7 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Lug, 2026

Germania, il muro contro gli estremismi scricchiola: la sfida di AfD e Linke

A Berlino e nei Länder orientali della Germania avanzano gli estremismi finora fuori dall’arco politico tradizionale rappresentati dall’AfD e da Linke


Trentasette anni dopo la caduta del Muro di Berlino, un’altra storica barriera politica tedesca si sta incrinando nella capitale germanica. Stavolta però più che essere l’ultima anacronista difesa di un’ideologia screditata dalla storia a venire meno è la tenuta stessa di quell’arco costituzionale che proprio in quell’evento storico aveva salutato la propria definitiva affermazione. La capitale tedesca va infatti al voto il prossimo 20 settembre e i sondaggi sono impietosi: il partito di estrema sinistra Die Linke (“La Sinistra”) appare in testa in una sfida diretta contro la formazione della destra radicale Alternative fur Deutschland (“Alternativa per la Germania”), nota per il suo sostegno indefesso alla chiusura delle frontiere.

AfD in crescita tra Berlino e la Germania orientale

In affanno invece la Cdu, il partito di centrodestra del cancelliere Friedrich Merz che a Berlino esprime il sindaco uscente. Il colpo più pesante potrebbe però arrivare dalla Sassonia-Anhalt, piccolo Lander (le regioni federali tedesche) tedesco-orientale non molto lontano da Berlino. Qui il 6 settembre i suoi due milioni di abitanti saranno chiamati alle urne e i sondaggi mostrano un’AfD con un consenso schiacciante attorno al 40%. Un margine che non solo gli permetterebbe di doppiare o quasi la Cdu, ma che potrebbe garantire per la prima volta alla destra radicale la maggioranza assoluta in un voto regionale bypassando così il cordone sanitario che l’ha finora esclusa da qualsiasi governo locale e nazionale.

Chiave del successo un sapiente mix tra proposte radicali capaci di riscuotere il consenso di un elettorato frustrato e impoverito e un’immagine moderna, telegenica, rassicurante: il giovane candidato governatore Ulrich Siegmund, 35enne, si propone infatti come il volto di una destra reazionaria ma presentabile. Il vento dell’AfD – che nei sondaggi nazionali è già il primo partito con circa il 28% dei voti contro il 22% della Cdu – in Germania soffia sempre più forte, al punto da scompigliare i piani di Merz.

La strategia conservatrice di Merz sotto pressione

Che, con la sua svolta conservatrice seguita a decenni all’insegna del “grande centro” del suo predecessore Angela Merkel – mirava proprio a frenare l’ascesa dell’ultradestra. La crescita esponenziale di quest’ultima rischia ora di far fallire questa strategia, al punto che all’interno della stessa Cdu qualcuno ha sollevato anche l’opzione più impensabile: l’archiviazione del cordone sanitario anti-AfD. Entra in scena Michael Kretschmer, il ministro-presidente (cioè il governatore regionale) del Sassonia.

«Chiunque parli ancora di cordoni sanitari non sa riconoscere i segni dei tempi. Abbiamo bisogno di parlare con chiunque voglia parlare», ha spiegato il leader sassone al quotidiano tedesco Handelsblatt. Per Kretschmer il discorso è semplice: la Cdu è un partito di centrodestra con elettori di centrodestra che lo votano in cambio di un programma di centrodestra.

L’ascesa dell’AfD rende però inevitabile, in assenza di un’alleanza con la destra radicale, un patto con i progressisti e l’estrema sinistra, al prezzo di sacrificare il proprio programma elettorale e di facilitare così il passaggio di elettori di centrodestra scontenti a favore proprio dell’AfD.

Merz difende l’esclusione della destra radicale

Un trend che preoccupa da tempo lo stesso Merz, che tuttavia appare deciso a non sacrificare la politica di esclusione contro i partiti antidemocratici. «Se un partito di estrema destra dovesse andare al governo in Germania, avrebbe un significato completamente diverso da qualunque altro Paese», ha spiegato il cancelliere allontanando paragoni con altre forze radicali poi istituzionalizzate con successo, come accaduto del resto anche in Italia. «Farò tutto ciò che è in mio potere per impedirlo», ha aggiunto Merz.

La tentazione però resta carsica, soprattutto tra i conservatori della Germania est. Come emerse plasticamente nel 2020, quando la sezione locale della Cdu della Turingia (altro Lander orientale confinante con la Sassonia) negoziò a sorpresa un accordo di coalizione con i liberali dell’Fdp e proprio l’Afd, che portò all’elezione a sorpresa a ministro-presidente del leader dell’Fdp Thomas Kemmerich.

La rottura del cordone sanitario a livello locale provocò tuttavia una pesante reazione negativa a livello nazionale che in pochi giorni costrinse alle dimissioni prima Kemmerich e poi anche la segretaria generale della stessa Cdu Annegrete Kramp-Karrenbauer, delfina di Angela Merkel.

Se però i conservatori soffiano da destra per rimuovere i vincoli al dialogo con l’AfD, da sinistra sono gli stessi alleati della Cdu a chiedere la fine dell’esclusione della Linke dalla vita politica tedesca. I socialdemocratici dell’Spd e i Verdi, infatti, non hanno mai aderito alla politica di boicottaggio della sinistra radicale tedesca, che la Cdu invece equipara all’AfD a causa dei suoi legami storici con l’esperienza autoritaria della Ddr.

Le contraddizioni della politica tedesca

«Chiunque demonizzi la Like paragonandola all’AfD sta ingannando gli elettori», ha messo in guardia Steffen Krach, il candidato socialdemocratico a sindaco di Berlino. «La Cdu dovrebbe finalmente ammettere che può cooperare con il partito della Linke, perché banalmente lo sta già facendo», ha aggiunto Krach.

Non si tratta di una frecciatina casuale: in Turingia, dopo il fallito accordo con la AfD, la Cdu è stata costretta a sostenere indirettamente – attraverso una politica “della non sfiducia” – il governo regionale guidato proprio dalla Linke, che nella Germania orientale risulta particolarmente forte. Quanto all’AfD, i suoi rappresentanti osservano divertiti il dibattito politico su una eventuale coalizione con loro, ma anche con distacco. La sensazione è infatti che la tendenza politica li stia favorendo e che non ci sia fretta di arrivare al governo, anzi.

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Le prossime elezioni nazionali sono previste per il 2029 e prima di allora una serie di appuntamenti politici promettono bene per l’AfD: prima il voto in Sassonia-Anhalt e a Berlino il prossimo settembre; poi le presidenziali in Francia la prossima primavera, dove i nazionalisti guidati da Marine Le Pen potrebbero assicurarsi l’Eliseo e infliggere un grave danno all’odiata Unione Europea; infine, le elezioni in Austria, dove il suo equivalente viennese – l’FPÖ – nei sondaggi sfiora il 40%.

Col rischio che al momento delle urne chi si ritroverà isolato a livello europeo siano i partiti tradizionali invece che quelli antisistema. Tra Berlino e Magdeburgo, il “partito dei muri” sta per abbatterne uno.

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