30 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Giu, 2026

La Corte Suprema salva lo ius soli, Trump rilancia: «Ora ci pensi il Congresso»

La Corte Suprema Usa

I giudici della Corte Suprema Usa confermano il principio del XIV emendamento dello Ius Soli: chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano. Trump incassa la sconfitta ma chiede una legge per cancellare la cittadinanza per nascita


La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo di Donald Trump di cancellare la cittadinanza per nascita. I giudici hanno confermato il principio, garantito dal XIV emendamento della Costituzione, secondo cui quasi tutti i bambini nati sul suolo americano sono cittadini degli Stati Uniti. Il principio risale alla storica sentenza United States v. Wong Kim Ark del 1898, che interpreta il XIV emendamento come garanzia della cittadinanza per chi nasce sul territorio americano, salvo eccezioni molto limitate.

La decisione, arrivata con una maggioranza di 6 a 3, rappresenta una sconfitta pesante per l’agenda sull’immigrazione della Casa Bianca. L’ordine esecutivo di Trump avrebbe impedito ai figli di immigrati irregolari e di residenti temporanei stranieri di ottenere automaticamente la cittadinanza americana alla nascita.

Trump: «Rimedieremo a questa decisione»

Trump ha reagito subito alla decisione sostenendo che non sarà necessario modificare la Costituzione. In un messaggio pubblicato sui social ha invitato il Congresso ad approvare «da subito» una legge per abolire la cittadinanza per nascita, assicurando il suo «completo e totale sostegno». Il presidente ritiene infatti che la sentenza lasci aperta la strada a un intervento legislativo.

«La Corte Suprema ha confermato la cittadinanza per nascita, il che è un male per il nostro Paese, ma possiamo facilmente rimediare al Congresso attraverso una legge, con il sostegno del Presidente, come è stato ora stabilito durante questo procedimento», scrive Trump su Truth.

«Non è necessario alcun lungo e macchinoso emendamento costituzionale! Il Congresso dovrebbe cominciare OGGI a lavorare per mettere fine alla cittadinanza per nascita, costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio completo e totale sostegno!»

Il no della Corte Suprema

A scrivere l’opinione della maggioranza è stato il presidente della Corte, John Roberts. Secondo Roberts, l’ordine esecutivo violava il XIV emendamento, che garantisce la cittadinanza a chi nasce negli Stati Uniti, con eccezioni molto limitate.

«La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti: partecipare liberamente alla nostra comunità politica», ha scritto Roberts. Poi la frase più netta.

«Manteniamo oggi quella promessa».

La battaglia di Trump

Per Trump, la cittadinanza per nascita è da anni uno dei temi simbolo della battaglia sull’immigrazione. Il presidente aveva cercato di limitarla sostenendo che il XIV emendamento non dovesse applicarsi ai figli di immigrati irregolari o di persone presenti negli Stati Uniti con permessi temporanei.

La Corte ha respinto questa interpretazione, confermando la lettura storica che da oltre un secolo considera cittadini americani quasi tutti i nati negli Stati Uniti.

La maggioranza

Con Roberts hanno votato anche tre giudici liberal e Amy Coney Barrett. Alla decisione si è unito anche Brett Kavanaugh, pur fondando il suo voto su una legge federale e non direttamente sulla Costituzione.

Tre giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito, hanno invece dissentito.

Gli «anchor babies» e il nodo immigrazione

I sostenitori dell’abolizione dello ius soli definiscono i figli nati negli Stati Uniti da immigrati irregolari o da stranieri con visto temporaneo «anchor babies», sostenendo che vengano utilizzati per ottenere benefici e regolarizzare la posizione delle loro famiglie. In realtà, ottenere la carta verde attraverso un figlio cittadino americano è un percorso lungo e complesso: nella maggior parte dei casi i genitori devono lasciare gli Stati Uniti per anni, con il rischio di non poter più rientrare. Secondo il Pew Research Center, negli Usa vivono oltre sei milioni di persone nate nel Paese con almeno un genitore privo di documenti regolari, tra cui circa 4,6 milioni di minori.

La reazione dell’Aclu

Cecillia Wang, direttrice legale nazionale dell’American Civil Liberties Union, che ha discusso il caso davanti alla Corte, ha definito la decisione una riaffermazione di una promessa fondamentale americana. «Se nasci qui, sei cittadino», ha detto Wang. «Un presidente non può cambiare la Costituzione con un ordine esecutivo».

Il verdetto sulle atlete transgender

La Corte Suprema oggi ha emesso complessivamente 58 sentenze, tra cui una dozzina di decisioni di grande rilievo, chiudendo una sessione particolarmente importante nella quale i giudici hanno affrontato casi riguardanti i poteri esecutivi del presidente Donald Trump, il diritto di voto e tra ultime, la Corte Suprema ha consentito agli Stati di vietare alle atlete transgender di competere nelle squadre femminili scolastiche e sportive (qui il commento di Trump). I giudici hanno inoltre rimosso alcuni limiti alla spesa coordinata tra partiti e candidati, una decisione considerata una vittoria per il Partito repubblicano.

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