La proposta formale arriverà sul tavolo dei commissari mercoledì 12. L’imprenditore rinuncia allo scudo penale
Il conto alla rovescia per la ex Ilva è cominciato. Il fondo americano guidato da Michael Flacks ha scelto la strategia dello sprint: giovedì 12 marzo sul tavolo dei commissari arriverà la proposta formale di acquisizione. L’obiettivo dichiarato è chiudere entro fine del mese. Più che una trattativa industriale, sembra la cronometro finale del Giro d’Italia.
Il dossier
Nel dossier che il gruppo sta ultimando c’è un po’ di tutto: piano industriale aggiornato, prove di solidità finanziaria, lettere di impegno sul capitale e un assortimento di documenti pensati per dimostrare che l’aspirante acquirente non è arrivato a Taranto in gita turistica. Se le carte convinceranno i commissari, il passo successivo sarà un accordo vincolante entro fine marzo. In altre parole: o adesso o mai più.
La vera sorpresa, però, è un’altra. Flacks dice di essere pronto a gestire il polo siderurgico anche senza il potente scudo penale, quella protezione legale che negli ultimi anni è stata considerata quasi indispensabile per chiunque avesse la tentazione di assumere la gestione dello stabilimento.
Scommessa o atto di coraggio?
La strategia è lineare nelle intenzioni ma non semplicissima nell’applicazione: rispetto rigoroso delle norme ambientali e niente paracadute giudiziari. Una scelta che, detta così, suona come un atto di coraggio. O, a seconda dei punti di vista, come una scommessa. Il tutto condizionato dalla decisione del tribunale di Milano sull’Autorizzazione integrata ambientale. Il rischio, imposto dai giudici, di dover chiudere l’area a caldo — il cuore pulsante dell’impianto — proietta l’ombra di uno stop già dal prossimo agosto. Un dettaglio non proprio trascurabile quando si parla della più grande acciaieria d’Europa.
Il timing
Il calendario immaginato dal fondo americano è rapidissimo: nuova società entro la fine di marzo 2026. Un ritmo che piace anche al governo. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso punta infatti a completare entro aprile la manutenzione dell’altoforno 4, passaggio chiave per riportare la produzione verso quota quattro milioni di tonnellate annue.
Ma senza un acquirente privato il piano resta a metà: è la condizione posta da Commissione Europea per sbloccare il prestito ponte da 400 milioni destinato all’acciaieria. Sul fronte delle alleanze industriali, Flacks ha smentito contatti con gli indiani di Jindal Steel and Power, ma ha confermato che i dialoghi con altri gruppi del settore sono in corso. L’obiettivo è quello di formare una cordata di investitori.
I nodi sul tavolo governo-sindacati
Molto meno scorrevole resta il terreno sindacale. Il segretario della Uilm, Rocco Palombella, vede troppe lacune nel piano industriale e invoca la nazionalizzazione per garantire investimenti e occupazione. Critica anche la posizione della Fim-Cisl. Il segretario Ferdinando Uliano parla di parole di «ottimismo sfrenato» da parte dei commissari e chiede un piano B pubblico a tutela dei circa dodicimila lavoratori dell’impianto. Nel frattempo si apre anche un nuovo tavolo di confronto al Ministero del Lavoro, richiesto dai sindacati per affrontare due nodi tutt’altro che marginali: la cassa integrazione e i contratti delle aziende dell’appalto, con l’obiettivo di portarli allo stesso livello di quello dei metalmeccanici.
I numeri della Cig
Oggi la Cigs riguarda 4.450 dipendenti. I commissari avevano chiesto la proroga oltre il 28 febbraio, ma l’incontro si è concluso con una sospensione tecnica, in attesa di capire quali effetti avrà la decisione del tribunale milanese sul futuro dello stabilimento di Taranto.
Insomma, la partita dell’ex Ilva si gioca nelle prossime settimane. Flacks prova a correre più veloce delle incertezze giudiziarie, delle diffidenze sindacali e dei vincoli europei. Una corsa contro il tempo in cui, come spesso accade nella lunga saga dell’acciaieria più discussa d’Italia, il finale resta ancora tutto da scrivere.


















