3 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Apr, 2026

Iran: «Abbattuti due F-35 Usa». Trump minaccia raid su ponti e centrali elettriche

Il raid che ha distrutto il ponte B1 tra Teheran e Karaj

Teheran rivendica l’abbattimento di due F-35, mentre Trump minaccia nuovi attacchi su infrastrutture civili. Escalation e civili sempre più a rischio


Le forze iraniane abbattono un secondo caccia statunitense F-35 nei cieli centrali del Paese. Nessuna conferma ufficiale da parte degli Stati Uniti. Un drone colpisce una raffineria in Kuwait, il Golfo torna sotto attacco e i prezzi del petrolio schizzano. Intanto Donald Trump alza ancora il livello dello scontro e minaccia le infrastrutture civili iraniane.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Drone sulla raffineria in Kuwait

Un drone ha colpito la raffineria di Mina al-Ahmadi, uno dei principali impianti petroliferi del Kuwait, provocando incendi in diverse unità. Secondo la Kuwait Petroleum Corporation non ci sono state vittime né danni ambientali immediati, ma l’attacco segna un nuovo salto di qualità nella guerra contro le infrastrutture energetiche della regione. Non è stato chiarito da dove sia partito il drone, ma negli ultimi giorni gli attacchi attribuiti all’Iran hanno colpito raffinerie, petroliere e depositi in tutto il Golfo.

Hormuz bloccato, il petrolio sale

Gli attacchi si inseriscono in un contesto già esplosivo, con lo Stretto di Hormuz di fatto paralizzato. Il passaggio, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è diventato una leva strategica nelle mani di Teheran. Il blocco e i raid sulle infrastrutture stanno spingendo i prezzi del greggio verso l’alto e alimentano il timore di una crisi energetica globale.

Trump: «Centrali e ponti i prossimi obiettivi»

Il presidente Donald Trump ha rilanciato con toni ancora più duri. «Il nostro esercito non ha ancora iniziato davvero», ha scritto sui social, promettendo attacchi contro centrali elettriche e ponti iraniani se Teheran non riaprirà Hormuz. Una linea che apre a un’escalation diretta contro infrastrutture civili, con il rischio di violazioni del diritto internazionale.

Il presidente francese Emmanuel Macron ieri ha criticato duramente Washington, accusando Trump di incoerenza e comunicazione contraddittoria. LEGGI Hormuz chiuso, Macron critica la guerra di Trump e schiva ‘lo schiaffo’

I post su Truth di Trump

Il primo: «Il nostro esercito, il più grande e potente (di gran lunga!) al mondo, non ha nemmeno iniziato a distruggere ciò che resta dell’Iran. I prossimi saranno i ponti, poi le centrali elettriche! La nuova leadership del regime sa cosa deve essere fatto, e deve essere fatto, SUBITO!»

Il secondo: Bruce Springsteen farà causa al suo chirurgo plastico?

Colpiti ponti e istituti sanitari a Teheran

Nelle ultime ore un attacco aereo dagli Stati Uniti ha causato il crollo parziale di un ponte tra Teheran e una città vicina, provocando almeno otto morti secondo fonti iraniane. Un altro raid ha distrutto il Pasteur Institute, uno dei principali centri pubblici di ricerca sanitaria e produzione di vaccini del Paese. Non è chiaro se l’operazione sia stata condotta da Washington o da Israele. Secondo l’intelligence Usa, Teheran conserva però circa la metà dei lanciatori di missili e migliaia di droni, restando pienamente in grado di colpire la regione e minacciare il traffico nello Stretto di Hormuz.

La Casa Bianca conferma il raid sul ponte B1 tra Teheran e Karaj, infrastruttura chiave per i collegamenti e i rifornimenti militari iraniani. Trump rilancia pubblicando il video dell’attacco.

Teheran: «impossibile trattare così»

Di fronte alle minacce americane, la risposta iraniana resta dura. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha dichiarato che, nelle condizioni attuali, qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti è impossibile. Intanto, nonostante settimane di bombardamenti, l’Iran continua a lanciare missili e droni in tutta la regione. Secondo l’agenzia Fars, le forze iraniane avrebbero abbattuto un secondo caccia statunitense F-35 nei cieli centrali del Paese. Nessuna conferma ufficiale da parte degli Stati Uniti.

L’emittente iraniana Press Tv ha pubblicato un filmato in cui si vede il portavoce dell’esercito, Ebrahim Zolfaghari, avvertire gli Stati Uniti: “Se continuerete a minacciare attacchi contro le centrali elettriche iraniane, prenderemo di mira le infrastrutture energetiche regionali e le società di telecomunicazioni e informatica con azionisti americani”, scrive al Jazeera. I funzionari militari iraniani hanno ripetutamente minacciato di prendere di mira le principali aziende tecnologiche del Medio Oriente.

Missili e droni sul Golfo

Gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato i sistemi di difesa contro missili e droni, mentre Arabia Saudita e Kuwait hanno intercettato diversi attacchi senza indicarne l’origine. Anche Israele ha segnalato nuovi lanci iraniani: alcune esplosioni sono state registrate nel nord del Paese, con un ferito lieve.

Il Consiglio di sicurezza diviso su Hormuz

Sul piano diplomatico, Russia, Cina e Francia hanno bloccato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la proposta dei Paesi arabi per autorizzare un intervento militare volto a riaprire lo Stretto di Hormuz. Il voto potrebbe arrivare nelle prossime ore, ma resta incerto se si troverà un accordo tra le grandi potenze.

Una guerra da un miliardo di dollari al giorno

Il costo del conflitto cresce rapidamente anche per gli Stati Uniti. Alcune stime indicano una spesa fino a un miliardo di dollari al giorno, un dato che pesa sulle promesse di Trump di ridurre i costi per i cittadini americani e aumenta la pressione politica interna.

Petrolio oltre i 110 dollari, rischio recessione

La guerra spinge il petrolio sopra i 110 dollari al barile, innescando la caduta dei mercati. Standard & Poor’s lancia l’allarme recessione in Europa e taglia le stime di crescita dell’Italia allo 0,4%.

Bilancio sempre più pesante tra civili e militari

Il bilancio umano continua ad aggravarsi. In Iran si contano almeno 1.606 civili uccisi, tra cui 244 bambini. In Libano oltre 1.300 morti dall’inizio degli scontri con Hezbollah. Nei Paesi del Golfo almeno 50 vittime, mentre in Israele i morti sono 17. Gli Stati Uniti registrano 13 soldati uccisi e centinaia di feriti.

Il Papa: “Viviamo un’ora oscura della storia”

Papa Leone XIV lancia un appello drammatico: «Viviamo un’ora oscura della storia», sottolineando la gravità del momento internazionale segnato da guerre e tensioni globali.

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