21 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

21 Mag, 2026

Tutele agli indagati, ancora nessuna sintesi tra Csm e Procure

Al plenum del Csm si discute di comunicazione giudiziaria e processi mediatici, ma ancora nessun accordo tra la posizione del Csm e quella delle Procure


Fughe di notizie dalle procure e tutela degli indagati: il Consiglio superiore della magistratura, sull’onda del caso Garlasco, che ha mostrato tutte le “falle” del sistema e. più in generale, alla luce del rispetto della presunzione di innocenza in ogni indagine che si rispetti, rimette in discussione le modalità della comunicazione giudiziaria. Ma prende tempo e cerca una sintesi sul testo varato e approvato dalla settima commissione del Csm contenente le nuove linee guida per gli uffici giudiziari (aggiornate dopo quelle del 2018). Delibera che ieri doveva ottenere il via libera definitivo del plenum, ma che ha subito uno stop.

Il rinvio

È infatti arrivata la richiesta di un «rinvio di cortesia» istituzionale da parte del pg della Cassazione Pietro Gaeta, prima di esaminare la relazione che riguardava la stretta sulla comunicazione dei pubblici ministeri, disciplinando interviste e obbligo di rettifica. La discussione è slittata al prossimo plenum del 3 giugno, per un necessario approfondimento visto il tema tanto delicato quanto infuocato dalle polemiche, e per avere il tempo necessario ad analizzare tutti gli emendamenti presentati al testo. Le proposte di modifica, elaborate dal consigliere togato di Unicost Marco Bisogni, raccolgono alcune delle richieste di Area e del togato indipendente Roberto Fontana.

Le norme

Sparirebbe il divieto ai magistrati di diffondere, fino al termine delle indagini «testi, estratti o riproduzioni» delle ordinanze di arresto emesse dai giudici: una previsione più severa rispetto alla legge Costa del 2024 (che porta il nome dell’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera) che vieta ai giornalisti di citare l’atto tra virgolette, ma non ai magistrati di trasmetterlo alla stampa, come avviene in tante procure d’Italia.

Cambierebbe in parte anche la norma più discussa delle nuove Linee guida, quella che impone ai procuratori comunicati successivi di «rettifica» se una decisione di un giudice contraddice l’ipotesi di accusa: in base all’emendamento, l’obbligo varrà solo nella fase delle indagini preliminari, cioè per archiviazioni o revoche di misure cautelari; per tutte le decisioni successive, cioè proscioglimenti e assoluzioni, l’aggiornamento dovrà avvenire solo «a istanza di parte», cioè su richiesta dell’imputato scagionato. Un modo per non costringere le procure a monitorare l’evoluzione dei casi nei successivi gradi di giudizio ad anni di distanza.

La tutela della reputazione personale

Sempre su questo tema, si prevede che le comunicazioni di rettifica debbano avvenire con «proporzionalità informativa» rispetto a quella iniziale, e non più con «rigorosa simmetria»: trasponendo il concetto nella pratica, se si convoca una conferenza stampa per informare su degli arresti, non bisognerà prevederne un’altra qualora gli arresti vengano annullati. Ed ancora, verrebbe eliminata la raccomandazione ai procuratori di «redigere periodicamente un dossier riepilogativo» o di «tutti i comunicati emessi e pubblicarlo sul sito dell’ufficio».

In ogni caso il nuovo testo aggiorna le linee guida del 2018 alla luce della disciplina sulla presunzione di innocenza introdotta dai decreti legislativi del 2021 e del 2024, ma soprattutto prende atto di un mutamento profondo del sistema dell’informazione: nell’ecosistema digitale una notizia giudiziaria diffusa all’inizio delle indagini può produrre effetti reputazionali immediati e permanenti, spesso ben oltre il successivo accertamento processuale. Per questo il documento afferma che la comunicazione istituzionale deve essere non solo rispettosa della presunzione di non colpevolezza, ma anche «vera, necessaria, proporzionata, riparabile e aggiornata».

Un cambio di prospettiva che sposta l’attenzione dalla sola tutela processuale dell’indagato alla protezione della reputazione personale. Le nuove linee guida insistono infatti sulla necessità di evitare che la fase investigativa, per sua natura provvisoria, si trasformi in una condanna reputazionale irreversibile. In quest’ottica il Csm attribuisce un ruolo centrale alla distinzione tra comunicazione iniziale, comunicazione reattiva e comunicazione di aggiornamento.

Il nodo

Il documento punta così a uniformare su tutto il territorio nazionale le modalità di comunicazione giudiziaria, riducendo margini di discrezionalità e pratiche differenti tra uffici. Ma soprattutto prova a riequilibrare il rapporto tra diritto di cronaca, presunzione di innocenza e tutela della reputazione in una stagione nella quale l’impatto mediatico delle indagini rischia spesso di anticipare il giudizio processuale.

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