10 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

9 Apr, 2026

Madre e figlia avvelenate, la ricina nel Natale: interrogatori e nessun indagato

Proseguono gli interrogatori a Campobasso sul caso di Pietracatella: la pista della ricina e il mistero del cesto natalizio, mentre l’inchiesta resta senza indagati. Il padre, Gianni Di Vita : “Ho la coscienza a posto”


Al via una nuova giornata di interrogatori in Questura a Campobasso nell’ambito dell’inchiesta per duplice omicidio premeditato sul giallo di Pietracatella. Anche oggi gli investigatori ascoltano parenti e amici delle due vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, 15 anni, mamma e figlia morte per avvelenamento da ricina nelle ore successive a Natale. Precisamente tra il 27 e il 28 dicembre scorsi.

Ieri le deposizioni si sono concluse alle 23 dopo essere andate avanti per 13 ore. Il capo della Squadra Mobile, Marco Graziano, e la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, hanno sentito come persone informate dei fatti prima Gianni Di Vita e sua figlia Alice di 19 anni e infine, tra le 20 e le 23, una cugina di Di Vita. La stessa che da oltre tre mesi ospita nella propria casa padre e figlia. L’abitazione dei Di Vita è tutt’ora sotto sequestro. E nei prossimi giorni sarà oggetto di un nuovo sopralluogo alla ricerca di tracce del veleno.

Gli interrogatori

Poco trapela sul contenuto dei colloqui con i familiari delle due vittime. Da ambienti investigativi si apprende solo che i tre potrebbero anche essere sentiti nuovamente.

“Aspettiamo che l’autorità giudiziaria ci faccia una comunicazione ufficiale, posso solo dire che l’ultima volta che ho parlato con Di Vita lui era molto addolorato per la tragedia avvenuta, ma allo stesso tempo sereno e tranquillo. Mi ha solo detto di essere a posto con la sua coscienza” ha affermato l’avvocato Arturo Messere, legale di Gianni Di Vita, in merito alle indagini.

Durante gli interrogatori dei giorni scorsi, andati avanti a ritmo serrato nella cerchia di parenti e amici della famiglia, si è fatta strada l’ipotesi che il veleno sia arrivato attraverso i cibi confezionati in un cesto natalizio recapitato alla famiglia Di Vita per le festività. Gianni Di Vita è un commercialista molto conosciuto e stimato, già sindaco di Pietracatella e tesoriere del Pd in Molise.

Il primario: “La ricina non perdona”

Si apprende anche che il fascicolo resta contro ignoti e dunque, al momento, senza indagati mentre arriverà entro una decina di giorni la relazione finale dal Centro nazionale antiveleni di Pavia diretto da Carlo Locatelli che, come noto, il mese scorso ha anticipato per le vie brevi gli esiti degli esami dai quali è emersa la presenza di tracce di ricina nel sangue delle due vittime.

La svolta investigativa potrebbe arrivare proprio dall’esito di questi esami, soprattutto da quelli riguardanti Gianni Di Vita. Sarà decisivo infatti sapere se l’uomo abbia o meno assunto ricina. “Un veleno che non perdona, anche se assunto in dosi minime”, precisa Vincenzo Cuzzone, direttore della Rianimazione dell’ospedale Ospedale Cardarelli di Campobasso.

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