I ‘Clintons’ convocati per deporre davanti alla Commissione di Vigilanza sul caso Epstein. Hillary attesa per prima, mentre il New York Times parla di file censurati su Trump. Intanto Gates si scusa e Summers lascia Harvard
Il caso Epstein Clinton entra in una fase decisiva. Hillary Clinton depone davanti al Congresso, emergono nuove ombre anche su Donald Trump. Secondo il New York Times, il Dipartimento di Giustizia avrebbe censurato alcuni file nei quali una donna lo accusava di aggressione sessuale quando era minorenne.
Intanto lo scandalo continua ad allargarsi: Bill Gates ha chiesto pubblicamente scusa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein e Larry Summers ha lasciato la docenza ad Harvard a causa dei legami mantenuti con il finanziere anche dopo la sua condanna. Anche Borge Brende, presidente e Ceo del Forum economico di Davos, si è dimesso dalla sua carica dopo le rivelazioni in merito ai suoi rapporti con il finanziere.
Hillary Clinton: «Non ho mai incontrato Epstein»
«Non ho mai incontrato Epstein e non avevo alcuna conoscenza dei suoi crimini» ha dichiarato Hillary Clinton nella sua deposizione iniziale davanti alla Commissione di vigilanza a New York. «Non sono mai salita sul suo aereo né ho mai messo piede nella sua casa», ha precisato. «Come qualsiasi persona normale, sono inorridita dai suoi crimini».
L’ex segretario di Stato ha poi definito «inconcepibile» che nel 2008 Epstein abbia ricevuto quello che ha descritto come «una pacca sulla spalla», un trattamento che gli avrebbe consentito di proseguire le sue pratiche predatorie per un altro decennio.
Clinton ha quindi rivolto un affondo diretto alla Commissione: «La vostra indagine dovrebbe concentrarsi sulla gestione da parte del governo federale delle indagini e dei procedimenti penali contro Epstein». Ha ricordato che sono stati citati otto funzionari delle forze dell’ordine, tutti ai vertici del Dipartimento di Giustizia o dell’Fbi negli anni in cui i crimini venivano investigati e perseguiti.
«Di questi otto, solo uno è comparso davanti alla Commissione. A cinque dei sei ex procuratori generali è stato consentito di presentare brevi dichiarazioni sostenendo di non avere informazioni da fornire».
Clinton ha inoltre criticato l’assenza di udienze pubbliche e la scelta di escludere i media: «Non avete tenuto alcuna udienza pubblica, rifiutando la presenza della stampa, anche oggi, nonostante abbiate invocato la trasparenza in decine di occasioni. Non avete fatto molti sforzi per convocare le persone che compaiono più frequentemente nei file di Epstein».
Nel corso della deposizione ha poi sottolineato che Jeffrey Epstein «era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile».
L’attacco alla Commissione
Infine, un attacco diretto alla Commissione e al presidente: «Una Commissione che ambisce davvero alla trasparenza dovrebbe indagare sui file scomparsi dal sito del Dipartimento di Giustizia, in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi». Ha aggiunto che andrebbero convocati anche Marco Rubio e Pam Bondi «per spiegare perché hanno abbandonato le vittime».
«Se questa Commissione fosse seria nella ricerca della verità sui crimini di Epstein non si accontenterebbe dei punti stampa del presidente sul suo coinvolgimento, ma lo interrogherebbe sotto giuramento. Dovrebbero chiedergli direttamente di spiegare perché il suo nome compaia centinaia di migliaia di volte. Chi stanno coprendo?», ha concluso Clinton.
Le deposizioni dei Clinton a porte chiuse
La vigilia delle testimonianze è stata carica di tensione. Hillary Clinton è stata ascoltata per prima, venerdì toccherà all’ex presidente Bill Clinton. Le deposizioni, videoregistrate, sono a porte chiuse nella loro residenza di Chappaqua, nello Stato di New York. Verranno successivamente trascritte e rese pubbliche.
Il presidente repubblicano della Commissione di Vigilanza della Camera, James Comer, ha chiarito che i filmati saranno diffusi seguendo un precedente storico: le testimonianze di Bill Clinton del 1998, durante l’inchiesta sugli abusi sessuali, poi pubblicate il mese successivo.
Entrambi hanno sempre negato qualsiasi illecito nell’ambito del caso Epstein. Tuttavia Bill Clinton dovrà spiegare i suoi viaggi a bordo del jet del finanziere, nel 2002 e nel 2003, e alcune fotografie diffuse che lo ritraggono in situazioni considerate imbarazzanti. Hillary ha dichiarato di non aver mai incontrato Epstein, pur ammettendo di aver visto più volte Ghislaine Maxwell, oggi in carcere.
Hillary ancora sotto pressione
Per Hillary Clinton, la convocazione rappresenta l’ennesimo momento in cui deve rispondere per le relazioni del marito. La sua carriera pubblica è stata spesso segnata dalla necessità di difendere Bill Clinton. David Brock, storico stratega vicino ai democratici, ha affermato che il deputato Comer sta utilizzando un copione vecchio di decenni, accorpare i due Clinton per massimizzare l’impatto politico. “La vecchia macchina degli scandali contro i Clinton si è rimessa in moto”.

Nel 1992, durante l’intervista a “60 Minutes” sul caso Gennifer Flowers, Hillary respinse l’immagine della “moglie che sta accanto al marito”. «Non sono seduta qui come una donnina qualsiasi che sta accanto al suo uomo come Tammy Wynette», disse. «Sono qui perché lo amo, lo rispetto e onoro ciò che ha passato e ciò che abbiamo passato insieme. E sapete, se questo non basta alla gente, allora beh, non votatelo.»
Quando Bill Clinton fu indagato per lo scandalo sessuale che coinvolgeva Monica Lewinsky, allora stagista alla Casa Bianca, Hillary difese il marito. Liquidò le accuse come parte di una “vasta cospirazione della destra”. In seguito, dopo che la Camera votò per l’impeachment di Clinton con le accuse di spergiuro e ostruzione alla giustizia, apparve con lui sul prato della Casa Bianca per aiutarlo a prevenire le richieste di dimissioni.
Oggi, dopo una carriera da senatrice, segretaria di Stato e due candidature presidenziali, è di nuovo nella posizione di dover chiarire il ruolo del marito in una vicenda che non la riguarda.
Secondo i democratici, l’inchiesta sarebbe anche un tentativo di distogliere l’attenzione dalle vicende che coinvolgono Trump. Hillary ha dichiarato di sostenere la pubblicazione integrale dei documenti e che chiunque sia coinvolto in reati debba essere chiamato a risponderne. “Voglio che tutti siano trattati allo stesso modo”, ha affermato. “E questo non sta accadendo per mio marito e per me”. “Ci stanno usando al posto di Trump”. Semplice.
L’ombra su Trump e i file censurati
Se i riflettori si concentrano sui Clinton, il NYT riporta però l’esistenza di memo interni dell’Fbi risalenti al 2019. In quei documenti si farebbe riferimento a una donna che, dopo l’arresto di Epstein, avrebbe denunciato sia lui cheTrump.
Secondo il quotidiano, nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia compare solo il riassunto di un colloquio in cui viene accusato esclusivamente Epstein, mentre altri passaggi, quasi 50 pagine, sono stati omessi.
Un elemento che riapre il dibattito sul rapporto tra Trump ed Epstein, tema che i repubblicani cercano di tenere sullo sfondo mentre puntano l’attenzione sui Clinton.
Gates si scusa, Summers lascia Harvard
Lo scandalo continua a produrre conseguenze anche nel mondo dell’economia e dell’accademia. Bill Gates, intervenendo davanti allo staff della sua fondazione, ha definito la sua frequentazione con Epstein “un errore enorme”, pur negando qualsiasi comportamento illecito.
Ha affermato di non aver mai avuto contatti con le vittime né di aver assistito a episodi illegali, ma ha espresso rammarico per l’impatto reputazionale sulla sua organizzazione filantropica. Nei documenti diffusi compaiono anche email in cui Epstein faceva riferimento a presunte relazioni extraconiugali di Gates, accuse che pesano come macigni sull’immagine del fondatore di Microsoft.
Si dimette anche il presidente del Wef, Brende
Il presidente e amministratore delegato del World Economic Forum, Borge Brende, ha annunciato le dimissioni a poche settimane dall’apertura di un’indagine indipendente avviata dallo stesso Forum sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein.

La decisione è arrivata dopo le rivelazioni del Dipartimento di Giustizia statunitense, secondo cui il dirigente norvegese avrebbe partecipato a tre cene di lavoro con Epstein e intrattenuto con lui scambi via email e sms.
Brende, alla guida del Wef dal 2017, ha comunicato la scelta in una dichiarazione ufficiale, mentre il Forum di Davos è ora chiamato a gestire le ricadute reputazionali di un nuovo capitolo dello scandalo Epstein.




















