18 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Giu, 2026

Mondiali 2026, il caso Iran: «Controlli, scorte armate e cacciati dagli Usa dopo le partite»

La nazionale iraniana denuncia un trattamento senza precedenti durante il Mondiale. Ingresso negli Stati Uniti solo poche ore prima delle gare, controlli rafforzati, scorte armate e obbligo di lasciare il Paese subito dopo il fischio finale


L’Iran ai Mondiali 2026 va avanti. Ma non è un gioco sportivo quello a cui la squadra sta partecipando. È un caso politico. Alla vigilia della seconda partita del girone, la nazionale iraniana ha denunciato pubblicamente le condizioni imposte dagli Stati Uniti alla propria delegazione durante il torneo.

A raccontare le difficoltà è stato Paulo Alexandre Araujo, fisioterapista della squadra, che ha parlato al New York Times di controlli straordinari, tempi di permanenza ridotti al minimo e procedure di sicurezza che nessun’altra nazionale sarebbe costretta ad affrontare.

L’ingresso negli Usa sotto sorveglianza

Secondo il racconto dello staff iraniano, i problemi sono iniziati già all’arrivo a Los Angeles. Diversi membri della delegazione sono stati sottoposti a lunghi interrogatori e controlli approfonditi da parte delle autorità americane. Le verifiche hanno costretto la squadra a modificare il programma previsto. Rinunciando al riposo in hotel per andare direttamente allo stadio.

Il capitano Mahdi Taremi e il commissario tecnico Amir Ghalenoei avevano già espresso pubblicamente il malcontento dopo la gara inaugurale contro la Nuova Zelanda.

Ritorno immediato in Messico

La misura più contestata riguarda però la permanenza sul territorio statunitense. Secondo quanto denunciato dalla federazione iraniana, la squadra può entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno precedente alla partita e deve lasciare il Paese immediatamente dopo il fischio finale.

La base della nazionale è infatti a Tijuana, in Messico, dove i giocatori tornano dopo ogni incontro. Il fisioterapista ha raccontato di aver dovuto medicare e assistere gli atleti direttamente sull’aereo di ritorno. Non negli spogliatoi.

Le proteste della nazionale iraniana

«Tutto per noi è un disastro», ha dichiarato Taremi dopo il debutto mondiale. Ancora più duro il commissario tecnico Ghalenoei, che ha definito l’Iran «la squadra più oppressa del torneo».

Secondo lo staff, le limitazioni avrebbero costretto la nazionale a lavorare senza alcuni membri fondamentali della delegazione, compresi analisti e addetti alla logistica. «Quando fai aspettare i giocatori per ore negli aeroporti e li circondi di uomini armati, è evidente che tutto questo produce effetti psicologici», ha spiegato Araujo.

«Non è così che si trattano degli sportivi»

La partita disputata a Los Angeles ha assunto anche un forte valore simbolico per la presenza nella città californiana di una delle più grandi comunità iraniane all’estero e di numerosi oppositori del regime di Teheran.

La federazione iraniana ha chiesto alla FIFA di intervenire per alleggerire le restrizioni e garantire condizioni più equilibrate per il prosieguo del torneo, ma finora non sono arrivate risposte ufficiali.

Lo staff iraniano teme che nulla cambierà nelle prossime settimane. «Nessuno sembra interessarsene», ha detto Araujo. «Non è questo il modo di trattare degli sportivi quando si parla di competizione leale».

Le partite dell’Iran ai Mondiali

L’Iran ha debuttato nel Gruppo G con un pareggio per 2-2 contro la Nuova Zelanda, una partita segnata non solo dal risultato ma anche dalle polemiche per le restrizioni imposte alla delegazione iraniana durante la permanenza negli Stati Uniti.

Il cammino della nazionale di Teheran proseguirà il 21 giugno contro il Belgio e si concluderà il 26 giugno con la sfida all’Egitto. Saranno questi due incontri a decidere la qualificazione agli ottavi di finale.

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