Iran e Stati Uniti avrebbero definito il quadro dell’intesa per fermare la guerra e riaprire Hormuz. Restano però aperti i nodi sul nucleare iraniano e sull’approvazione finale dei leader
Washington e Teheran hanno definito “in linea di principio” il quadro di un’intesa per fermare la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma l’accordo non è ancora chiuso: mancano l’ok finale del presidente americano Trump e della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. I dettagli più importanti, uranio arricchito, missili iraniani e ruolo di Israele restano irrisolti. Trump alterna aperture e minacce. In Israele cresce il timore di un accordo giudicato troppo morbido con Teheran.
Media: «Quadro dell’intesa definito»
Secondo il Telegraph, Stati Uniti e Iran avrebbero concordato gli elementi principali dell’accordo che dovrebbe fermare il conflitto e allentare la crisi energetica globale. La bozza prevederebbe: riapertura dello Stretto di Hormuz, consegna da parte iraniana delle scorte di uranio altamente arricchito, tregua di circa due mesi, avvio di nuovi negoziati sul nucleare.
Trump: «Sarà un grande accordo. O si tornerà agli spari»
«I negoziati con la Repubblica Islamica dell’Iran stanno procedendo bene! Sarà un Grande Accordo per tutti oppure nessun accordo — e si tornerà al fronte e agli spari, ma più grandi e più forti che mai prima — e nessuno lo vuole!», ha scritto il presidente Usa su Truth. E ha spiegato.
«Durante i miei colloqui di sabato con il presidente Mohammed bin Salman Al Saud dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Zayed Al Nahyan degli Emirati Arabi Uniti, l’emiro Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani, il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim bin Jaber Al Thani e il ministro Ali al-Thawadi del Qatar, il feldmaresciallo Syed Asim Munir Ahmed Shah del Pakistan, il presidente Recep Tayyip Erdoğan della Turchia, il presidente Abdel Fattah El-Sisi dell’Egitto, re Abdullah II della Giordania e re Hamad bin Isa Al Khalifa del Bahrain, ho dichiarato che, dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per cercare di mettere insieme questo puzzle molto complesso, dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, almeno contemporaneamente, aderiscano agli Accordi di Abramo».
Gli Accordi di Abramo
«I Paesi di cui si parla sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (già membri!), Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrain (già membro!). È possibile che uno o due abbiano una ragione per non farlo, e questo sarà accettato, ma la maggior parte dovrebbe essere pronta, disponibile e capace di rendere questo accordo con l’Iran un evento storico molto più grande di quanto sarebbe altrimenti. Gli Accordi di Abramo si sono dimostrati, per i Paesi coinvolti (Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Marocco, Sudan e Kazakistan), un BOOM finanziario, economico e sociale, perfino in questo periodo di conflitto e guerra, tanto che gli attuali membri non hanno mai nemmeno suggerito di uscirne o di prendersi una pausa». Trump ha continuato.
«La ragione è che gli Accordi di Abramo sono stati grandiosi per loro e saranno ancora migliori per tutti, portando vero potere, forza e pace in Medio Oriente per la prima volta in 5mila anni. Sarà un documento rispettato come nessun altro mai firmato in qualsiasi parte del mondo. Il suo livello di importanza e prestigio sarà senza precedenti! Si dovrebbe iniziare con la firma immediata di Arabia Saudita e Qatar, e tutti gli altri dovrebbero seguire. Se non lo faranno, non dovrebbero far parte di questo accordo perché dimostrerebbe cattive intenzioni. Parlando con molti dei grandi leader sopra menzionati, sarebbero onorati, non appena il nostro documento sarà firmato, di avere la Repubblica Islamica dell’Iran come parte degli Accordi di Abramo. Wow, sì che sarebbe qualcosa di speciale!»
«L’accordo più importante mai fatto»
«Questo sarà l’accordo più importante che questi grandi Paesi, ma sempre in conflitto, abbiano mai firmato. Nulla nel passato o nel futuro lo supererà. Per questo motivo, sto richiedendo obbligatoriamente che tutti i Paesi firmino immediatamente gli Accordi di Abramo e che, se l’Iran firmerà il suo accordo con me, come presidente degli Stati Uniti d’America, sarà un onore avere anche loro come parte di questa impareggiabile coalizione mondiale. Il Medio Oriente sarebbe unito, potente ed economicamente forte come forse nessun’altra area del mondo!
Con questa pubblicazione su TRUTH, sto chiedendo ai miei rappresentanti di avviare e completare con successo il processo di adesione di questi Paesi agli ormai storici Accordi di Abramo. Grazie per l’attenzione su questa questione!»
Trump continua a presentare l’eventuale intesa come una vittoria personale capace di chiudere una guerra impopolare negli Stati Uniti e devastante per i mercati energetici.
«Se farò un accordo con l’Iran, sarà un accordo buono e corretto, non come quello fatto da Obama, che diede all’Iran enormi quantità di DENARO e una strada chiara e aperta verso un’arma nucleare. Il nostro accordo è l’esatto opposto, ma nessuno lo ha visto o sa cosa sia»

«Non è nemmeno ancora completamente negoziato. Quindi non ascoltate i perdenti, che criticano qualcosa di cui non sanno nulla. A differenza di chi mi ha preceduto e avrebbe dovuto risolvere questo problema molti anni fa, io non faccio cattivi accordi! Presidente DJT»
Il blocco dei porti iraniani resta attivo
La Casa Bianca ha confermato che il blocco americano dei porti iraniani resterà in vigore fino al raggiungimento di un accordo quadro definitivo. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione: potrebbero servire ancora alcuni giorni.
Rubio: «È ancora un lavoro in corso»
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che Washington proverà fino all’ultimo la strada diplomatica. «O raggiungeremo un buon accordo oppure dovremo trovare un’altra soluzione», ha dichiarato durante la visita in India.
Rubio ha spiegato che gli Stati Uniti considerano “molto solida” la proposta relativa alla riapertura degli stretti marittimi e ha sottolineato il sostegno dei Paesi del Golfo: «Ogni Paese con cui abbiamo parlato capisce che è la cosa giusta da fare per il mondo». Da Nuova Delhi il segretario di Stato ha confermato che i negoziati restano aperti. «Forse potremmo avere novità già oggi», ha dichiarato, pur invitando alla cautela. Ma ha ribadito che l’obiettivo americano resta impedire all’Iran di ottenere capacità nucleari militari.
Israele teme un accordo troppo debole
Anche Benjamin Netanyahu è intervenuto pubblicamente sul possibile accordo. Iran e armi nucleari restano «incompatibili», ha detto, sottolineando di essere ancora pienamente allineato con Trump: «l’Iran non avrà mai un’arma nucleare».
Ma c’è nervosismo: il possibile accordo non include lo stop ai missili iraniani, non impone il blocco definitivo dell’arricchimento dell’uranio e rinvia molte questioni a negoziati futuri. Secondo diverse fonti, però, Khamenei avrebbe già ordinato che l’uranio resti in Iran. Per il governo israeliano il rischio è che Teheran mantenga intatta gran parte della propria capacità strategica.
Il Libano resta dentro la partita
Secondo tre funzionari iraniani citati dal New York Times, un eventuale accordo dovrebbe fermare i combattimenti «su tutti i fronti», incluso il Libano. Resta però incerto come verrebbe gestito Hezbollah, quale ruolo avrebbero le milizie filo-iraniane e quanto Israele sarebbe disposto a fermarsi davvero.
La guerra con Hezbollah continua infatti nel sud del Libano nonostante i colloqui diplomatici.
Le critiche al Congresso Usa
L’eventuale intesa divide anche la politica americana. Lo speaker repubblicano Mike Johnson ha sostenuto che un accordo potrebbe far scendere il prezzo della benzina e aiutare i repubblicani alle elezioni di midterm. Molto più critico il senatore repubblicano Thom Tillis, secondo il quale l’intesa sarebbe «destinata a fallire» senza un forte controllo del Congresso. Il democratico Cory Booker ha invece accusato Trump di ipocrisia politica sul dossier iraniano.
































