Washington rilancia il dossier Groenlandia tra nuove basi militari, timori di escalation geopolitica e tensioni con Danimarca e governo groenlandese
L’amministrazione di Trump torna sulla Groenlandia e rilancia apertamente il dossier strategico sull’Artico. L’inviato speciale americano per l’isola, Jeff Landry, ha dichiarato che «è arrivato il momento per gli Stati Uniti di rimettere la propria impronta sulla Groenlandia», riaccendendo le tensioni con Copenhagen e con il governo autonomo groenlandese.
Le parole dell’emissario di Trump arrivano al termine della sua prima visita ufficiale nell’isola da quando è stato nominato, nel dicembre 2025, e alimentano il timore che Washington voglia aumentare rapidamente la propria presenza militare nell’Artico.
Gli Usa vogliono nuove basi militari
Secondo recenti indiscrezioni, gli Stati Uniti starebbero valutando l’apertura di tre nuove basi militari nel sud della Groenlandia. Durante la Guerra Fredda Washington controllava 17 installazioni militari sull’isola. Oggi ne resta operativa soltanto una: la base di Pituffik, nel nord del territorio.
«La Groenlandia ha bisogno degli Stati Uniti», ha dichiarato Jeff Landry all’Afp. «Il presidente parla di rafforzare le operazioni per la sicurezza nazionale e di ripopolare alcune basi sull’isola». La Groenlandia, territorio autonomo danese, è considerata strategica perché si trova sulla rotta più breve per eventuali missili tra Russia e Stati Uniti. Inoltre possiede enormi riserve di minerali rari e potrebbe diventare centrale con l’apertura delle nuove rotte artiche dovuta allo scioglimento dei ghiacci.
Trump non ha mai abbandonato l’idea
Trump sostiene da tempo che Washington debba controllare la Groenlandia per evitare che finisca sotto l’influenza di Russia o Cina.
Dopo le tensioni dei mesi scorsi, il presidente americano aveva formalmente ridimensionato le minacce di «prendere» l’isola e a gennaio era stato creato un gruppo di lavoro tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per discutere sicurezza e cooperazione militare. Ma le dichiarazioni di Landry mostrano che il progetto americano resta apertissimo.
Il premier groenlandese: «Parole irrispettose»
Il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha criticato duramente il tono americano pur ammettendo che Nuuk è costretta a dialogare con Washington. «Il desiderio di controllare la Groenlandia è completamente irrispettoso», ha detto, aggiungendo però che l’isola «deve trovare una soluzione».
Dopo l’incontro con Landry e con il ministro degli Esteri groenlandese Mute Egede, Nielsen ha parlato di colloqui «costruttivi», ma ha sottolineato che «non c’è alcun segnale che la posizione americana sia cambiata».
Washington alimenta il sogno indipendentista
Nelle interviste ai media groenlandesi, Landry ha anche cercato di incoraggiare le aspirazioni indipendentiste dell’isola. «Esistono opportunità incredibili per portare i groenlandesi dalla dipendenza all’indipendenza», ha dichiarato, sostenendo che Trump vedrebbe positivamente una Groenlandia economicamente autonoma dalla Danimarca. Sull’isola una maggioranza della popolazione è favorevole all’indipendenza nel lungo periodo, ma il governo ritiene che l’economia groenlandese dipenda ancora troppo dagli aiuti danesi.
Polemica per il medico Usa
La visita americana ha provocato nuove polemiche anche perché Landry era accompagnato da un medico statunitense incaricato di «valutare le necessità sanitarie» dell’isola. Una presenza criticata dal ministro della Salute groenlandese Anna Wangenheim. «I groenlandesi non sono cavie di un progetto geopolitico», ha dichiarato.
































