21 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Lug, 2026

L’intervallo più lungo della storia. Lo show carrozzone dei Mondiali di Trump

Madonna

Il primo halftime show nella storia di una finale mondiale allunga l’intervallo di oltre dodici minuti. Una parata di star, messaggi sull’amore e spettacolo americano mentre i giocatori provano a restare caldi negli spogliatoi. La Fifa trasforma Argentina-Spagna nel Super Bowl di Trump


La buona notizia è che i Mondiali di Trump sono finiti. La buonissima è che quando ci saranno i prossimi, non sarà più il presidente degli Stati Uniti. La notizia media è che la Coppa, che un giorno fu Rimet, possa non essere più la stessa. A partire dall’intervallo. Che quest’anno per la Finale Argentina-Spagna è stato il brutto sogno di quello del Super Bowl. Anche fuori regola, si è allungato dai regolamentari 15 minuti, fino a 27:20 di uno show gradito solo a Trump, Melania e Infantino. Dodici minuti in più e i giocatori a scaldarsi negli spogliatoi. Gli allenatori a farli restare combattivi nonostante Bieber in sottofondo.

Se solo potessimo scordare il primo halftime show nella storia di una finale dei Mondiali.

Madonna. Justin Bieber. Tutti e sette i membri dei Bts. Shakira e Burna Boy. Gustavo Dudamel. Jason Sudeikis nei panni di Ted Lasso. Chris Martin. Ronaldo e Ronaldinho. I Muppet e l’intero coro di bambini della scuola P.S. 22 di Staten Island. La scritta Love. Tom Cruise, i capelli di Tom Cruise. La recita.

Il tema alla base era confuso. L’ennesima concessione allo spettacolo americano, dopo le interruzioni pubblicitarie ribattezzate con l’eufemismo di «pause di idratazione».

Anche i fan degli artisti sono rimasti perplessi. Il mischione è stato insopportabile. Tanto che sul sito ufficiale della Fifa le esibizioni sono tutte separate, episodiche.

Madonna apre con «Music»

Shakira e Burna Boy hanno riproposto con la necessaria ancheggiante solarità «Dai Dai», il brano ufficiale di questa edizione dei Mondiali. Lo avevano già eseguito durante la partita inaugurale a Città del Messico. Bastava.

Ad aprire lo show è stata però Madonna, in una sequenza preregistrata dove lei è sopra un jeep all’interno dello stadio e il corpo di ballo la regge e muove come una bambola. Poi l’ingresso live sul terreno di gioco. La popstar, 67 anni, ha presentato un remix di «Music», un successo nuovo, appena di 26 anni fa. Uscito nel 2000. Madonna ha inserito alcuni richiami discreti che nessuno ha colto, tratti dal nuovo album «Confessions II». Tipo Rocky VII. Accanto a lei sull’erba, Ronaldo e Ronaldinho. Nessuno ha capito cosa, non c’era un perché. Tristezza, neanche nostalgia.

Ma la canzone ha fornito allo show, prodotto da Global Citizen, la sua tesi programmatica e rassicurante:

«La musica fa incontrare le persone».

Sicuramente negli aeroporti si sono incontrati in tanti. Quando i giocatori dell’Iran dovevano tornare in Messico scortati, o sull’aereo che la squadra francese ha utilizzato per spostarsi nei tre Stati dove hanno pensato di giocare, lo stesso con cui gli Stati Uniti deportano gli alieni, gli immigrati. Madonna.

L’idea di Chris Martin, assente

Curato da Chris Martin dei Coldplay, incarnazione vivente della filosofia «solo buone vibrazioni», lo spettacolo ha insistito sull’amore, sull’unità e sulla fiducia nei bambini come futuro del mondo. ‘Noi siamo voi, noi siamo il futuro’. Love.

Poveri bambini, che Trump vi sta togliendo pure le pale elettriche e ci sono 59 gradi in tutto il mondo. Lui non ci crede. Sono brutte dice, e disturbano gli uccelli. Va così, speriamo tutti nel vostro futuro. Soprattutto Chris Martin.

Dudamel dirige orchestra e Muppet

Uno dei momenti più normali è arrivato con Gustavo Dudamel, che ha diretto alcuni musicisti della New York Philharmonic, dell’Orchestra sinfonica Simón Bolívar del Venezuela e i Muppet in una versione di «Seven Nation Army». La canzone che conoscono tutti. I Muppet andavano bene, non avendocela hanno potuto metterci la faccia. Ma purtroppo.

Subito dopo, i Bts sono emersi dalla folla sul campo per eseguire «Dynamite», il loro successo in lingua inglese del 2020. Anche il gruppo sudcoreano, come Madonna, ha pubblicato quest’anno un nuovo album di successo, «Arirang». Aridaje. Ma anche loro, come Madonna, sono stati spinti a scegliere i brani più vecchi e riconoscibili.

La logica dell’intero halftime show: intrattenere un pubblico gigantesco e diverso, evitando il più possibile ogni attrito. Se non fosse che l’attrito ha di solito un messaggio. Evitarlo, stride.

Justin Bieber rompe il ritmo

L’unico artista ad andare nella direzione opposta è stato Justin Bieber. Ha scelto un brano recente, mai pubblicato ufficialmente come singolo ma diventato virale nelle ultime settimane: «Everything Hallelujah», canzone R&B dalle sfumature gospel contenuta in «Swag II», il secondo dei due album pubblicati nel 2025.

Presentato da Ted Lasso il personaggio della serie, e quindi bene, perché l’attore Jason Sudeikis può oggi anche dire che “io non c’ero non so stato non son mai venuto qui”.

In ogni caso Bieber è stato il momento di pace nel caos. Una cosa che non gli capita mai nella vita. Ma come già accaduto ai Grammy e durante il recente concerto da headliner al Coachella, continua a presentarsi come un interprete capace di creare un’intimità quasi impossibile in spazi concepiti per cancellarla. Tipo lo stadio di ieri. E tutti a pensare a Messi negli spogliatoi a piangere.

Non si è capito bene il trio Laura Pausini, Robbie Williams e Nicole Scherzinger insieme per “Desire“. Vestiti di d’azzurro nazionale dell’italia.

Ma l’accumulo continuo di nomi ha prodotto soprattutto una sensazione di affanno. Marco se n’è andato e non ritorna più. Resta Rubio.

Uno spettacolo brutto senz’anima

Tra quattro anni, la Fifa dovrà decidere se riproporre un esperimento simile ai Mondiali del 2030. Creare uno show o evitare il disastro. Con quello di ieri ha rischiato il campo. Ma non ci sono state vittime. Quelle sono in Iran.

I giocatori sono usciti su un’erba nuova, schiacciata. Però, dicono che il terreno di gioco sia rimasto intatto. I calciatori hanno superato il lungo raffreddamento muscolare. Nessuno degli artisti si è reso protagonista di un’esibizione troppo imbarazzante. Ha vinto la Spagna. Trump è sceso a prendersi la Coppa. L’hanno portato via.

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