4 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Mar, 2026

Iran, Sanchez e Starmer frenano sulla guerra: «Perse già troppe vite»

Il premier spagnolo Pedro Sanchez con il primo ministro britannico Keir Starmer

Sanchez e Starmer sulla guerra Iran: i leader di Spagna e Regno Unito invitano a fermare l’escalation militare e puntare sulla diplomazia, ricordando le conseguenze della guerra in Iraq


La crisi in Medio Oriente divide anche gli alleati occidentali. Sanchez e Starmer frenano sulla guerra in Iran, chiedendo di evitare una nuova escalation militare e di puntare su diplomazia e diritto internazionale

La posizione della Spagna sul conflitto in Medio Oriente è chiara: Sanchez no alla guerra. Il premier spagnolo Pedro Sanchez lo ha ribadito in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, all’indomani delle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di interrompere le relazioni commerciali con Madrid per il rifiuto di autorizzare l’uso delle basi militari di Moron e Rota nell’operazione contro l’Iran.

«La posizione della Spagna si riassume in poche parole: no alla guerra», ha dichiarato il leader socialista.

Il premier ha sottolineato che la vera domanda è se i Paesi occidentali vogliono stare «dalla parte della legalità internazionale e quindi della pace», chiedendo una soluzione diplomatica e politica ai conflitti che stanno destabilizzando il Medio Oriente.

Il rischio di una nuova escalation

Sanchez ha avvertito che le grandi guerre spesso nascono da una catena di eventi che sfuggono al controllo.

«Spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, per guasti tecnici o eventi imprevisti», ha detto. «Per questo dobbiamo imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone».

Il premier spagnolo ha quindi invitato tutte le potenze coinvolte nel conflitto a fermare immediatamente le ostilità e a tornare al dialogo e alla diplomazia.

Il precedente della guerra in Iraq

Nel suo intervento Sanchez ha ricordato anche la guerra in Iraq del 2003, definendola un esempio di come un intervento militare possa avere conseguenze imprevedibili.

Secondo il leader spagnolo, quel conflitto «ha portato a un mondo più insicuro e a una vita peggiore». La promessa di eliminare le armi di distruzione di massa e portare la democrazia, ha spiegato, non si è realizzata e il risultato è stato l’opposto: maggiore instabilità, crescita del terrorismo jihadista e aumento dei prezzi dell’energia.

«Quel conflitto fu il regalo del trio delle Azzorre: un mondo più insicuro e una vita peggiore», ha affermato.

Per Sanchez è ancora presto per capire se la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran produrrà effetti simili, ma è convinto che non porterà a un ordine internazionale più giusto.

«È inaccettabile che alcuni presidenti usino il fumo della guerra per coprire i propri fallimenti e riempire le tasche di chi guadagna quando si costruiscono missili invece di ospedali», ha aggiunto.

Starmer: «Non faremo una guerra senza basi legali»

Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha preso le distanze dagli attacchi contro l’Iran. Starmer ha dichiarato che non unirà il Regno Unito alla guerra contro l’Iran senza una «base legale», rispondendo alle nuove critiche del presidente americano Donald Trump.

Martedì il presidente degli Stati Uniti aveva affermato che Starmer «non è Winston Churchill», nell’ennesimo attacco al primo ministro britannico, che non ha autorizzato gli aerei americani a utilizzare le basi nel Regno Unito per lanciare i primi raid contro Teheran.

Durante il Prime Minister’s Questions alla Camera dei Comuni, mercoledì, Starmer ha replicato alle accuse. «Sabato non ero disposto a far entrare il Regno Unito in una guerra a meno che non fossi certo che esistesse una base legale e un piano credibile e ben definito. Questa resta la mia posizione», ha dichiarato ai deputati.

Intanto il governo britannico ha organizzato un volo di rimpatrio dall’Oman per aiutare i cittadini britannici che cercano di lasciare il Medio Oriente mentre il conflitto nella regione continua ad intensificarsi.

Il Foreign Office ha spiegato che il volo partirà dalla capitale omanita Muscat alle 19 ed è riservato ai cittadini britannici, ai loro partner e ai figli minori di 18 anni in possesso di un documento di viaggio valido.

Starmer: «Perse già perso troppe vite»

Durante un evento con rappresentanti delle comunità pachistana e palestinese per il Ramadan, ha dichiarato che il Regno Unito non è coinvolto nell’operazione militare. «Abbiamo imparato la lezione della guerra in Iraq».

Il premier britannico ha sottolineato che il Medio Oriente ha già pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane, ricordando in particolare le vittime civili del conflitto a Gaza. «Abbiamo già perso troppe vite, tra cui donne e bambini», ha detto, assicurando di voler applicare le lezioni del passato alle decisioni di oggi.

Lo scontro diplomatico con Berlino

Intanto si apre anche un fronte diplomatico in Europa. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha espresso sorpresa per la mancata solidarietà della Germania dopo le critiche di Trump alla Spagna sul dossier Iran.

Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva sottolineato che la Spagna è l’unico Paese tra gli alleati Nato che non accetta di portare la spesa militare al 5% del Pil.

«Ho trasmesso al governo tedesco la nostra sorpresa per quelle parole», ha detto Albares.

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