Nell’incidente probatorio a Cinturrino accusato dell’omicidio di Abderrahim Mansouri, i testimoni raccontano in aula minacce, richieste di denaro e il momento dello sparo attribuito all’agente. «Era Corrotto fino all’osso»
“Voleva tutti questi soldi e Zack non voleva dargli un caz.. e allora lui, per me, ha fatto così perché non collaborava, non voleva dargli i soldi, e allora gli ha sparato in testa (…) alla fine è corrotto fino all’osso”. Lo ha messo a verbale un 39enne italiano, senza fissa dimora, frequentatore del bosco di Rogoredo, uno dei sei testimoni che sta confermando, nell’incidente probatorio in corso davanti al gip di Milano Domenico Santoro, le accuse sul caso di Carmelo Cinturrino, il poliziotto in carcere per l’omicidio volontario premeditato di Abderrahim Mansouri del 26 gennaio, ma anche indagato per arresti illegali, spaccio, estorsioni, concussioni, falso e sequestro di persona.
Nel verbale del 9 marzo, il 39enne, che oggi sta rispondendo alle domande del pm Giovanni Tarzia, del giudice e dei legali di Cinturrino e degli altri sei poliziotti indagati, ha riportato quelle minacce indirette dell’assistente capo nei confronti di Mansouri: “Digli a Zack (il soprannome di Mansouri, ndr) che lo ammazzo, quando lo vedo, quando lo becco lo ammazzo”. L’ultima minaccia di morte risaliva “a gennaio”. Ha raccontato, tra l’altro, di essere stato pestato anche lui “con un martello” dall’assistente capo e dell’ormai noto pestaggio ai danni di un disabile.
“Voleva soldi tutti i giorni. Zack era buono”
“Era prepotente, era cattivo”, ha aggiunto, spiegando che da Mansouri e dagli altri Cinturrino, detto “Luca Martello”, voleva soldi “tutti i giorni”. E che “Zack era una persona buona”. Il teste ha parlato di più “squadre” di agenti che entravano nel boschetto e ha sostenuto che pure altri “sono corrotti”. Ha raccontato anche che quel pomeriggio, quando il 28enne è stato ucciso era là nel bosco, perché era andato “a portare i soldi, perché volevano a tutti i costi i soldi”. Ha detto che doveva dare “50 euro”, quello che aveva addosso, ad un agente e che erano in sei. “Quando io proprio gli ho dato i soldi – ha spiegato – dopo un attimo ho sentito lo sparo”.
Ha raccontato anche che quel pomeriggio, quando il 28enne è stato ucciso era là nel bosco, perché era andato “a portare i soldi, loro volevano a tutti i costi i soldi”. Ha detto che doveva dare “50 euro”, quello che aveva addosso, ad un agente e che erano in sei. “Quando io proprio gli ho dato i soldi – ha spiegato – dopo un attimo ho sentito lo sparo”. (Nella foto Abderrahim Mansouri)

Il testimone: “Mi disse sparo di festa”
“Ho chiesto (…) ‘cos’è questo sparo?’, lui mi ha detto ‘quello fuoco di artificio, sparo di festa questo’ (…) Io ho visto tutto che caduta persona, io solo ho chiesto ‘cos’è questo sparo?’, lui mi ha detto ‘questo fuoco di artificio'”. Così, secondo il teste oculare dell’omicidio di Mansouri, un altro agente avrebbe risposto a lui che gli chiedeva conto dello sparo che aveva visto.
L’afgano 31enne, senza fissa dimora, è uno dei sei testi dell’incidente probatorio in corso davanti al gip ed era stato sentito dal pm Giovanni Tarzia e dagli investigatori della Squadra mobile il 2 febbraio scorso. “Mansouri – si legge nelle trascrizioni dell’audizione depositata con molti altri verbali – ha provato di entrare dentro bosco, fatto tre passi, poi sentito sparo e così Mansouri caduto a faccia a terra subito”.
In sostanza, il testimone oculare ha raccontato che Mansouri provò prima a prendere un sasso da terra, poi si voltò per fuggire e Cinturrino gli sparò da quasi 30 metri.
Intanto, il giudice Santoro ha da poco sciolto la questione procedurale – dopo le denunce e le questioni poste dalla difesa di Cinturrino – decidendo che, dei sei testimoni in incidente probatorio, cinque saranno sentiti assistiti da avvocati. Incidente probatorio che ha preso ora il via con la prima audizione.
Proprio l’afgano è uno dei primi testi. Per oggi erano programmate tutte e sei le audizioni, ma sarà difficile completarle. Indagati per alcuni episodi anche altri sei poliziotti che erano in servizio al Commissariato Mecenate.
“Mansouri si sentiva pedinato anche da un’auto”
“Secondo Zoer voleva gestire tutto il poliziotto. Questo è quello che mi diceva da ottobre fino a quando è morto. Ci siamo sentiti il venerdì o il sabato prima che morisse, era preoccupato perché aveva visto una macchina fuori casa, forse una Volvo blu, che lo ha seguito fino in zona Certosa (…) aveva paura, si sentiva seguito”. Lo ha raccontato agli inquirenti milanesi una 49enne, amica di Mansouri, soprannominato da lei “Zoer”.
Il suo verbale, del 6 marzo scorso, è tra gli atti depositati per l’incidente probatorio in corso per ascoltare sei testimoni già sentiti nelle indagini.
Dalle audizioni fatte in fase di indagini, come si legge negli atti, emergono tanti episodi di aggressioni – come pestaggi con un martello, ma anche con spray al peperoncino – soprusi e abusi, che hanno portato alle altre imputazioni per Cinturrino, che girava spesso, si legge, anche “con un ragazzino”, e per gli altri sei agenti indagati.
“Un’altra mattina mi ha chiesto di andare a prenderlo perché si sentiva pedinato – ha spiegato la teste -. Con il poliziotto c’era rivalità, voleva che Zoer andasse via dal bosco, ma quello era il suo posto e ci voleva stare lui”. Cinturrino, ha raccontato la donna come altri testi, “si prendeva tutta la cocaina, detta ‘storia bianca’ e i soldi, mentre l’eroina, la scura, la lasciava lì ai tossici (…) entrava tutte le mattine verso le 10.30-11, entrava e portava via tutto”.
Mansouri diceva che “era il suo peggior nemico, aveva tanta paura (…) aveva paura di essere ammazzato”. Sempre secondo la teste, dopo Capodanno Cinturrino “gli avrebbe detto ‘o vivo io o vivi tu'”. Poi una serie di “minacce indirette” tramite altri pusher o tossicodipendenti. La donna ha detto pure che il 28enne le aveva riferito che in un telefono aveva “cose molto importanti”, forse dei video.
Quattro testimoni sentiti con difensore
Quattro dei sei testimoni chiamati a ‘cristallizzare’ le proprie dichiarazioni nell’incidente probatorio nell’indagine, sono ascoltati come testimoni assistiti da un legale perché hanno procedimenti penali in corso o già conclusi. Altri due invece sono sentiti come testi puri, cioè senza difensore. Lo ha ha deciso, con un’ordinanza tecnica, il giudice Santoro. La scelta dei difensori di Cinturrino, presente in aula, di denunciare i testimoni per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, calunnia e false dichiarazioni non avrebbe quindi spostato la veste giuridica dei testimoni, né impedito che l’udienza di oggi venga celebrata.



















