Per il caso della chat sessista nel trasporto pubblico milanese Atm, c’è un indagato. Perquisizioni della polizia locale
Atm ha sospeso dal servizio, e dalla retribuzione, i dipendenti della chat in cui comparivano immagini di donne accompagnate da battute sessiste e frasi oscene. Lo rende noto la stessa Azienda Trasporti Milanesi.
E intanto c’è almeno un indagato per accesso abusivo a sistema informatico nel caso delle chat.
Sequestro dei telefonini
Eseguite poi cinque perquisizioni in tutto quelle effettuate dalla Polizia locale nei confronti dell’indagato e di altri quattro membri, al momento non indagati, della chat sessista. L’attività scaturisce dalla denuncia di Atm alla Polizia locale, che l’ha poi trasmessa alla Procura di Milano, relativa all’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti. In parallelo l’azienda ha presentato un esposto al Garante della Privacy. La Polizia locale, secondo quando si apprende, procede anche al sequestro di cellulari e altro materiale informatico.
La denuncia
La storia è stata resa pubblica nella newsletter di Carlotta Vagnoli, che riporta a sua volta il racconto di una passeggera seduta sul tram 15 di fianco a “un autista in pausa, riconoscibile dalla divisa dell’azienda che aveva indosso”. Lo stesso “stava scambiando dei messaggi in una chat denominata ‘Staff Ticinese’ con quelli che, per la giovane, erano senza dubbio colleghi di lavoro”. Messaggi che non riguardavano “foto di situazioni di pericolo o problemi tecnici, bensì fotogrammi su gambe, volti, seni e cosce di donne ignare di essere diventate carne da macello per un gruppo di uomini con la divisa dell’azienda”.































