza esterna.

LEGGI «L’Iran ha colpito nove basi Usa». Le immagini del Nyt che smentiscono Trump

Il grande lavoro dispiegato dai Pasdaran e dai loro alleati lascia comunque intendere che i militari di Teheran abbiano capito che sapere dove tirare i missili e quando sia più importante del tirarli in sé, anche se in grande quantità. Forse Donald Trump dovrebbe prendere appunti.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA