17 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Feb, 2026

Ex Ilva, a rischio anche il prestito ponte

Flacks valuta la sentenza del Tribunale di Milano. Urso: «Cambia tutto, siamo molto preoccupati»


È più che mai appeso a un filo il destino dell’ex Ilva. E il capo è nelle mani di Michael Flacks, l’imprenditore statunitense cui fa capo il fondo interessato a rilevare l’intero gruppo siderurgico italiano. I commissari straordinari dell’acciaieria gli hanno notificato la sentenza del Tribunale di Milano che, alla luce dei rischi per la salute, dispone la sospensione dell’attività produttiva dal 24 agosto se non si provvederà ad adeguare l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) rilasciata nel 2025: alcune prescrizioni sono disapplicate poiché ritenute inefficaci nella loro formulazione e, per il collegio dei giudici, devono essere riscritte e potenziate.

Si teme che il fondo Usa abbandoni il negoziato

Una decisione che rimescola le carte sul tavolo e non è detto che Flacks voglia continuare a giocare la partita. Le prescrizioni in materia di salvaguardia ambientale, infatti, potrebbero far crescere l’importo richiesto per l’investimento.
Le parole del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, danno la misura del livello d’allarme anche nel governo: «La sentenza cambia tutto», ha avvertito, evidenziando che è a rischio anche il prestito ponte di 149 milioni di euro che avrebbe garantito l’operatività degli impianti fino ad aprile: se i tempi della trattativa con il fondo americano dovessero prolungarsi – la vendita era prevista entro aprile – o il negoziato fallisse, verrebbe meno una condizione essenziale sulla base della quale la Commissione europea ha dato il via libera al finanziamento: la responsabilità solidale dell’acquirente.

«Questo – ha spiegato il presidente di Confindustria, Taranto Salvatore Toma, – significa che lo stabilimento non arriva ad agosto ma addirittura nel giro di neanche di un mese dovrebbe chiudere. Ecco perché siamo molto preoccupati». Si attende con ansia un segnale da Oltreoceano.

Sindacati sulle barricate

Tra i rappresentanti dei lavoratori prevale il pessimismo. Per il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, «l’ex Ilva è chiusa e Urso ha un gran pezzo di responsabilità». «Il problema ora – ha evidenziato – è come salvare diecimila lavoratori». Ventimila considerando anche l’indotto.

I commissari stanno esaminando il dispositivo dei giudici e valutando se ci siano le condizioni per andare avanti. Intanto hanno sospeso il confronto con i sindacati sulla cassa integrazione. La ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, ha assicurato che il tavolo sarà aggiornato con una data nei prossimi giorni. Urso ha garantito che riferirà in Parlamento e che ci sarà anche un incontro con i sindacati a Palazzo Chigi, rilevando che però non sta a lui fissare la data.

Ma per i sindacati resta in piedi l’autoconvocazione fissata il 9 marzo. «Il governo dia spiegazioni del disastro che si sta prefigurando», la sollecitazione del coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, Loris Scarpa. «Da tre mesi troviamo porte sbarrate, nonostante le nostre ripetute richieste e i continui solleciti. Nel frattempo la situazione precipita e migliaia di lavoratrici e lavoratori restano nell’incertezza più totale», ha detto il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. «Non ci sono più alibi – ha asserito – È il momento di assumersi le proprie responsabilità e convocare immediatamente il tavolo di crisi a Palazzo Chigi».

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