Agostino Giovagnoli, storico del cristianesimo e professore emerito alla Cattolica di Milano, ridimensiona lo scisma lefebvriano che ha portato alla scomunica del Papa
Professor Giovagnoli (nella foto)- docente emerito di storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano – che ripercussioni può avere all’interno della Chiesa lo scisma dei lefebvriani?

«Credo che nell’immediato le conseguenze saranno limitate: è una faccenda che si trascina da molti anni e che riguarda una questione irrisolvibile. Per la Chiesa cattolica, ormai, il Vaticano II fa parte della tradizione e va accettato in toto. Paradossalmente i lefebvriani, in nome della fedeltà alla tradizione, vanno contro la tradizione del Vaticano II. Credo comunque che la questione dello scisma sia stata metabolizzata in anticipo. Bisognerà vedere se, sul lungo periodo, stemperandosi il conflitto, le posizioni dei lefebvriani verranno normalizzate e accettate dalla Chiesa».
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Crede che il rifiuto lefebvriano del “modernismo” e il loro richiamo a una tradizione pura siano in contrasto con lo spirito del cristianesimo e dell’Incarnazione?
«L’accusa di “modernismo” è ricorrente nella storia della Chiesa dell’ultimo secolo. Ma tornerei sul tema del Vaticano II. Il Concilio ha tracciato una strada molto chiara del rapporto tra Chiesa e modernità. Può non piacere, ma si tratta comunque della strada scelta della Chiesa e sul cui tracciato si muoveranno verosimilmente questo Papa e i suoi successori».
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È possibile stabilire dei paralleli o delle analogie storiche con i grandi scismi che la Chiesa ha attraversato: quello della Chiesa ortodossa, il “piccolo” e il “grande” scisma della Chiesa d’occidente, lo scisma luterano del 1517?
«Mi sembra francamente un’esagerazione ogni paragone con lo scisma protestante ma direi anche con altri scismi più recenti, come quelli che si sono verificati dopo il Concilio Vaticano I del 1970. In quella stagione ci fu, ad esempio, lo scisma dei cosiddetti “veterocattolici”. Sono vicende storiche minori che oggi abbiamo addirittura dimenticato. Credo che dimenticheremo abbastanza facilmente anche quella di cui stiamo parlando in questi giorni. Del resto, l’atteggiamento di Papa Leone – così come quello di Papa Francesco prima di lui – è rivelatore del fatto che non c’è, da parte sua, grande paura di questo scisma».
Il Pontefice ha però fatto un appello molto accorato per invitare i lefebvriani a tornare sui loro passi.
«Sì, ma si trattava appunto di un appello che lasciava poco spazio alla mediazione. Per questo mi pare che non ci sia una grande preoccupazione da parte del Santo Padre».






























