In Iran si preparano i funerali per la Guida Suprema Alì Khamenei, la cui salma sarà trasportata come quella di un martire attraverso tutte le città sacre degli sciiti
Sei giorni di commemorazioni in cinque città diverse, tanto in Iran quanto in Iraq. La comunità sciita mediorientale, colpita da anni di guerre e sconvolgimenti geopolitici e sociali, si prepara a celebrare una delle funzioni più importanti dalla nascita della Repubblica Islamica d’Iran: i funerali della Guida Suprema Alì Khamenei, morta lo scorso 28 febbraio in un raid israelo-americani.
Si tratta di un evento destinato a rimanere nell’immaginario collettivo della “fazione di Alì” – gli sciiti devono il proprio nome al fatto di essere i sostenitori della “fazione” del genero del Profeta, Alì – per molto tempo. I numeri attesi sono da record: i media di Teheran parlano di un’affluenza prevista di circa venti milioni di cittadini, numero che sarà considerevolmente ingrandito dalla partecipazione che si registrerà nelle principali città sciite irachene.
Il programma delle celebrazioni
Dal 4 al 9 luglio, in tutta la regione, si osserverà con attenzione l’immensa struttura organizzata dal Nezam (il “Sistema” islamico) per celebrare il suo defunto leader. Le commemorazioni inizieranno sabato prossimo nei pressi della moschea Imam Khomeini di Teheran, uno spazio tra i più importanti nel pantheon politico-religioso della Repubblica Islamica. In quell’area la salma rimarrà fino a lunedì, quando il corpo verrà portato in parata fino a piazza Azadì (“Libertà”). Partendo da piazza Imam Hossein e passando per via Enghelab (“Rivoluzione”).
Un tragitto simbolico, deciso tanto per la centralità di questi luoghi quanto per la loro rilevanza a livello d’immagine. Il feretro della Guida Suprema partirà infatti da una moschea che porta il nome del suo predecessore. Passando per una piazza che porta invece quello del più amato tra gli Imam sciiti, il primo tra i martiri. Attraversando poi una “rivoluzione” per arrivare alla “libertà”. Il messaggio che si vuole trasmettere, in questo caso, è piuttosto evidente.
Martedì il corteo funebre andrà poi verso Qom, il cuore pulsante del clero sciita in Iran. Lì la salma sarà fatta passare per il santuario di Fatima – sorella dell’Ottavo Imam, Reza – e per i principali luoghi religiosi legati ai seminari. Dopo Qom, la salma verrà poi trasferita in Iraq, dove sono previste cerimonie a Najaf e Karbala, le due città più sacre dell’Islam sciita. Città che ospitano i santuari del Primo Imam, Ali, e del Terzo Imam, Hussein, e che sono a tutti gli effetti il centro di gravità attorno al quale ruota la comunità. Il 9 luglio, al concludersi delle celebrazioni, il corpo di Khamenei sarà infine sepolto a Mashhad, la sua città natale, sede del santuario dell’Ottavo Imam e il luogo più sacro di tutto l’Iran.
La paura d’incidenti
L’intero sforzo logistico sarà gestito dal corpo paramilitare dei Basij e, in parte, dai Pasdaran, che promettono un andamento tranquillo e sicuro delle celebrazioni. Sull’evento si agita però l’incertezza circa la capacità delle autorità di gestire le enormi folle che si raduneranno. Gli sciiti non sono nuovi a manifestazioni così partecipate – ogni anno, in occasione delle celebrazioni per la morte dell’Imam Hussein tenute all’inizio del mese di Muharram si radunano milioni di persone in ogni grande città – ma esempi passati mostrano quanto queste situazioni possano facilmente degenerare. Tutto il Nezam, in tal senso, sta cercando di prevenire il ripetersi delle calche mortali che hanno funestato i funerali dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini nel 1989 e del generale Qassem Soleimani nel 2020.
Il valore simbolico di un funerale
Al di là delle complessità logistiche, è evidente che il programma delle celebrazioni sia stato costruito con attenzione anche alla dimensione simbolica. Tutto è stato infatti pensato per far risuonare le corde culturali e religiose della comunità sciita. Khamenei attraverserà Iran e Iraq seguito da una processione di fedeli non dissimile da quella che segue il corteo funebre dell’Imam Hussein – nipote del Profeta, ucciso a Karbala per mano dell’esercito del Califfo dell’epoca – durante l’Ashura, la celebrazione del sacrificio del Terzo Imam. In un voluto legame diretto tra il martirio “fondativo” dello sciitismo e questo nuovo martirio, che nell’idea dei leader del Nezam consacra nuovamente la volontà della “fazione” di lottare fino alla morte per la giustizia.
Questo, al netto di tutto, è l’elemento che va meglio compreso per capire l’intero evento a cui si assisterà a partire da sabato prossimo. Per gli sciiti, fin dall’inizio, la lotta contro le ingiustizie è un gesto nobile e fondamentale, a prescindere dalla reale possibilità di vittoria. Come disse il filosofo Alì Shariati: «Se non puoi uccidere il nemico, muori provandoci». Una frase che incarna nella sua essenza tutto ciò che tiene insieme la visione politica-religiosa della Shi’a fin dal martirio dell’Imam Hussain.
L’immagine che rafforza l’Iran
Per questo motivo, la morte di Khamenei è stato forse il contraccolpo più grande dell’intera guerra per gli avversari dell’Iran. E questo perché ha dato modo al Nezam di consolidare la propria narrativa offrendo non solo decine di migliaia di nuovi martiri alla causa, ma anche dei simboli “eccelsi” come la Guida Suprema stessa, il cui esempio è in grado di rafforzare la fiducia degli sciiti di metà del Medio Oriente nel messaggio politico-religioso di Teheran.
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L’uccisione di Khamenei, in ultima analisi, non ha solo permesso alla Repubblica Islamica di aggiungere un altro martire alla lunga lista della Shi’a. Ha garantito al Nezam la possibilità di ribadire una dichiarazione d’intenti vecchia di 1.400 anni e di testimoniare nuovamente la propria determinazione. In termini d’immagine si tratta di un danno gigantesco per tutti coloro i quali vedono nell’Iran un avversario da eliminare. E in guerra le immagini hanno spesso un peso considerevole.

































