Da Gabriel Attal a Édouard Philippe fino a Raphaël Glucksmann, i principali candidati di centro in Francia, i delfini di Macron, sono finiti nel vortice di scandali e polemiche
Si era candidato da appena una settimana, Gabriel Attal, quando l’ex primo ministro e delfino (poi disconosciuto) del presidente francese Emmanuel Macron è inciampato nella prima grana elettorale. Il giovane politico è stato infatti accusato di aver utilizzato gli account social di partito (Enseble) per la propria campagna presidenziale, nonostante la sua si configuri come un corsa in solitaria. L’ex premier è stato anche tacciato di aver mentito in merito ai suoi titoli universitari. I quali sarebbero stati ottenuti non sulla base di esami effettivamente passati bensì grazie a un accordo con le autorità accademiche.
Accuse respinte al mittente dal diretto interessato, che tuttavia rischiano di appannare l’immagine di un candidato con un recente passato già turbolento. Il 37enne, considerato a lungo un enfant prodige della politica francese, apertamente omosessuale, era stato scelto come primo ministro da Macron nel 2024. Rendendolo di fatto il suo successore designato. Prospettiva, tuttavia, naufragata bruscamente dopo l’improvvisa decisione dello stesso Macron di sciogliere il parlamento a seguito dei pessimi risultati incassati alle elezioni europee dello stesso anno.
La rottura con Macron
Attal, che attualmente ricopre l’incarico di leader parlamentare della maggioranza macroniana in parlamento, non ha mai perdonato al suo vecchio alleato il tradimento subito. E ha cercato di prenderne politicamente le distanze, nonostante sul piano ideologico sia rimasto il candidato più in continuità con il presidente uscente. La corsa all’Eliseo è stata infatti lanciata senza l’imprimatur del capo dell’Eliseo. Venendo da molti letta come il colpo di partenza di una lotta fratricida tra i ranghi dello schieramento politico centrista per determinare il proprio alfiere per le prossime elezioni presidenziali francesi 2027.
Peccato che anche i suoi sfidanti non siano messi meglio. Sulla carta lo sfidante meglio posizionato per la corsa all’Eliseo sarebbe il 55enne Édouard Philippe, sindaco di Le Havre, in Normandia, e primo ministro durante il primo mandato di Macron. Il 19 maggio scorso, il Parquet national financier (Pnf), la corte dei conti francese, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta a suo carico con l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici, favoritismo, conflitto di interessi e concussione. Reati legati alla gestione della città di cui è primo cittadino.
Il declino del favorito centrista
La vicenda prende le mosse dalla denuncia presentata nel settembre 2023 da una ex dirigente dell’ente locale, che aveva segnalato irregolarità al PNF. Philippe ha ribadito la propria innocenza e ha dichiarato che nessuna decisione giudiziaria non definitiva gli impedirà di candidarsi alle presidenziali del 2027. Anche Philippe è stato a lungo considerato il delfino di Macron, salvo essere licenziato bruscamente una volta che la sua popolarità ha iniziato a eclissare quella del presidente. Le indagini rischiano ora di far deragliare quella che è stata a lungo considerata la candidatura più forte tra le file centriste.
Diversa per natura, ma altrettanto imbarazzante, la vicenda che ha colpito Raphaël Glucksmann. Figlio del famoso filosofo André Glucksmann, europarlamentare e leader del partito progressista Place publique, l’ex giornalista 46enne ha raccolto il favore dell’intellighenzia parigina. E di chi spera in un’opzione progressista e riformista in uno scenario politico sempre più radicalizzato. Il 12 maggio scorso però, una nota interna di 48 pagine appartenente al suo entourage è trapelata online.
Gli elettori “sacrificabili”
Il documento classificava gli elettori in base al loro potenziale di voto. Suggerendo di rinunciare a milioni di cittadini considerati come poco appetibili per il messaggio del candidato. In particolare, gli abitanti delle zone più disagiate, gli elettori rurali, i poveri e i pochi istruiti. Oltre ai cittadini francesi di seconda e terza generazione. Il focus, secondo il report trapelato, devono essere gli elettori urbani, istruiti e benestanti. Per molti è stata la conferma di un Glucksmann rampollo della Parigi bene, lontano dalle classi popolari sempre più in difficoltà.
Il candidato ha risposto a caldo con un discorso infuocato, derubricando la fuga di notizie come una normale rilevazione politica e promettendo di essere un presidente per tutti i francesi. Poi martedì scorso il mezzo passo indietro. Glucksmann ha annunciato di volersi prendere tre mesi di riflessione per sondare il Paese e valutare se ci siano ancora le condizioni per una sua corsa all’Eliseo. Un dietrofront che ha congelato una candidatura già annunciata e che a molti è suonata come un tentativo di controllare il danno mediatico.
Un sistema che alimenta la guerra interna
Ad alimentare la rivalità intra-centrista è soprattutto il sistema elettorale francese, incentrato sul ballottaggio presidenziale. Ogni candidato è infatti incoraggiato a correre nella speranza di ottenere un voto in più dei concorrenti e diventare così il candidato di tutto il centro nella sfida, ormai certa, con l’estrema destra guidata da Jordan Bardella (o da Marine Le Pen, se la sua incandidabilità dovesse essere rovesciata in appello). Un effetto collaterale e paradossale, tenendo conto che il ballottaggio secco era stato pensato proprio per unire i poli politici.
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Con tutti i maggiori candidati riformisti incidentati dai propri scandali però, il rischio sempre più concreto è che si materializzi un ballottaggio tra estrema destra e sinistra radicale, guidata dal populista Jean-Luc Mèlenchon. Secondo i sondaggisti infatti, l’auto-investitosi tribuno della plebe d’Oltralpe – attualmente stabile al terzo posto – è destinato a recuperare nelle rilevazioni via via che mobiliterà gli elettori disillusi e gli abitanti delle banlieue che tradizionalmente costituiscono il suo bacino elettorale. Col rischio di una sfida tra radicali che lascerebbe probabilmente poco scampo alla Quinta Repubblica Francese così come la conosciamo.






























