4 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Lug, 2026

Vannacci, spese per la difesa e legge elettorale: le grane di Meloni

Cresce il timore che il Generale “rubi” voti a FdI: Italia al vertice Nato con spese per la difesa sotto le richieste degli alleati


I sondaggi non sono più segreti e riservati. E parlano molto chiaro. Questa settimana Futuro nazionale arriva al 6,4% e stacca di un punto percentuale la Lega. Rispetto alla scorsa settimana il Generale sale di 0,5 e Il Capitano-Salvini perde lo 0,4%. Non sono tendenze. Sono numeri. E con questi Giorgia Meloni, in quanto leader del partito di maggioranza relativa, deve fare i conti con urgenza. Prima, ad esempio, di dare il via libera finale alla nuova legge elettorale. Anche perché in questa stessa settimana Fratelli d’Italia ha perso lo 0,9%. E tra i Fratelli ci si comincia a chiedere se Vannacci “rubi” consenso più in casa Meloni che in casa Salvini.
Il sondaggio Youtrend per Sky TG24 è stato diffuso ieri mattina.

E ha decisamente rovinato il week end che ha già le sue complicazioni vista la trasferta a Ankara per il vertice annuale della Nato. Il partito di Vannacci (6,4%, +0,5 rispetto al 18 giugno) ha un punto di vantaggio su quello di Salvini (5,4%, -0,4). Nella stessa rilevazione risultano in calo Fratelli d’Italia (26,9%, -0,9) e Forza Italia (7,6%, -0,6). Variazioni negative ma più contenute per il Partito Democratico (22,0%, -0,2), il Movimento 5 Stelle (12,0%, -0,1) e Alleanza Verdi Sinistra (6,6%, -0,2). Salgono invece i partiti cosiddetti centristi: +0,3 Calenda (3,4%), +0,4% Italia Viva (2,5), + Europa (+0,3%). Piccoli indizi da mettere da parte.

LEGGI I buoni motivi per rifiutare l’abbraccio di Vannacci

Il voto sul governo

Il sondaggio rileva anche un giudizio negativo sul governo Meloni per il 55% degli intervistati, mentre il 35% lo valuta positivamente. Infine, il 16% degli italiani vorrebbe votare entro la fine del 2026, il 25% nella prossima primavera (14% insieme alle comunali e 11% in date separate) e il 43% nell’autunno 2027, ossia alla scadenza naturale della legislatura. E chissà se alla fine non sarà proprio questa la cosa giusta da fare secondo il vecchio adagio che suggerisce di lasciar bollire l’uovo finché si consuma da solo. Ma è vero anche che il populismo ha già dimostrato di avere sette vite – vedere Farage in UK e Afd in Germania – finché non affronta la realtà, ovvero l’arte di governare tra regole e diritti.

Preoccupazioni in FdI

In via della Scrofa la tendenza Vannacci è monitorata da giorni. Il rallentamento dell’iter della legge elettorale ha a che fare proprio con questi numeri. Senza Vannacci in coalizione tutte le proiezioni danno il centrosinistra vincente con la nuova legge elettorale, il Melonellum che è un proporzionale corretto con un forte premio di maggioranza. Se dovesse restare la vecchia e attuale legge elettorale – un sistema misto con 200 seggi assegnati con collegi uninominali – è possibile invece un sostanziale pareggio da correggere dopo il voto con alleanze tecniche. La macchina del Melonellum è però troppo avanti per essere fermata, sarebbe un boomerang d’immagine, ecco che allora potrebbe far comodo un “incidente” di percorso, magari legato al nodo preferenze che Meloni non riesce a risolvere con i suoi alleati, Salvini e Tajani, che non le vogliono. Così come non vogliono Vannacci. Il cubo di Rubik in confronto è come fare uno più uno.

Il vertice Nato ad Ankara

Per questo dossier Meloni s’è presa una settimana di tempo. Se ne riparla il 14 luglio. Nell’immediato c’è la Nato e la spesa per la Difesa da cui arrivano altre dolenti note perché non siamo in grado di spendere per armi e difesa. Meno che mai di mettere nella prossima legge di bilancio, quella “elettorale”, 7 miliardi di spesa – è la cifra a nostra disposizione tramite il prestito europeo Safe – per queste voci che consentirebbero di arrivare ad Ankara con un programma più in linea con quello della maggior parte degli altri paesi Ue. Gli sherpa italiani hanno presentato un dossier che mette il nostro Paese al 2,8 di spesa di cui il 2% per capacità difensiva (armi vere) e lo 0,8 per sicurezza interna (Guardia di finanza, carabinieri, esercito). Rischia di essere troppo poco e la premier avrà l’ingrato compito di spiegare il nostro ritardo figlio – ma questo non potrà dirlo – di distanze incolmabili nella stessa maggioranza. E anche dentro Fratelli d’Italia dove il ministro della Difesa Guido Crosetto ricorda ogni volta che può che dobbiamo essere fedeli agli impegni presi nell’Alleanza militare atlantica. I vannacciani filorussi speculano anche su questo: «Dobbiamo spendere ma per la sicurezza interna. Non certo per guerre che non ci riguardano a cominciare da quella in Ucraina». E invece ad Ankara ci sarà da discutere anche su quanti miliardi la Nato dovrà dare a Kiev nel prossimo biennio.

Le sfide per la maggioranza

Insomma, ogni dossier nelle prossime settimane è una sfida tra la maggioranza e Futuro nazionale che potendole sparare sempre più grosse – poiché privo di quel principio di realtà che deve invece avere chi ha responsabilità di governo – continua a prendere voti. «A settembre non vogliamo più classi- moschee» ha avvisato ieri il deputato Sasso, ex Lega e ora Fnv. Settimana scorsa Vannacci aveva parlato di “classi speciali” riservate a chi ha qualche handicap o difficoltà di apprendimento. Ogni giorno ce n’è una: il pozzo della paura è sempre pieno d’acqua e smuoverlo è la cosa semplice e vigliacca che un politico possa fare. Vannacci lo sa fare molto bene usando l’arma dell’immigrazione. Così facendo aumenta il consenso. E Salvini impazzisce: «Se fossi al Viminale tutto questo non accadrebbe».

L’opposizione

Il centrosinistra osserva le convulsioni della maggioranza. E pianifica le mosse da fare. La prima, la più semplice: confezionare un’offerta larga e inclusiva. Schlein, Bonelli, Conte e Fratoianni cominciano da Napoli, l’8 luglio. «Al lavoro per cambiare l’Italia» è il titolo dell’evento in piazza del Gesù. È la prima delle due date indicate per avviare il programma. Il secondo appuntamento è previsto il 15 luglio, probabilmente a Padova. Sarebbe un grave errore se su questi palchi non fosse presente anche la parte più centrista e riformista della coalizione.

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