30 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Mag, 2026

Meloni, giugno sarà il mese delle decisioni su Kiev e difesa

La premier Meloni in Aula l’11 giugno in vista del consiglio europeo, mentre crescono le tensioni all’interno della maggioranza


La maggioranza si divide anche sul drone russo che nella notte ha sventrato un condominio nella città di Galati, in Romania ferendo due persone. La premier Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani insieme anche con il ministro della Difesa Guido Crosetto non hanno dubbi e parlano di «atto gravissimo» e di «condanna ferma per questa pericolosa e irresponsabile escalation del governo di Mosca». Il vicepremier Salvini invece si limita ad un ecumenico ma inutile «per il bene dei nostri figli dobbiamo lavorare con convinzione e determinazione per la pace ascoltando e coinvolgendo tutti».

Mosca non è neppure nominata. La Romania è un piccolo caso. Alla sua destra, il suo ex vicesegretario Vannacci è nelle comoda posizione di dire e fare quello vuole, fino ad insinuare che il drone invece che Mosca lo avrebbe sganciato Kiev. «Usate il cervello – dice con i solito garbo il Generale diventato politico – a chi fa comodo quel drone?». Per poi lanciarsi nelle consuete accuse ai centristi della maggioranza: «Lupi latra, Polverini fa polvere e la Ronzulli ronza». Di Meloni e Salvini non dice nulla ma solo perché «ultimamente non hanno parlato di me». Occhio quindi, perché ce ne saranno per tutti.

In vista del Consiglio europeo


Il drone russo sulla Romania ha riaperto, anzi riacceso, il dossier spese per la difesa e spese per l’energia, come stare nell’Alleanza atlantica e cosa fare rispetto all’ingresso almeno formale dell’Ucraina nell’Unione europea. Tutti dossier che dovranno essere risolti nel prossimo mese di giugno, in tempo per il Consiglio europeo (17-18), prima che scada la richiesta di acceso ai fondi europei per la Difesa (Safe) e prima dell’Assemblea Nato in Turchia nella prima settimana di luglio. Un giugno di fuoco, in tutti i sensi.
«Sono sicura – ha rassicurato ieri la deputata di Fratelli d’Italia Ylenia Lucaselli, molto vicina a Giorgetti e anche a Crosetto, dunque persona informata sui fatti – che il giorno 11 giugno, quando la premier Meloni sarà in aula per le Comunicazioni in vista del Consiglio europeo troverà il modo di spiegare e come sempre di tenere la maggioranza».

Come? Probabilmente il solito gioco di equilibri lessicali che dicono tutto ma anche il loro contrario. Chiariamoci: le opposizioni sarebbero messe ancora peggio e, come sempre, faranno le solite sei risoluzioni diverse. Il problema quindi è trasversale e riguarda l’Italia che deve avere una postura unica in politica estera, atlantica e conseguente.
Il problema è che anche su Ucraina, Nato e Difesa ciò che sembra coincidente – Meloni, Crosetto, Tajani – lo è meno di quel che sembra. E anche questo è un problema.

La Nato


Sul drone in Romania la premier è stata chiara: «Un atto gravissimo, che dimostra come questa guerra di aggressione non risparmi nessuno, continuando a colpire brutalmente civili innocenti, ignorando ogni limite e mettendo a rischio la sicurezza europea». Vicinanza e solidarietà al popolo romeno. Ancora più netto il titolare della Difesa Crosetto che parla di «pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata» e chiama in causa la Nato (cosa che Meloni non fa): «Di fronte a queste minacce – sottolinea Crosetto – la coesione della Nato resta incrollabile. La sicurezza di un membro dell’Alleanza e dell’Unione Europea è la sicurezza di tutti noi».

Il segretario dell’Alleanza Rutte ha già detto che non sarà attivato l’articolo 5 – la mutua assistenza nella difesa in caso di attacco ad un paese alleato – ma ha anche ribadito: «Ogni centimetro del nostro territorio sarà difeso con le unghie». La conseguenza, infatti, è che nelle prossime settimane il personale dell’Aeronautica militare italiana, con alcuni caccia, sarà rischierato in Romania per la missione Nato di Air policing, ovvero la sorveglianza dello spazio aereo sul Mar Nero, in supporto alle forze aeree romene e subentrando all’attuale Royal air force britannica. Manovre già programmate nel dispositivo di sicurezza lungo il fianco Est della Nato. Operazioni che non devono avere il via libero del Parlamento ma che costano. Da sottolineare come nelle ultime settimane Mosca abbia aumentato le attività di “addestramento” delle sue truppe nei territori bielorussi al confine con l’est Europa.

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Le spese per la difesa


Già, Meloni dovrà dire qualcosa al Parlamento anche sulle spese per la Difesa che negli ultimi mesi ha messo in competizione con le spese per l’energia. Sui 15 miliardi del Safe (fondo europeo per la difesa) che l’Italia ha prenotato e che Crosetto – e anche Giorgetti – hanno messo in bilancio per sostenere gli investimenti che la Difesa giudica indispensabili in questa fase di riarmo europeo, c’è stata una frenata. Ma il tempo dell’attesa sta per scadere. Si parla di un compromesso, ovvero di attingere al Safe per soli 5 miliardi (necessari per onorare impegni e contratti già firmati).

Ma cosa faremo per onorare l’impegno del 5% di spesa in difesa entro il 2035 (siamo al 2%) sottoscritto un anno fa in ambito Nato? Allo stesso modo, come giustificheremo al Consiglio europeo che la spesa in aiuto alla difesa di Kiev è così bassa rispetto ad altri paesi Ue? L’Italia è uno dei pochi paesi Ue che non ha mai preso parte al Purl americano, il piano per sostenere la difesa ucraina sempre più simile, tra l’altro, al cuore della difesa europea visto che l’alleato americano sta ritirando uomini e mezzi dal vecchio continente.

Il nodo dell’ingresso nell’Ue


L’Italia sempre al fianco di Kiev. Da quattro anni, senza se e senza ma, rivendica la premier Meloni. Salvini e la Lega, in realtà, non ci sono mai stati. Ora lo rivendicano fiutando gli umori da campagna elettorale. E questa è un’altra frattura importante che Meloni dovrà provare a cucire. All’ordine del giorno del Consiglio Ue infatti ci sarà la proposta di accelerare l’iter di ingresso dell’Ucraina nella Ue, iter comunque già avviato nel 2022. Nel frattempo il cancelliere Merz ha proposto l’Ucraina come “membro associato”, senza diritto di voto, un segnale a Mosca che da questa strada Bruxelles non tornerà indietro. Come voterà il governo italiano? «Secondo il mandato che gli darà il Parlamento» la replica di fonti di governo. Ma la maggioranza è divisa: Salvini dice no, Tajani dice “sì ma…”, Meloni ha promesso “sempre al fianco di Kiev fino ad una pace giusta e duratura”. Ma ora c’è la campagna elettorale. E il nodo costi energia di difficile soluzione. Un giugno di fuoco. E di scelte che dovranno essere chiare.

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