Dichiarazioni spontanee al pm su Lavitola e Ranucci da parte di Pellegrino D’Avino, accusato di far parte della banda che avrebbe materialmente compiuto l’attentato al giornalista Rai
“Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo”. E’ quanto ha affermato Pellegrino D’Avino, accusato dalla Procura di Roma di far parte della banda che avrebbe materialmente compiuto l’attentato a Sigfrido Ranucci, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte ai pm. L’indagato, difeso dall’avvocato Antonio Falconieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
L’aggravante del metodo mafioso
“Il mio assistito – spiega il difensore – non ha fatto alcun riferimento a questo ‘Corrado’ citato nell’ordinanza cautelare. Abbiamo fatto ricorso al Riesame, il nostro obiettivo è far cadere l’aggravante del metodo mafioso. Già l’inchiesta iniziale è stata in qualche modo aggiustata visto che il gip ha fatto cadere l’accusa di strage. A nostro avviso va ulteriormente ridimensionata l’accusa, al momento parliamo di capi di imputazione provvisori. Anche sui gravi indizi di colpevolezza, leggendo l’ordinanza, non mi sembrano tali da giustificare questa misura cautelare”.
Commissione Vigilanza Rai prorogata?
Il caso Sigfrido Ranucci, che ha già portato a richieste di approfondimento anche in Parlamento, riapre una domanda rimasta finora senza risposta: la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, dimissionaria dopo l’uscita in blocco dei suoi componenti, può ancora svolgere le sue funzioni ordinarie oppure no? Non è un dettaglio formale, perché mentre crescono le sollecitazioni a un intervento sulla vicenda che coinvolge il conduttore di Report, resta da capire se la Vigilanza sia ancora operativa – e quindi in grado di ricevere interrogazioni e convocare audizioni – o se le dimissioni abbiano di fatto sospeso ogni attività fino alla sua ricostituzione. A quanto apprende l’Adnkronos, il regolamento della commissione e quello parlamentare non offrono sul punto una risposta chiara ed esplicita.
Possibile paralisi
Non disciplinano infatti l’ipotesi, mai verificatasi in questi termini, delle dimissioni contestuali dell’intera Commissione e non chiariscono se i componenti restino in regime di prorogatio fino all’insediamento dei successori o se le dimissioni producano un’immediata cessazione delle funzioni. In via generale, il principio di continuità degli organi parlamentari porterebbe a ritenere che l’organismo resti in carica fino alla ricostituzione. Manca però un precedente perfettamente sovrapponibile. Il cosiddetto “caso Villari”, tra il 2008 e il 2009, provocò una lunga paralisi della Vigilanza, ma in un contesto diverso da quello attuale. Proprio l’assenza di una disciplina specifica rende oggi decisiva un’interpretazione ufficiale. Finora non è stato chiarito se la presidente Barbara Floridia e gli altri commissari debbano considerarsi ancora titolari delle rispettive funzioni fino alla nomina del nuovo organismo. Una risposta che i funzionari parlamentari non hanno ancora fornito e che finisce inevitabilmente per assumere anche una valenza politica. Il tema è tutt’altro che teorico. Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia ha annunciato un’interrogazione proprio in Commissione di Vigilanza. Ma se la Commissione non fosse più operativa, un’iniziativa del genere potrebbe essere esaminata?
Urso: tutela del giornalismo d’inchiesta
Nel frattempo il caso Ranucci continua ad alimentare il dibattito. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha scritto ai presidenti di Camera e Senato chiedendo una rapida ricostituzione della Commissione e, con una seconda lettera, all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, richiamando l’esigenza di assicurare la piena tutela del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico. Dalla maggioranza arrivano sollecitazioni a superare lo stallo. “Noi abbiamo indicato i nostri componenti, confermando quelli già designati. La sinistra dia i suoi nomi perché dobbiamo fare chiarezza anche sulle vicende di Report”, ha dichiarato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. La partita si giocherà nelle prossime settimane.
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Cooptazione forzata
La prospettiva di procedere come con la commissione Covid, con una ‘cooptazione forzata’ dei componenti da parte di La Russa e Fontana, magari partendo dai capigruppo o dai componenti degli Uffici di presidenza dei due rami del Parlamento, non porterebbe ai risultati sperati. “Ci dimetteremo di nuovo”, hanno già assicurato dall’opposizione. Certo è che una rapida ricostituzione della Commissione consentirebbe di superare il vuoto interpretativo, ripristinare pienamente le prerogative della Vigilanza e affrontare anche gli eventuali approfondimenti sul caso Ranucci. Se invece lo stallo dovesse protrarsi, diventerebbe sempre più difficile evitare un chiarimento formale sul regime della Commissione dimissionaria. Un’interpretazione che, in assenza di precedenti analoghi, è destinata a costituire un precedente giurisprudiale anche per il futuro.






























