20 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Mag, 2026

Vannacci, il centrodestra alla prova dell’estremismo

Roberto Vannacci

Il partito del generale cresce nei sondaggi; Ravetto saluta la Lega e passa a Vannacci. Sondaggisti, storici e politologi riflettono sull’effetto del fenomeno sul centrodestra e sulle sue prospettive di crescita


«Ho davanti a me i dati di degli istituti di sondaggi e tutti sono concordi nel dare Futuro Nazionale in crescita, al 4% e anche oltre». La sondaggista Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, conferma i dati circolati negli ultimi giorni sui quotidiani e nelle trasmissioni di approfondimento. Ci siamo accorti che qualcosa stava succedendo già domenica sera, vedendo la piazza Ducale di Vigevano riempita da almeno cinquecento persone, tra cui parecchi giovani.

Le parole d’ordine del generale sono quelle che ci siamo abituati ad ascoltare come si ascolta una pubblicità trasmessa puntualmente dopo il tg della sera: “remigrazione”, “riprendiamoci il futuro”. È arrivato l’affondo sul fatto di Modena, classificato come terrorismo senza troppe remore o dubbi. Poi, nella mattinata di ieri, l’addio alla Lega della deputata Laura Ravetto, accolta «con grande piacere» dal generale.

Nell’immediato, il nodo politico è la legge elettorale: che la maggioranza la stia modellando con un pensiero a Vannacci, cioè ai voti che il generale potrebbe sottrarre ai tre partiti tradizionali della coalizione di centrodestra, ha già smesso da tempo di essere un mistero.

Fenomeno strutturale o fuoco fatuo

Adesso si tratta di capire se quello di Futuro Nazionale è un fuoco fatuo destinato a spegnersi prima delle prossime elezioni. I dati qui non possono aiutare: «è un partito che non ha storia, se la sta creando ed è pertanto impossibile fare analisi comparative», si smarca Ghisleri. Scomodiamo allora chi, per ragioni professionali, è abituato a fare previsioni sulla base di quanto accade nel presente. Gaetano Quagliariello, docente di storia contemporanea alla Luiss, studioso dei movimenti di destra, interpreta Vannacci come «residuo dell’eccezione italiana». Quindi ci spiega: «A differenza degli altri grandi paesi europei, l’Italia ha avuto un populismo di governo».

Non solo si è formato un governo interamente populista, quello gialloverde, ma «i populisti si sono integrati nelle due coalizioni che concorrevano per il governo». Oggi il terreno europeo è fertile e vede crescere populisti ed estremismi in paesi come Germania e Francia. «In Italia, chiunque imbracciasse quella bandiera e la alzasse era destinato a raccogliere il residuo che le due coalizioni non erano in grado di assorbire». Insomma, la ragione per cui il fenomeno è esploso a destra è contingente e legata a due semplici fattori: «Primo, perché Vannacci viene da lì. Secondo, perché la coalizione di centrodestra è al governo. Ma non è escluso che fenomeni analoghi possano interessare anche la sinistra».

L’opinione di Giovanni Orsina

È ormai chiaro che Fratelli d’Italia abbia svolto una funzione di contenimento delle derive estremiste di destra che altrove sono esplose e di cui Vannacci è l’incarnazione italiana. Giovanni Orsina, anche lui storico dell’età contemporanea e direttore del dipartimento di scienze politiche alla Luiss, avverte: «Non dobbiamo dimenticare la lezione del governo Meloni. Abbiamo visto partiti abbastanza radicali nelle loro affermazioni e che poi, una volta al potere, si sono adeguati alla realtà, moderando nei fatti quelle loro affermazioni iniziali. È un dato strutturale: viviamo in un ordine “globalizzato” che genera rabbia, fa esplodere ribellioni, ma che è difficilissimo da modificare e smontare». I partiti populisti sono quelli che cavalcano quelle frustrazioni e che, ad un certo punto, scendono a patti con il sistema che le ha prodotte. «C’è un’insoddisfazione strutturale che inevitabilmente si incanala in una nuova ondata di protesta. È un meccanismo a cui abbiamo già assistito e che avviene tanto a destra quanto a sinistra».

In vista delle elezioni

Proiettiamoci adesso al momento delle elezioni. A quel punto, ragionando in astratto, si potrebbe mettere in campo il tradizionale pragmatismo degli elettori di centrodestra: di fronte alla possibilità di favorire la coalizione avversa, un elettore di destra e non troppo estremista potrebbe scendere a più miti consigli e, per quanto solleticato dall’idea Vannacci, continuare a optare per i partiti tradizionali: «sono ragionamenti che potevano essere validi un tempo» – prosegue Quagliariello – «ma oggi la contingenza ha un peso molto più significativo: un conto è se, di qui a un anno, molte delle crisi internazionali saranno risolte e il fenomeno populistico si sia sgonfiato a livello globale. Ma che questo possa succedere è difficile da stabilire».

Più possibilista Orsina: «È un discorso che, in astratto, è corretto. Possiamo immaginare una campagna elettorale fortemente polarizzata: da un lato una sinistra che usa toni che irritano molto l’elettorato di destra. Dall’altro una destra che fa una campagna a sua volta abbastanza radicale. In tutto questo, un Vannacci che entra nella partita accreditato su una percentuale bassa. Alla fine, l’elettore di destra, potenzialmente elettore di Vannacci, si convince a votare Meloni pur di non vedere Schlein a Palazzo Chigi. È uno scenario quantomeno possibile».

L’area fuori dai poli

Ma il fenomeno Vannacci va anche ad arricchire la schiera di partiti e movimenti che si collocano al di fuori delle coalizioni protagoniste della partita politica. «È un secondo pezzo di una certa consistenza, dopo quello rappresentato dai centristi» chiosa ancora Quagliariello. «Più cresce quest’area al di fuori dei due poli, a prescindere da dove è collocata, più diminuisce la possibilità che uno dei due poli abbia una maggioranza autonoma per poter governare, soprattutto con questa legge elettorale».

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