Dall’accoglienza di Macron a Orly all’Eliseo, dall’Unesco al bagno di folla verso Notre-Dame. Leone XIV chiede alla Francia di essere artefice di pace e indica nella cattedrale rinata un modello di accoglienza e partecipazione
L’abbraccio con Emmanuel Macron sulla pista di Orly, l’ingresso nella Notre-Dame rinata sette anni dopo l’incendio. All’Eliseo il monito contro la guerra e le «derive autoritarie». Il no alla «morte programmata», la visita all’Unesco. L’allarme sull’intelligenza artificiale e sulla disumanizzazione. Il bagno di folla nel cuore di Parigi. E, in serata, la veglia di preghiera allo Stade de France, a Saint-Denis.
È stata una giornata fittissima quella di Papa Leone XIV in Francia, la prima del viaggio che lo porterà poi a Lourdes e Metz prima del rientro a Roma lunedì 28 settembre. Una giornata cominciata con un messaggio di pace sull’aereo da Roma, le frecciate mai risparmiate al presidente ‘terreno’ Trump sul bando alla stampa. E culminata sotto le volte restaurate di una cattedrale che dalla distruzione è diventata il simbolo di rinascita.
L’arrivo a Orly e l’abbraccio con Macron
Ad accogliere Leone XIV sulla pista dell’aeroporto di Orly sono stati il presidente francese Emmanuel Macron e Brigitte Macron, entrambi vestiti di nero. Una lunga stretta di mano, sorrisi. Il presidente francese che indicava al Papa il centro di Parigi.

Ma il viaggio era cominciato già sull’aereo da Roma. «Siamo qui per portare un messaggio di pace in questo momento particolarmente importante per il mondo», ha detto Leone salutando gli oltre ottanta giornalisti che lo accompagnano.
A un vaticanista della Cnn che gli chiedeva un commento sull’esclusione di alcuni giornalisti dalla Casa Bianca, il Papa ha risposto: «Io sono contento che voi siate tutti qui». Poi ha aggiunto: «È necessaria e penso che sia molto importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti». E infine: «Qui siete tutti i benvenuti».
Leone è intervenuto anche sulla crisi di Ceuta, spiegando di averla seguita «dal primo giorno» e definendola «una vera crisi umanitaria».
Mattarella: l’Europa torni al progetto di Schuman
Alla partenza dall’Italia, al viaggio del Papa si è intrecciato anche il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il capo dello Stato ha ricordato il contributo della Francia all’affermazione «dei diritti e delle libertà individuali» e degli ideali alla base delle democrazie, richiamando il motto del viaggio, «Affinché il mondo abbia la vita», come un invito «all’unità e alla coesione» e alla ricerca del bene comune.
Mattarella ha ricordato anche Robert Schuman, al quale Leone XIV renderà omaggio a Metz, e la generazione che dopo le tragedie della guerra seppe avviare «il grande progetto di un’Europa unita, riconciliata e giusta». Un progetto che, sottolinea il presidente, continua a sostenere «l’ordine multilaterale basato sulle regole, argine irrinunciabile al predominio indiscriminato della forza».


All’Eliseo: «La guerra non è inevitabile»
Da Orly il Pontefice si è trasferito all’Eliseo per l’incontro con Macron e il primo discorso alle autorità francesi. È qui che Leone XIV ha affrontato alcuni dei temi più delicati della visita, a partire dalla guerra. «Vi esorto a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia».
Alla Francia il Papa affida un compito preciso: continuare a essere «un instancabile artefice della pace e del multilateralismo», soprattutto in Europa, e offrire il proprio contributo a «una pace disarmata e disarmante».
Leone parla poi direttamente alla società francese, alla sua pluralità culturale e religiosa. «Coloro che abitano questo Paese insieme formano un popolo in cui la diversità delle origini contribuisce a vivificare e arricchire la convivenza e la vita democratica».
Una società autenticamente libera, aggiunge, «non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze», prevenendo «derive autoritarie». Ed è proprio nella Francia di oggi, dove convivono appartenenze culturali e religiose differenti, che il dialogo diventa per Leone «tanto più urgente».
«Non si può offrire una morte programmata»
All’Eliseo il Papa affronta anche in uno dei terreni più sensibili del dibattito francese: il fine vita. Leone chiede di «accogliere la vita senza condizioni», di sostenere la fragilità e accompagnare «con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza».
«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», afferma. E avverte che non si può arrivare a offrire «una morte programmata».
Il ragionamento si allarga alla scienza e alla tecnologia. Il rischio, secondo il Pontefice, è aspettarsi dalla scienza «una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze». Quando tecnologia e scienza non sono guidate dalla coscienza, possono trasformarsi in imprese lucrative che favoriscono «le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata».
All’Unesco come «testimone di pace»
Dopo il pranzo alla Nunziatura apostolica, nel pomeriggio Leone XIV raggiunge la sede dell’Unesco. È la prima visita di un Pontefice nella sede parigina dell’organizzazione nel nuovo millennio: l’ultima era stata quella di Giovanni Paolo II nel 1980.
Con il direttore generale Khaled El-Enany, il Papa innaffia simbolicamente l’ulivo della pace nella Piazza della Tolleranza. Poi entra nella Sala I e pronuncia l’unico discorso in inglese del viaggio.
Si presenta come «testimone di pace». E la pace sarà la parola che scandirà l’intervento, ricorrendo circa venti volte.
«La più terribile delle opere umane è la guerra», dice Leone, perché proprio nella guerra persino la scienza viene messa «a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere».
La pace, però, «non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte»: nasce dalla giustizia e dal riconoscimento dell’altro come fratello o sorella.
Il Papa contro il potere delle macchine
All’Unesco Leone affronta anche una delle questioni centrali del suo magistero: il rapporto tra tecnologia e dignità umana.
Il progresso scientifico separato dalla saggezza, avverte, può trasformarsi in un’arma devastante; la cultura piegata all’ideologia può diventare propaganda e l’educazione, quando rinuncia alla verità, può ridursi a strumento per manipolare le coscienze.
Il paradosso dell’intelligenza artificiale è netto: mentre attribuiamo il nome stesso di «intelligenza» ai sistemi computazionali, rischiamo di non riconoscere più «la dignità inalienabile delle persone umane», valutando le vite secondo il criterio dell’efficienza e scartandole quando non sono più considerate produttive.
E c’è un passaggio più politico. «Senza la verità, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti». Chi detiene il potere, aggiunge Leone, può arrivare a invocare la legge quando serve ai propri interessi e ignorarla quando lo limita, trattando «persino la giustizia come una merce da comprare e vendere».
Trecentomila persone nelle strade di Parigi
Lasciata l’Unesco, Leone XIV attraversa Parigi in papamobile, lungo la rive gauche e il Quartiere Latino. Secondo le autorità locali, circa 300 mila persone si distribuiscono lungo il percorso dall’Unesco a Notre-Dame. Sul sagrato della cattedrale lo attendono circa cinquemila fedeli.
Il Pontefice arriva nei pressi di Notre-Dame-des-Champs e prosegue verso la cattedrale. Poco prima delle 17 varca la soglia di Notre-Dame. È il primo Papa a entrare nella chiesa dopo la grande ricostruzione seguita all’incendio del 15 aprile 2019.
Bacia il crocifisso, benedice i fedeli con rami d’ulivo e si inginocchia davanti alla Santa Corona di spine. Poi, sotto le volte della cattedrale, i Vespri.
Notre-Dame, dalle fiamme a modello di accoglienza
«Sono passati sette anni da quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la cattedrale avvolta da un incendio spaventoso», ricorda Leone. Quel dolore «non fu dei soli cattolici, né dei soli credenti». Perché Notre-Dame, dice, «è più di un monumento».
«La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civiltà, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra».
Ma Leone trasforma la ricostruzione della cattedrale in un modello. «La ricostruzione della Cattedrale è stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale».
E alla Chiesa francese chiede di fare lo stesso: non diventare «un’enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo», ma aprirsi come le antiche cattedrali, diventando spazio «di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti».
La Notre-Dame riaperta nel dicembre 2024 è la tappa conclusiva della prima giornata francese di Leone XIV. «Questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa», dice il Papa.
Dalle fiamme del 2019 alla cattedrale tornata a vivere, Leone chiude così il suo primo giorno in Francia: con l’immagine di una ricostruzione possibile solo insieme.
Leone XIV resterà nella capitale francese anche domani, quando celebrerà la messa a Place de la Concorde. Poi il viaggio proseguirà a Lourdes e infine a Metz, prima del rientro a Roma.





























