7 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Mar, 2026

Famiglia nel bosco, il tribunale dei minori : “Allontanare la madre dai bambini”

Famiglia nel bosco, il tribunale dei minori: “Allontanare la madre dai bimbi”. La premier Meloni: “Sono senza parole. Non è compito della giustizia sostituirsi ai genitori


C’era una volta la famiglia nel bosco. All’inizio la storia sembrava uscita da una fiaba nordica: una coppia straniera, tre bambini, una casa tra gli alberi dell’Abruzzo, una vita lontana dal traffico delle città e dal logorio del mondo moderno. Poi, lentamente, il racconto ha cambiato genere. La fiaba ha smesso di sorridere e ha assunto tinte più scure.

Oggi, più che i fratelli Grimm, la vicenda ricorda certe pagine di Kafka: un labirinto di provvedimenti, relazioni, perizie e decisioni che si susseguono mentre i protagonisti restano sospesi, in attesa di capire quale sarà il loro destino. L’ultimo capitolo rischia di essere il più doloroso. Il Tribunale per i minori dell’Aquila ha disposto il trasferimento dei tre bambini della coppia anglo-australiana che viveva isolata a Palmoli: i minori verranno spostati in un’altra struttura senza la madre, Catherine Birmingham. «La presenza materna gravemente ostativa», si legge nell’ordinanza dei giudici che hanno deciso di allontanare la madre dai bimbi. Un ulteriore distacco dopo quello già avvenuto a novembre, quando i bambini furono allontanati dalla loro casa nel bosco e collocati in comunità. In poco più di tre mesi, dunque, due separazioni. Prima dalla propria vita familiare, ora anche dalla madre. Separazioni cui potrebbe seguirne una terza, se – come pare – dovessero essere divisi anche tra loro.

La premier: “Dove sarebbe il superiore interesse dei minori?”

C’è un risvolto politico, con l’indignazione della premier Meloni: «Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la “famiglia nel bosco”, mi lasciano senza parole. Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori.

È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre», scrive sui social la presidente del Consiglio. «Il compito dei Tribunali per i Minorenni è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore.

E dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia?» ha aggiunto. «Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici. Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti», rimarca Meloni. L’ennesimo scontro con i giudici alla vigilia del referendum.

Matone: qual è il senso di questa accelerazione?

Ma è difficile comunque non interrogarsi sul senso di questa accelerazione. Perché la decisione arriva mentre la consulenza psicologica sulla famiglia è ancora in corso. Lo ha fatto notare con tono severo l’ex magistrato Simonetta Matone: una scelta di questo peso, ha osservato, avrebbe potuto attendere la conclusione definitiva delle perizie. «Domandiamoci quale fosse il pericolo imminente tale da giustificare tanta fretta», ha detto, rilanciando l’appello a sospendere il provvedimento.


Una domanda che riecheggia anche nelle parole della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, intervenuta con un richiamo netto al principio cardine del diritto minorile: il superiore interesse del bambino. Terragni ha ricordato che una perizia indipendente della Asl Lanciano-Vasto-Chieti aveva già evidenziato lo stato di sofferenza dei minori e indicato la necessità di ristabilire una continuità affettiva. Nella relazione degli specialisti si legge che sarebbe «indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari».

E annuncia: «Mi farò accompagnare da consulenti indipendenti». Le richieste sono state indirizzate, oltre che al presidente del Tribunale per i minori, anche alla Procura presso lo stesso tribunale, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila e alla tutrice.
Un’indicazione clinica chiara: il disagio dei bambini sarebbe legato soprattutto alla separazione dal loro nucleo familiare. Non un via libera incondizionato allo stile di vita scelto dai genitori ma piuttosto un percorso di ricongiungimento accompagnato dal monitoraggio dei servizi sociali e da un graduale inserimento nella vita scolastica e sociale. Una soluzione prudente, orientata alla ricostruzione del legame familiare. Per ora, però, la direzione sembra essere un’altra.

Secondo quanto trapelato, il trasferimento dei minori è stato deciso anche sulla base delle relazioni dei servizi sociali e delle difficoltà emerse nella convivenza quotidiana all’interno della struttura che li ospita dal 20 novembre. Gli operatori avrebbero segnalato tensioni e comportamenti non sempre compatibili con le regole della comunità. La stessa casa famiglia, tuttavia, ha precisato di non aver chiesto il trasferimento. «È una valutazione che fa la psicologa, non una richiesta della struttura», hanno spiegato i responsabili davanti ai cancelli della comunità.

Tonino Cantelmi: ulteriori traumi


La macchina giudiziaria continua a produrre accertamenti a raffica. Il Tribunale ha disposto ulteriori perizie per valutare le capacità genitoriali della coppia, l’idoneità dell’ambiente in cui vivevano e il percorso di integrazione sociale dei bambini. Una procedura complessa.

L’Associazione Unitaria Psicologi Italiani invita infatti alla prudenza nei giudizi: procedimenti di questo tipo, ricordano gli esperti, si basano sugli elementi disponibili in un determinato momento e restano per loro natura provvisori. L’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di creare le condizioni per ricostruire i legami familiari quando ciò è possibile. Eppure, osservando la sequenza degli eventi, non è facile sottrarsi a una sensazione di inquietudine. In questa vicenda le perizie sembrano moltiplicarsi mentre le separazioni diventano sempre più concrete. Lo psichiatra Tonino Cantelmi ha parlato apertamente di “sgomento”, temendo che un nuovo trasferimento possa provocare un ulteriore trauma. «Questi bambini andranno in un’altra struttura, con adulti sconosciuti.

Se questo è il bene dei bambini, ditemi voi», ha commentato.
Nel frattempo i genitori restano sotto esame. La loro capacità di crescere i figli viene analizzata in ogni dettaglio. Ma resta sospesa una domanda più ampia, quasi filosofica: dove si colloca il confine tra tutela e intrusione, tra protezione e appropriazione delle vite altrui? Lo Stato ha il dovere di intervenire quando i minori sono in pericolo. Ma ogni intervento porta con sé una responsabilità enorme: quella di non produrre, nel tentativo di curarlo, un danno ancora più grande.
I genitori hanno fatto sapere di voler lasciare l’Italia, una volta riuniti con i loro figli. Un progetto che, allo stato delle cose, resta inevitabilmente sospeso. E così la storia continua, tra relazioni cliniche, decisioni giudiziarie e appelli pubblici. Più che una fiaba, un romanzo inquieto sul rapporto tra individuo e istituzioni.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA