4 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Giu, 2026

Pamela Genini, la madre davanti all'imputato: «Guardarlo è stato devastante»

Pamela Genini

Prima udienza del processo in Corte d’Assise a Milano per il femminicidio di Pamela Genini. La famiglia si è costituita parte civile


“Vederlo mi ha provocato un effetto devastante, la sua crudeltà, la sua lucidità, la sua mancanza di rispetto e di pentimento… E’ una persona che non si può descrivere. In aula purtroppo ho avuto un momento di sfogo, ma è stato terribile guardarlo per la prima volta. Ora mi aspetto giustizia”. Lo spiega dopo la prima udienza del processo in Corte d’Assise a Milano, Una Smirnova. E’ la madre di Pamela Genini, l’ex modella uccisa lo scorso ottobre dall’ex compagno Gianluca Soncin. Processo che è stato rinviato al 13 luglio per l’esame dei primi testimoni. La donna, quando l’imputato è entrato in aula, ha urlato contro di lui e si è sentita male.

Il primo atto del processo inizia con la costituzione di parte civile della famiglia. Madre, fratello e sorella e il padre biologico (che è in coma, la moglie è l’amministratrice di sostegno) entrano nel processo. Potranno chiedere il risarcimento del danno all’imprenditore 53enne, accusato di omicidio volontario pluriaggravato da premeditazione, futili motivi, crudeltà e legame affettivo.

No alla costituzione di Dolci

Nel processo per l’omicidio di Genini, i giudici popolari, con la presidente Antonella Bertoja e la giudice a latere Sofia Fioretta, rifiutano la richiesta di costituzione dell’ex amico. L’uomo con il quale la ragazza avrebbe intrattenuto una relazione parallela fra maggio e ottobre 2025, Francesco Dolci. Che è attualmente indagato a Bergamo per vilipendio di cadavere e furto della testa dopo la profanazione della tomba della giovane.

Il patrigno si trincera dietro un “no comment” rispetto alla richiesta di costituzione di parte civile di Dolci. Da mesi è lui il protagonista mediatico in tv della vicenda. E bollato da uno dei legali della famiglia come uno “stalker”. ”Come sempre dalla morte di Pamela a questa parte la famiglia attacca me e non Soncin. Mi sembra assurdo che queste persone parlino di miei atti persecutori nei confronti di Pamela, che non sono veri, e nessuno invece parla di quelli di Soncin”, è stata la replica di Dolci, che respinge le accuse di stalking mosse dal legale della madre della vittima, l’avvocato Nicodemo Gentile.

La premeditazione

Grande importanza rivestiranno gli accertamenti tecnici nell’appartamento scena del crimine e le analisi sul mazzo di chiavi dell’abitazione di cui il 53enne è stato trovato in possesso. Per la Procura fondano l’aggravante da ergastolo della premeditazione. Il gip Tommaso Perna, nel disporre la custodia cautelare in carcere, ha scritto che Soncin si sarebbe procurato il “duplicato” almeno “una settimana prima”, quando ha maturato la “decisione di uccidere” per via della “intenzione di interrompere la relazione” da parte della ragazza o durante un “litigio” di coppia.

La perizia medico legale

Intanto, dalle richieste della difesa, tra cui un’istanza per una perizia medico legale e una sull’analisi dei telefoni, si è capito che i difensori di Soncin puntano a cancellare le aggravanti contestate dai pm, tra cui la premeditazione, la crudeltà e i futili motivi. “Lo scopo del processo – hanno spiegato i legali Pietro Sartori e Simona Luceri, che assistono il 53enne che rischia l’ergastolo – è capire come è successo il fatto e appurarlo nel modo migliore possibile e capire perché è successo, il movente. Pamela Genini – hanno aggiunto – è morta per i colpi inferti dall’imputato, ma c’è tutto il tema delle aggravanti su cui la difesa avanzerà degli argomenti”.

Telecamere non ammesse

La Corte, che sulle istanze di perizie si è riservata di decidere all’esito dell’istruttoria nel dibattimento, non ha ammesso le riprese televisive e le immagini nel processo, perché, è stato chiarito, è “debole l’interesse pubblico alla vicenda, è limitato ovviamente alla frequenza di omicidi ai danni di donne, ma non è connotato da altri rilevanti aspetti di interesse pubblico”. La stessa pm Letizia Mannella, con la collega Alessia Menegazzo, aveva fatto presente che “stiamo assistendo sempre più ai processo televisivi in cui l’imputato è già colpevole”. Le telecamere saranno ammesse alla lettura della sentenza.

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