19 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Apr, 2026

Iran, abbattuto caccia Usa: salvo uno dei piloti. Teheran: «Ricompensa a chi trova l'altro»

Le operazioni di ricerca del caccia abbattuto

Teheran rivendica l’abbattimento di due F-35, mentre Trump minaccia nuovi attacchi su infrastrutture civili. Escalation e civili sempre più a rischio


Le forze iraniane abbattono un caccia statunitense F-35 nei cieli centrali del Paese. Gli Stati Uniti confermano. La televisione di Stato iraniana lancia un appello diretto alla popolazione: chi troverà e lo consegnerà riceverà una “lauta ricompensa”.

Intanto Donald Trump alza ancora il livello dello scontro e minaccia le infrastrutture civili iraniane.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Le foto del caccia

Il caccia abbattuto è un F-15E dell’aeronautica militare statunitense. Secondo fonti iraniane, elicotteri Black Hawk e un aereo C-130 hanno tentato fin dalle prime ore di recuperare il pilota. La Tv di Stato iraniana ha pubblicato immagini che mostrano i resti del jet. L’estremità di un’ala e la parte superiore dello stabilizzatore verticale di un F-15E Strike Eagle compatibili con il 494° Fighter Squadron, di stanza presso la base RAF di Lakenheath, in Gran Bretagna.

Il New York Times ha esaminato le immagini e confermato che mostrano parti di un F-15E. Non è stato possibile verificare il luogo e la data in cui sono state scattate le fotografie.

Caccia al pilota tra fuga e sopravvivenza

Gli Stati Uniti hanno avviato un’operazione di ricerca e salvataggio dopo l’abbattimento del F-15E. A bordo c’erano due membri dell’equipaggio, pilota e ufficiale ai sistemi d’arma, entrambi si sono lanciati dall’aereo. Uno dei due è stato recuperato, mentre dell’altro non si conosce ancora il destino. Se vivo, è probabilmente nascosto sul terreno, in attesa dei soccorsi.

I piloti americani sono addestrati secondo il protocollo SERE – sopravvivenza, evasione, resistenza e fuga – che prevede, dopo l’atterraggio con il paracadute, la ricerca di un riparo sicuro, l’uso di radio per segnalare la propria posizione e la capacità di evitare la cattura. Il comando Usa mantiene task force nell’area, tra Iraq e Siria, pronte a intervenire con elicotteri e mezzi come i C-130, avvistati a bassa quota nel sud-ovest dell’Iran. Ma la missione si svolge in territorio ostile: elicotteri sotto il fuoco, difese antiaeree, vastità del territorio e assenza di truppe sul campo rendono il recupero estremamente complesso. Intanto, media legati ai pasdaran parlano di ricerche parallele per individuare il pilota. La tensione è altissima.

Difese iraniane sottovalutate

Solo pochi giorni fa il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva detto che le difese aeree iraniane sono ormai così indebolite da consentire agli Stati Uniti di far volare sopra il Paese anche bombardieri B-52, velivoli lenti e particolarmente vulnerabili ai sistemi antiaerei. L’F-15E abbattuto, con equipaggio di due persone, è invece molto più piccolo, veloce e manovrabile, quindi un bersaglio più difficile. Non si tratta però di un caccia stealth di ultima generazione, e resta esposto alle difese più avanzate.

Trump: «Centrali e ponti i prossimi obiettivi»

Intanto Donald Trump è tornato a minacciare: «ponti e centrali elettriche saranno i prossimi obiettivi« ». E ha rilanciato anche su Hormuz, immaginandolo come «un pozzo petrolifero per il mondo. Il nostro esercito non ha ancora iniziato davvero», ha scritto sui social. Una linea che apre a un’escalation diretta contro infrastrutture civili, con il rischio di violazioni del diritto internazionale.

Il presidente francese Emmanuel Macron ieri ha criticato duramente Washington, accusando Trump di incoerenza e comunicazione contraddittoria. LEGGI Hormuz chiuso, Macron critica la guerra di Trump e schiva ‘lo schiaffo’

I post su Truth di Trump

Il primo: «Il nostro esercito, il più grande e potente (di gran lunga!) al mondo, non ha nemmeno iniziato a distruggere ciò che resta dell’Iran. I prossimi saranno i ponti, poi le centrali elettriche! La nuova leadership del regime sa cosa deve essere fatto, e deve essere fatto, SUBITO!»

Il secondo: Bruce Springsteen farà causa al suo chirurgo plastico?

Colpiti ponti e istituti sanitari a Teheran

Nelle ultime ore un attacco aereo dagli Stati Uniti ha causato il crollo parziale di un ponte tra Teheran e una città vicina, provocando almeno otto morti secondo fonti iraniane. Un altro raid ha distrutto il Pasteur Institute, uno dei principali centri pubblici di ricerca sanitaria e produzione di vaccini del Paese. Non è chiaro se l’operazione sia stata condotta da Washington o da Israele. Secondo l’intelligence Usa, Teheran conserva però circa la metà dei lanciatori di missili e migliaia di droni, restando pienamente in grado di colpire la regione e minacciare il traffico nello Stretto di Hormuz.

La Casa Bianca conferma il raid sul ponte B1 tra Teheran e Karaj, infrastruttura chiave per i collegamenti e i rifornimenti militari iraniani. Trump rilancia pubblicando il video dell’attacco.

Teheran: «Impossibile trattare così»

Di fronte alle minacce americane, la risposta iraniana resta dura. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha dichiarato che, nelle condizioni attuali, qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti è impossibile. Intanto, nonostante settimane di bombardamenti, l’Iran continua a lanciare missili e droni in tutta la regione.

L’emittente iraniana Press Tv ha pubblicato un filmato in cui si vede il portavoce dell’esercito, Ebrahim Zolfaghari, avvertire gli Stati Uniti: “Se continuerete a minacciare attacchi contro le centrali elettriche iraniane, prenderemo di mira le infrastrutture energetiche regionali e le società di telecomunicazioni e informatica con azionisti americani”, scrive al Jazeera. I funzionari militari iraniani hanno ripetutamente minacciato di prendere di mira le principali aziende tecnologiche del Medio Oriente.

Netanyahu: avanti con gli attacchi

Benjamin Netanyahu ha rivendica la distruzione del 70% della capacità iraniana di produrre acciaio e promette nuovi raid “in pieno coordinamento con Trump”. L’obiettivo resta colpire la capacità militare e industriale di Teheran. Nuovi feriti tra i caschi blu dell’Unifil nel sud del Libano, mentre Israele annuncia attacchi contro ponti nella valle della Bekaa.

Drone sulla raffineria in Kuwait

Un drone ha colpito la raffineria di Mina al-Ahmadi, uno dei principali impianti petroliferi del Kuwait, provocando incendi in diverse unità. Secondo la Kuwait Petroleum Corporation non ci sono state vittime né danni ambientali immediati, ma l’attacco segna un nuovo salto di qualità nella guerra contro le infrastrutture energetiche della regione. Non è stato chiarito da dove sia partito il drone, ma negli ultimi giorni gli attacchi attribuiti all’Iran hanno colpito raffinerie, petroliere e depositi in tutto il Golfo.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato i sistemi di difesa contro missili e droni, mentre Arabia Saudita e Kuwait hanno intercettato diversi attacchi senza indicarne l’origine. Anche Israele ha segnalato nuovi lanci iraniani: alcune esplosioni sono state registrate nel nord del Paese, con un ferito lieve.

Il Consiglio di sicurezza diviso su Hormuz

Sul piano diplomatico, Russia, Cina e Francia hanno bloccato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la proposta dei Paesi arabi per autorizzare un intervento militare volto a riaprire lo Stretto di Hormuz. Il voto potrebbe arrivare nelle prossime ore, ma resta incerto se si troverà un accordo tra le grandi potenze.

Nave attraversa Hormuz: “Proprietario francese”

Una nave portacontainer appartenente al gruppo armatoriale francese Cma Cgm ha attraversato lo Stretto di Hormuz ieri per lasciare il Golfo Persico, mostrando tramite il suo segnale di navigazione di avere un “proprietario francese”, secondo i dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic consultati oggi. La Kribi, battente bandiera maltese, ha attraversato lo stretto da ovest a est ieri pomeriggio e questa mattina si trovava al largo della costa di Muscat, trasmettendo ancora il messaggio “proprietario Francia” invece di indicare una destinazione.

Una guerra da un miliardo di dollari al giorno

Il costo del conflitto cresce rapidamente anche per gli Stati Uniti. Alcune stime indicano una spesa fino a un miliardo di dollari al giorno, un dato che pesa sulle promesse di Trump di ridurre i costi per i cittadini americani e aumenta la pressione politica interna.

Petrolio oltre i 110 dollari, rischio recessione

La guerra spinge il petrolio sopra i 110 dollari al barile, innescando la caduta dei mercati. Standard & Poor’s lancia l’allarme recessione in Europa e taglia le stime di crescita dell’Italia allo 0,4%.

Bilancio vittime sempre più pesante

Il bilancio umano continua ad aggravarsi. In Iran si contano almeno 1.606 civili uccisi, tra cui 244 bambini. In Libano oltre 1.300 morti dall’inizio degli scontri con Hezbollah. Nei Paesi del Golfo almeno 50 vittime, mentre in Israele i morti sono 17. Gli Stati Uniti registrano 13 soldati uccisi e centinaia di feriti.

Il Papa: “Viviamo un’ora oscura”

Papa Leone XIV lancia un appello drammatico: «Viviamo un’ora oscura della storia», sottolineando la gravità del momento internazionale segnato da guerre e tensioni globali.

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