Per tre giorni il Monroeville Mall di Pittsburgh destinato alla demolizione, è tornato a riempirsi. Non di clienti, di zombie. Arrivati a salutare il vecchio consumismo, che non muore. Cambia passo
Sono arrivati a migliaia. Passo lento, sguardo spento. Appassionati di cinema horror hanno raggiunto il Monroeville Mall, un vecchio centro commerciale alle porte di Pittsburgh in Pennsylvania, dove da anni si organizzano i Living Dead Weekend, fine settimana dedicati all’universo cinematografico di George A. Romero.
Quello dal 12 al 14 giugno è stato l’ultimo. lI Monroeville Mall dove nel 1978 è stato girato Zombi (Dawn of the Dead), sarà demolito nel 2027. Gli zombie non muoiono, i sogni più facilmente.
Durante il weekend i corridoi semivuoti della struttura sono stati occupati da persone truccate da morti viventi, collezionisti, membri di cast e troupe dei film di Romero. Un programma vivo. Incontri, sessioni di autografi, bancarelle di cimeli, visite guidate nei luoghi utilizzati durante le riprese.
Qualcuno si è spinto nei corridoi stringendo fra le mani vecchie fotografie nel tentativo di ritrovare il punto esatto di una scena. Altri hanno ricreato le sequenze più celebri, trascinandosi tra le vetrine con il volto coperto di cerone e sangue finto.
Il ‘mall’ diventato set
Il Monroeville Mall è un luogo di culto per appassionati da quando Dawn of the Dead è uscito nella fine dei Settanta. La storia segue quattro persone che, durante un’epidemia capace di trasformare i morti in creature affamate di carne umana, cercano rifugio all’interno del centro commerciale. Perché lì trovano cibo, vestiti e oggetti sufficienti a sopravvivere. Nel Monroeville Mall tra la fine del ’77 e l’inizio del ’78 la troupe lavorava soprattutto di notte, dopo la chiusura dei negozi, e doveva terminare prima della riapertura mattutina.
Nel film il centro commerciale è un un personaggio. Gli zombie continuano a raggiungerlo perché, come viene suggerito in una delle scene, quel luogo aveva avuto un ruolo importante nella loro vita precedente.
Anche dopo la morte quindi conservano l’abitudine al consumo. Ricordano. Il mall diventa così il simbolo di una società nella quale le persone si muovono meccanicamente tra merci, vetrine e pubblicità. Morti, viventi.
L’acquisto da parte di Walmart
Il Monroeville Mall, inaugurato nel 1969, è stato acquistato nel febbraio 2025 da una società collegata a Walmart per circa 34 milioni di dollari. La proprietà comprende all’incirca 186 acri, poco più di 75 ettari. Il progetto prevede la trasformazione dell’area in un nuovo complesso commerciale con negozi, ristoranti, spazi per l’intrattenimento, aree verdi e percorsi pedonali. Nel 2025 la società proprietaria ha anche chiesto alla Pennsylvania un finanziamento pubblico da 7,5 milioni di dollari per contribuire alle spese di demolizione.


L’intervento deve ancora completare il percorso di approvazione da parte delle autorità locali, ma l’ipotesi è che il vecchio edificio venga abbattuto a partire dal 2027.
Per gli appassionati, quindi, il Living Dead Weekend è andato ben oltre la convention, diventando una visita d’addio a un luogo considerato un santuario cinematografico. Nel centro commerciale rimangono anche un museo dedicato ai morti viventi, fotografie, oggetti di scena e riferimenti alla produzione di Romero. Ma negli ultimi anni, accanto ai cimeli, sono aumentate le serrande abbassate e le vetrine vuote.
La crisi dei mall americani
La vicenda del Monroeville Mall si inserisce nella trasformazione che da anni interessa i centri commerciali statunitensi.
Secondo la Federal Reserve Bank di Richmond, negli Stati Uniti il numero dei mall è diminuito di circa 550 unità (da 1.500 nel 2005, a circa 1.150 meno di vent’anni dopo). Il loro declino è stato favorito dalla crescita del commercio elettronico, dalla crisi delle grandi catene di abbigliamento e dalla chiusura dei grandi magazzini che tradizionalmente funzionavano da punti di attrazione per l’intera struttura.
Nel 2025, secondo le rilevazioni di Coresight Research riportate dagli operatori del settore, negli Stati Uniti hanno chiuso più di 8.100 punti vendita appartenenti a catene commerciali. Il dato, però, non descrive una semplice scomparsa dei negozi fisici:.Il mercato si sta dividendo nettamente tra strutture capaci di rinnovarsi e mall rimasti legati al vecchio modello. Destinati a sparire.
I centri commerciali di fascia alta, situati nelle aree più ricche e capaci di offrire marchi di lusso, ristoranti, palestre, cinema e intrattenimento, continuano ad attirare clienti e investimenti. Gli altri non servono.

Secondo un’analisi del Financial Times, mentre i mall americani più redditizi riescono a generare vendite superiori ai mille dollari per piede quadrato, molte strutture di categoria inferiore sono sottoccupate, indebitate o destinate alla riconversione. Al posto delle vecchie gallerie coperte stanno sorgendo quartieri misti con abitazioni, uffici, ristoranti, palestre e negozi affacciati all’esterno.
È la crisi di un modello preciso: quello del grande edificio suburbano costruito intorno a negozi di abbigliamento e grandi magazzini, nel quale il consumo rappresentava anche una delle principali occasioni di socialità.
Quando la realtà imita Romero
Ed è qui che la cronaca sembra trasformarsi in una scena scritta dallo stesso Romero. Nel 1978 il regista aveva riempito di zombie un centro commerciale ancora vivo, affollato e prospero, per raccontare una società incapace di liberarsi dall’istinto di consumare. Cinquant’anni dopo, migliaia di persone travestite da zombie sono tornate nello stesso edificio, ma lo hanno trovato realmente svuotato. Negozi chiusi, zombie.
Oscar Wilde sosteneva che non è l’arte a imitare la vita, ma la vita a imitare l’arte. Non solo per molti anni, dopo l’uscita del film, gli zombie hanno “invaso” il centro commerciale (guidati, in fondo, dalle stesse logiche di consumo che l’opera di Romero pretendeva di criticare), ma lo stesso Monroeville Mall, ha preso vita, per poi perderla definitivamente.
Per un ultimo fine settimana, quindi, gli zombie hanno riportato la folla nel Monroeville Mall. Poi i fan sono tornati a casa. Nei corridoi sono rimaste le vetrine vuote. Gli zombie troveranno qualcos’altro da consumare. Perché come sosteneva Romero, il consumismo non muore, può cambiare solo velocità. Oggi, gli zombie, corrono.
































