16 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Lug, 2026

Rubio contro la Corte Penale Internazionale: «Smantellarla»

Marco Rubio

In un editoriale sul Wall Street Journal il Segretario di Stato Marco Rubio attacca duramente la Corte Penale Internazionale e invita gli Stati membri ad abbandonarla


Smantellare la Corte Penale Internazionale, l’organo fondato dalle Nazioni Unite per istituzionalizzare in maniera permanente la pratica dei tribunali per crimini di guerra. Questo è l’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti, almeno secondo il suo Segretario di Stato, Marco Rubio. Il quale proprio con queste parole ha intitolato lunedì scorso un editoriale uscito in prima pagina sul Wall Street Journal. Che a dirlo sia il capo della diplomazia Usa – e non Lavrov – e per lo più un volto “istituzionale” come Rubio, la dice lunga sulla torsione dell’America trumpista.

L’attacco di Rubio alla Corte Penale Internazionale

«La Corte Penale Internazionale sta cercando di diventare l’arbitro inappellabile di una nuova legge globale, creata per perseguitare e arrestare i nostri cittadini a suo piacimento e per minacciare in maniera esistenziale la sovranità americana. Insegneremo alla Corte il pieno significato della determinazione americana», ha spiegato il capo della diplomazia statunitense con parole durissime. Per Rubio, infatti, la Corte starebbe cercando di rovesciare l’indipendenza degli Stati Uniti, sottoponendoli alla propria giurisdizione.

Cosa non solo impossibile, dal momento che Washington non ha mai aderito alla Corte e dunque non è sottoposta alle sue decisioni, ma anche un’assurdità che si tinge a tratti di tinte complottiste. Dal momento che secondo Rubio la Cpi sarebbe «sostenuta e gestita da una potente rete di organizzazioni non governative di sinistra, globalisti arroganti e governi ostili del Terzo Mondo».

Già negli anni scorsi gli Stati Uniti avevano intrapreso passi inauditi contro il personale del tribunale. Accusati di voler indagare per crimini di guerra i leader israeliani o i militari americani impegnati in Medio Oriente. I magistrati della Cpi sono stati inseriti nella lista degli alleati del terrorismo e sono stati sanzionati di conseguenza. Congelamento dei beni, divieto di usare una carta di credito, no fly list.

Con la nuova iniziativa di Rubio però la campagna di pressioni si trasforma in un vero e proprio disegno per cancellare l’organo internazionale. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di convincere i Paesi che ne fanno parte a ritirarsi smantellando l’organizzazione e rendendo di fatto nulla la sua giurisdizione.

La risposta della Corte e il sostegno dell’Unione europea

«La Cpi non intende commentare tali dichiarazioni. È un’istituzione giudiziaria internazionale che svolge il proprio mandato in modo indipendente e imparziale», ha scandito il tribunale con sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Un commento puntuale, che però rischia di risuonare come la proverbiale voce nel deserto. «Come Unione europea, confermiamo il nostro sostegno alla Corte penale internazionale e ai principi sanciti dallo Statuto di Roma. Rispettiamo l’indipendenza e l’imparzialità della Corte. Siamo fortemente impegnati nella giustizia penale internazionale e nella lotta contro l’impunità.

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Attacchi o minacce contro la Corte, i suoi funzionari o il personale, sono semplicemente inaccettabili. Ricordiamo che la Cpi non prende di mira gli Stati, né costituisce una minaccia alla loro sovranità», ha ribadito un portavoce della Commissione europea. Ma nessun Paese, infatti, ha preso le difese della Corte Penale Internazionale. Tanto meno l’Italia, che pure del trattato di creazione del tribunale (non a caso chiamato Trattato di Roma) fu una grande protagonista.

Anzi quasi la metà degli Stati membri della Corte, circa sessanta su 125, parteciperanno nei prossimi giorni al summit convocato a Washington proprio da Rubio contro la presunta minaccia globale degli Antifa, gli antagonisti dei centri sociali. Niente tribunali, dunque, e un ruolo da “poliziotto del mondo” più forte che mai. Come se – ed è un dubbio legittimo – fossero gli Stati Uniti, più che la Corte Penale Internazionale, a voler imporre quella legge globale inappellabile da cui Washington a parole ci mette tanto in guardia.

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