Nessun faccia a faccia tra Usa e Iran a Doha: i colloqui restano tecnici e indiretti. Sul tavolo fondi congelati, memorandum e Hormuz. Intanto Trump non esclude nuove azioni militari
Funzionari americani e iraniani terranno oggi colloqui tecnici indiretti a Doha, con la mediazione del Qatar e del Pakistan. Dopo il balletto di annunci e smentite tra Washington e Teheran, la linea è più chiara: non ci sarà un faccia a faccia politico ad alto livello, ma un negoziato tecnico sull’attuazione del memorandum tra Stati Uniti e Iran.
Sul tavolo c’è soprattutto lo sblocco degli asset iraniani congelati. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, la delegazione di Teheran discuterà con i mediatori qatarioti alcune parti dell’accordo, compresa quella relativa al rilascio dei fondi iraniani bloccati all’estero.
La delegazione di Trump
Gli emissari di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno incontrato il primo ministro del Qatar e i mediatori qatarioti, ma non avranno colloqui diretti con la delegazione iraniana.
Il portavoce di Doha, Majed al-Ansari, ha confermato che i colloqui tecnici proseguono, ma ha escluso riunioni dirette tra le due delegazioni. Anche Teheran ha ribadito che il suo team negoziale non ha in programma incontri con gli americani nei prossimi giorni.
La linea diplomatica del Qatar
Il Qatar lavora per mantenere aperto il canale tra Washington e Teheran. La riunione con Witkoff e Kushner ha riguardato l’attuazione del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, ma anche gli sforzi per rafforzare la sicurezza regionale attraverso il dialogo. Nel pacchetto diplomatico rientra anche il cessate il fuoco in Libano. Doha ha sottolineato l’importanza di stabilizzarlo e consolidarlo per preservare l’unità, la sovranità e la stabilità libanese.
Il nodo dei fondi iraniani
Uno dei punti centrali resta il trasferimento dei fondi iraniani congelati. Secondo al-Ansari, i 6 miliardi di dollari non sono ancora stati trasferiti a Teheran. Il passaggio, ha spiegato, avverrà «in base all’avanzamento dei negoziati».
Per l’Iran, lo sblocco degli asset è una condizione decisiva per misurare il rispetto degli impegni americani. Teheran vuole verificare prima l’attuazione dell’accordo, poi discutere eventuali passaggi successivi.
Hormuz e Libano
Resta aperto anche il dossier dello Stretto di Hormuz. L’Oman ha consegnato agli Stati Uniti e ad altri alleati una proposta sul futuro della navigazione nello stretto, dopo le tensioni delle ultime settimane e gli attacchi alle navi.
In Libano, intanto, il cessate il fuoco resta fragile. Nonostante l’accordo mediato dagli Stati Uniti tra Israele e Libano, l’esercito israeliano ha detto di avere colpito un operativo di Hezbollah nell’area di Manzala, nel sud del Paese, vicino alla zona di sicurezza in cui operavano le forze israeliane.
L’opzione militare di Trump
Mentre la diplomazia va avanti, Trump non esclude il ritorno alle ostilità. Secondo il Wall Street Journal, il presidente americano ha discusso nei giorni scorsi con il segretario alla Difesa Pete Hegseth e con il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, la possibilità di nuovi attacchi contro l’Iran.
Per ora, però, Trump avrebbe scelto di proseguire sulla via diplomatica. Secondo funzionari americani, il presidente non considera un problema se i negoziati con Teheran dovessero superare la scadenza del 18 agosto fissata per l’accordo sul nucleare.
Prossime mosse
Trump si dice soddisfatto dell’attuale strategia: mantenere aperto il negoziato e ordinare raid mirati contro l’Iran solo in caso di violazioni del memorandum.
Ma le ultime discussioni al Pentagono mostrano che l’opzione militare non è uscita dal tavolo. Per Washington, un ritorno alla guerra su vasta scala equivarrebbe però ad ammettere il fallimento dell’accordo appena raggiunto con Teheran. Per questo Doha diventa il passaggio decisivo: non ancora pace, ma nemmeno rottura.

































