Falliti i negoziati Usa-Iran, Hormuz torna chiuso e Trump annuncia il blocco dei porti. Teheran minaccia: prezzi del carburante in aumento
Guerra, nuova fase. Il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz è iniziato e rischia di far saltare la fragile tregua con l’Iran. Washington ha deciso di fermare le navi dirette ai porti iraniani per colpire le esportazioni di petrolio di Teheran. Trump rialza il tono dello scontro: qualsiasi nave iraniana che si avvicini, ha scritto, verrà “immediatamente eliminata”.
La mossa arriva dopo il fallimento dei negoziati del weekend e apre una nuova fase del conflitto, più economica e strategica che militare ma con effetti immediati sui mercati e sugli equilibri globali. L’Iran minaccia ritorsioni, l’Europa prende le distanze e il rischio è che la guerra torni a salire di intensità proprio mentre il cessate il fuoco regge solo sulla carta.
Tutto il traffico si è fermato e almeno due navi che sembravano dirette a uscire dallo stretto hanno fatto inversione di rotta.
I mercati reagiscono: il petrolio torna a salire e gli investitori temono che i flussi energetici dal Golfo non si stabilizzino a breve.
Scatta il blocco Usa nello Stretto di Hormuz
Il blocco navale è entrato in vigore nelle prime ore del pomeriggio italiano, con le forze americane incaricate di fermare tutte le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani. Una svolta nella strategia di Washington, che passa dal contenimento militare alla pressione economica diretta su Teheran, colpendo il cuore delle sue esportazioni di petrolio.
Poco dopo l’avvio dell’operazione, Donald Trump ha lanciato un avvertimento durissimo sui social: qualsiasi nave iraniana che tenterà di forzare il blocco sarà “immediatamente eliminata”. La decisione arriva dopo il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, conclusi senza accordo sul nodo centrale del programma nucleare. Ora Washington punta a strangolare economicamente Teheran impedendole di vendere petrolio, nel tentativo di forzare concessioni che non sono arrivate dopo settimane di conflitto.
L’avvertimento di Trump
La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente distrutta – 158 navi. Quello che non abbiamo colpito è quelle che chiamano “imbarcazioni d’attacco veloce”, perché non le consideravamo una grande minaccia. Avvertimento: se una qualsiasi di queste navi si avvicinerà al nostro BLOCCO, verrà immediatamente ELIMINATA, utilizzando lo stesso sistema che usiamo contro i trafficanti di droga sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale. P.S. Il 98,2% della droga che entra negli Stati Uniti via oceano o mare è stato FERMATO! Grazie per l’attenzione su questa questione. Presidente DJT

Minacce incrociate tra Usa, Iran e Cina
Trump annuncia possibili bombardamenti alle centrali iraniane e minaccia dazi al 50% contro la Cina se dovesse inviare armi a Teheran.
La risposta iraniana è immediata: se i porti saranno colpiti, nessuno sarà al sicuro. Le autorità militari parlano di conseguenze per tutti i porti del Golfo Persico e del Mar Oman, aprendo lo scenario di un’escalation che potrebbe coinvolgere l’intera regione e le principali rotte energetiche globali.
La Nato si sfila dal blocco: missione solo dopo la guerra
Gli alleati della Nato prendono le distanze dal piano di Trump e rifiutano di partecipare al blocco dello Stretto di Hormuz, aprendo una nuova frattura con Washington. Regno Unito e Francia chiariscono che non verranno trascinati nel conflitto e che non sosterranno l’operazione americana, nonostante le pressioni della Casa Bianca per un coinvolgimento diretto.
La linea europea è diversa: intervenire solo dopo la fine delle ostilità, con una missione multinazionale a carattere difensivo per garantire la libertà di navigazione in uno dei punti più strategici per l’energia globale. L’obiettivo è scortare le petroliere e ristabilire condizioni di sicurezza senza essere percepiti come parte belligerante.
Un progetto che potrebbe coinvolgere una trentina di Paesi, tra Europa, Golfo e Asia, e che Parigi e Londra stanno cercando di costruire rapidamente. Ma resta il nodo politico: con Trump che usa lo stretto come leva di pressione su Teheran, non è chiaro se gli Stati Uniti siano davvero disposti a lasciare spazio a un’iniziativa autonoma degli alleati.
L‘Iran: “Rimpiangerete i vecchi prezzi“
Un consigliere della guida suprema avverte che Teheran dispone di “leve importanti” per rispondere a un blocco navale. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, lancia un messaggio diretto agli americani: presto rimpiangeranno la benzina a 4-5 dollari al gallone.
“Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto ‘blocco’, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone”, ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Nel suo messaggio, Ghalibaf ha pubblicato inoltre un grafico dei prezzi del carburante vicino alla Casa Bianca e ha postato una formula criptica, “ΔO_BSOH>0 ⇒ f(f(O))>f(O)”, che potrebbe essere interpretata come un avvertimento tecnico sugli shock cumulativi sui mercati petroliferi.

“In intensi colloqui al più alto livello degli ultimi 47 anni, l’Iran si è impegnato in buona fede con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra. Ma a un passo dal ‘Memorandum d’intesa di Islamabad’, ci siamo imbattuti nel massimalismo, nel continuo cambiamento delle carte in tavola e nel blocco. Nessun insegnamento tratto”, ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “La buona volontà genera buona volontà. L’inimicizia genera inimicizia”, ha concluso.
Allo stesso tempo, alcuni funzionari non chiudono del tutto la porta al dialogo, pur sottolineando la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti.
Petrolio sotto pressione, mercati nervosi
Il blocco colpisce uno snodo da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. I prezzi tornano a salire e i mercati reagiscono con cautela, mentre compagnie e operatori evitano l’area per timore di mine o attacchi. Anche senza scontri diretti, l’effetto sul sistema energetico globale è già evidente.
La spiegazione di Trump su Truth:
“L’Iran aveva promesso di aprire lo Stretto di Hormuz, e consapevolmente non lo ha fatto. Questo ha causato ansia, disagi e sofferenza a molte persone e Paesi in tutto il mondo. Dicono di aver messo mine in acqua, anche se tutta la loro Marina, e la maggior parte dei loro “posamine”, sono stati completamente distrutti. Potrebbero averlo fatto, ma quale armatore vorrebbe correre il rischio? C’è un grande disonore e un danno permanente alla reputazione dell’Iran, e di ciò che resta dei suoi “leader”, ma siamo oltre tutto questo. Come avevano promesso, devono iniziare subito il processo per RIAPRIRE QUESTA VIA D’ACQUA INTERNAZIONALE E VELOCEMENTE! Stanno violando ogni legge possibile.
Il dettaglio dei negoziati
Sono stato informato in dettaglio dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull’incontro che si è svolto a Islamabad sotto la guida competente e gentile del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif. Sono uomini straordinari e continuano a ringraziarmi per aver salvato da 30 a 50 milioni di vite in quella che sarebbe stata una guerra terribile con l’India. Apprezzo sempre sentire questo — la quantità di umanità di cui parlano è incomprensibile.L’incontro con l’Iran è iniziato presto al mattino ed è durato tutta la notte — quasi 20 ore.

Potrei entrare nei dettagli e parlare di molto di ciò che è stato ottenuto, ma c’è solo una cosa che conta — L’IRAN NON È DISPOSTO A RINUNCIARE ALLE SUE AMBIZIONI NUCLEARI! In molti modi, i punti concordati sono migliori del continuare le operazioni militari fino in fondo, ma tutto questo non conta rispetto al permettere che il potere nucleare sia nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili. I miei tre rappresentanti, con il passare del tempo, sono diventati — non sorprendentemente — molto cordiali e rispettosi verso i rappresentanti iraniani, Mohammad Bagher Ghalibaf, Abbas Araghchi e Ali Bagheri, ma questo non conta perché sono stati irremovibili sull’unico punto davvero importante e, come ho sempre detto fin dall’inizio, e molti anni fa, L’IRAN NON AVRÀ MAI UN’ARMA NUCLEARE!”
Petrolio in rialzo e mercati in tensione
La reazione dei mercati è immediata. Il Brent, riferimento globale del greggio, è salito di oltre il 7% superando i 100 dollari al barile all’apertura delle contrattazioni. Durante il conflitto i prezzi sono aumentati di oltre il 50%, oscillando tra i picchi di marzo e il calo temporaneo seguito all’annuncio della tregua.
Il timore degli investitori è che il blocco navale renda ancora più instabili le forniture di petrolio e gas dal Golfo Persico, con effetti a catena sull’economia globale.
Israele, Libano e il fronte parallelo
Israele e Libano si preparano a rari colloqui diretti a Washington, mentre sul terreno continuano gli scontri. Teheran accusa Israele di violare la tregua con nuovi attacchi in Libano, dove secondo fonti locali si registrano altre vittime nei raid contro Hezbollah.
Il bilancio delle vittime
Il costo umano della guerra continua a crescere. In Iran si contano oltre 1.700 civili uccisi, tra cui centinaia di bambini. In Libano le vittime superano le 2.000. Attacchi attribuiti all’Iran hanno causato morti anche nei Paesi del Golfo, mentre in Israele si registrano vittime civili e militari. Anche gli Stati Uniti contano perdite tra i soldati.




















