21 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Lug, 2026

Incendi in Canada, Trump attacca Carney: «State avvelenando la nostra aria»

Gli incendi in Canada

Quasi mille roghi attivi e milioni di ettari distrutti: «Abbiamo paura a uscire di casa». Il presidente americano accusa Ottawa per il fumo oltreconfine e torna a minacciare dazi


«La situazione non è delle migliori», racconta da Toronto Mimi, «abbiamo paura a uscire di casa». Secondo i dati del governo canadese, quasi mille incendi stanno bruciando il paese, di cui 250 fuori controllo.

È questo il bilancio di giorni intensi di roghi esplosi soprattutto nella provincia dell’Ontario e attorno a Toronto, che affaccia sui Grandi Laghi. Poco prima del confine con gli Stati Uniti.

La nube di fumo color ruggine sprigionata da centinaia di migliaia di ettari di foreste boreali in fiamme ha avvolto paesi e città, spingendosi fino a New York, per ore tra le città più inquinate al mondo.

Trump contro Carney: «State avvelenando l’aria»

«Devi impedire che questi incendi arrivino e avvelenino la nostra aria. La nostra aria è stata avvelenata» ha detto Trump rivolgendosi al primo ministro canadese Mark Carney. Il presidente americano ne ha parlato con i giornalisti prima di salire a bordo dell’Air Force One, a margine della finale dei Mondiali di calcio.

Trump ha evocato anche la possibilità di imporre dazi a Ottawa per i danni provocati dall’inquinamento.

«Abbiamo paura a uscire di casa»

«In questi giorni ho dovuto lavorare all’aperto e facevo molta fatica a respirare», spiega Mimi. Alyssa, che abita nella contea di Bruce, in Ontario, conferma: «La situazione è critica per via del fumo, che viaggia velocissimo sopra il lago Huron. Ci sono stati giorni in cui la visibilità si aggirava attorno a un un chilometro e l’aria sembrava una nebbia molto densa e maleodorante».

Hanno fatto il giro del mondo le foto di New York avvolta da una nebbia giallastra, con l’indice della qualità dell’aria che ha sfiorato i 289, allerta sanitaria generale. «Ho iniziato ad avvertire nausea e giramenti di testa perché il fumo è entrato nelle abitazioni. Ho visto molte persone portare la mascherina all’aperto, e tutti gli eventi pubblici sono stati sospesi», racconta Alyssa.

Perché quest’anno gli incendi sono peggiori

«Non è inusuale per noi canadesi un’estate di roghi», osserva Emily, che attualmente risiede a Kincardine, una cittadina a circa mille chilometri da Toronto, «ma solitamente sono incendi domati facilmente, o comunque sotto controllo». Secondo il governo federale canadese la stagione degli incendi nel 2026 è iniziata più lentamente rispetto a quella del 2025, e soprattutto a quella del 2023, la peggiore degli ultimi anni, quando sono bruciati circa 15 milioni di ettari di foreste, un’area paragonabile alla superficie del Portogallo. Ma la situazione è precipitata a partire da inizio luglio, «e stupisce che stia bruciando la fascia orientale del paese, notoriamente più umida e dunque meno soggetta a fenomeni di questo tipo», continua Emily.

Gli incendi di solito iniziano per la negligenza dei campeggiatori, che nei bivacchi accendono fuochi che spesso non sanno domare. «La gente che staziona in quelle zone non ha esperienza in fatto di roghi, anche perché è un’area molto umida, quindi non c’è mai stato davvero un allarme incendi», racconta Emily.

«E noi siamo anche fortunati, perché non stiamo subendo l’impatto degli incendi come le popolazioni indigene dell’Ontario settentrionale», aggiunge Alyssa.

Il ruolo del cambiamento climatico

Quest’anno le foreste hanno cominciato a bruciare a causa dei fulmini che sono caduti in numero significativamente maggiore rispetto alle stagioni precedenti, e il fuoco ha attecchito perché l’aria è più secca. «Viviamo estati sempre meno umide, e non è un caso. Questo è anche l’anno di altre catastrofi naturali come le inondazioni in Texas. Insomma, non possiamo continuare a sperare che sia un fatto isolato».

LEGGI Francia, gigantesco incendio alle porte di Parigi: evacuate 900 abitazioni

In Texas, nella parte sud dello stato, nell’area tra Corpus Christi e il confine con il Messico, settimane di piogge torrenziali hanno trasformato strade e quartieri in canali di fango, costringendo centinaia di persone a salire sui tetti in attesa dei soccorsi.

Gli esperti parlano di un mix di fattori che hanno contribuito a rendere più drammatico il bilancio dei roghi di metà luglio in Canada, tra cui la prolungata siccità delle foreste, dovuta anche allo scarso innevamento nelle regioni settentrionali, che lascia i suoli e la vegetazione più asciutti in primavera ed estate; le temperature record che stanno mettendo in ginocchio Europa e America; e la “cupola di calore” che blocca aria calda e stagnante sul settore dei Grandi Laghi.

Più in generale, l’aumento della temperatura media superficiale del pianeta, la percentuale maggiore di vapore acqueo nell’aria e l’umidità in eccesso rendono l’atmosfera di fatto più “carica” di energia e acqua, dando vita a eventi meteorologici più violenti. E a un caldo terribile: analisi italiane sull’ondata di caldo di giugno 2026 evidenziano che tali temperature sarebbero state praticamente impossibili negli anni ’70.

Si tratta di un’ondata storica, una delle più durature e intense mai registrate in Europa e la più calda mai registrata in Italia. Bisogna ricordare anche che il 2026 è, secondo molti analisti, l’anno di El Niño peggiore di sempre: il surriscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale comporterà attorno al periodo natalizio siccità e incendi nel Centro America, alluvioni e piogge torrenziali nel Pacifico orientale.

Dal Canada all’Italia, un clima che cambia

L’Italia sta di fatto scivolando fuori dal clima temperato che l’ha sempre caratterizzata, verso estati più lunghe e caldissime, inverni più miti e fenomeni meteorologici inattesi, come la grandinata straordinaria al concerto di Bad Bunny di sabato 18 luglio.

«Appena ha smesso di piovere, era veramente un macello, perché oltre ai pezzi di ghiaccio che piovevano dal cielo, l’acqua che è caduta ha reso il terreno dell’ippodromo un’enorme pozzanghera di fango», racconta una ragazza che era presente all’evento, «secondo me era più pericoloso quello che la grandine». Alcune fonti riportano di fan soccorsi dal 118 per la dimensione dei chicchi di ghiaccio che li hanno colpiti sulla testa: «Ho visto dagli ombrelli che cadevano delle sfere di ghiaccio giganti: è stata un’esperienza tremenda».

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA