24 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Giu, 2026

Il centrosinistra è rimasto solo nel nome, come la rosa di Eco

Il riformismo è del tutto espunto dal campo largo, dove avanzano posizioni radicali e massimaliste


«La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi». È la traduzione del verso latino – «Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus» – del poema “De contemptu mundi” di Bernardo di Cluny. Verso usato da Umberto Eco come frase conclusiva del romanzo Il nome della rosa. Il senso è chiaro: di ciò che è scomparso, ci rimangono solo i puri nomi. Frase perfetta per raccontare il destino del centrosinistra dopo l’ultima direzione del Pd. Da una parte c’è l’ex ministro Graziano Delrio che, parlando del riformismo, chiede al Pd di «non appaltare il riformismo ad altri» e nemmeno «pezzi di società» perché «nasce dall’unione tra culture».

Il “fango” del riformismo

Tradotto: no alla deriva identitaria e populista, riapriamo le porte ai riformisti. Dall’altra c’è Marta Bonafoni, oggi coordinatrice della segreteria del Pd, per lungo tempo militante della sinistra radicale, che accusa Keir Starmer, il premier britannico laburista dimissionario e avversario del massimalismo di Jeremy Corbyn: «Ha creduto di poter prosciugare l’acqua che alimenta l’estrema destra nuotando in quello stesso fango». Tradotto: il capitolo riformista va chiuso, l’unica sinistra vera è quella identitaria e radicale. Su questo crinale si gioca il futuro del centrosinistra, nome che, come quello della “rosa” di Eco, è ormai scomparso a favore del “campo largo”, espressione coniata dal guru dem Goffredo Bettini che contiene un programma preciso: l’abbandono della vocazione maggioritaria e riformista del Pd a favore di una torsione settaria e populista fondata sull’abbraccio fatale con M5s e Avs.

Il riformismo espunto (non solo) dai selfie

La foto del pranzo di una settimana fa con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli – senza Renzi – alla trattoria Costanza, ristorante romano a pochi passi dal Senato, rappresenta plasticamente uno scenario in cui il riformismo è espunto come pensiero e ridotto a semplice luogo geometrico. Necessario sul piano numerico per allargare il “campo” e renderlo competitivo alle elezioni, ma a condizione che non disturbi la navigazione della nave ammiraglia. Il Progetto Civico di Alessandro Onorato è stato creato in vitro dallo stesso Bettini, proprio per intercettare un po’ di consenso tra i moderati e soffiare voti centristi a Matteo Renzi, l’eterno spauracchio.

L’altroieri, rispondendo a una domanda diretta sul coinvolgimento di Italia Viva, Giuseppe Conte ha fatto “spallucce”: «Non è una decisione da prendere adesso, adesso è il tempo del programma, dopo sarà il tempo di decidere chi coinvolgere in questo progetto». Ieri l’ex ministro dem Andrea Orlando ha rincarato la dose: «Renzi è parte di questo progetto centrista, probabilmente però non può essere esaustivo per realizzarlo». Della serie: fatti più in là, i centri sono tanti e il tuo conta il giusto.

Allargare il campo?

Insomma, la rassicurazione di Elly Schlein alla direzione del Pd sulla necessità di allargare il campo lascia il tempo che trova: sono già troppi gli abbandoni di esponenti riformisti. Proprio ieri Lorenzo Guerini, l’ex ministro dem oggi presidente del Copasir, ha risposto a Conte: «Non c’è nessun blocco a cui qualcun altro si aggiunge in un secondo momento. Si tratta di costruire da subito un’alleanza che condivida un progetto e i punti fondamentali del programma e che provi a parlare a tutto il Paese». E ha rilanciato le primarie: «Non dobbiamo averne paura». Sarà. Intanto, come la “rosa” di Eco, il centrosinistra sembra sempre più un nome “nudo”.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA