Massimo Faggioli, storico del cristianesimo e professore al Trinity College di Dublino, commenta la visita di Rubio in Vaticano e lo stato del cattolicesimo negli Stati Uniti
Professor Faggioli – storico del cristianesimo, docente al Trinity College di Dublino e autore di Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana (Morcelliana) – la visita di Rubio è solo il tentativo della Casa Bianca di ricucire con il Papa o c’è dell’altro?
«Un tentativo di ricucire i rapporti è sicuramente una cosa che avrebbe senso. Francamente, però, non so cosa abbia senso nella politica estera americana in questo momento. Soprattutto, non so chi è che la fa. Il governo? Il presidente di testa sua? C’è una difficoltà generale a capire qual è il gioco della Casa Bianca». (In foto Massimo Faggioli)

Dallo scontro di Trump col Vaticano chi esce meglio?
«Il Vaticano ha guadagnato in termini di consenso e popolarità. Ma è ovvio che la Chiesa ha bisogno degli Stati Uniti per raggiungere obiettivi quali la pace nel mondo e tutto il resto. In ogni caso, quello che è successo non è stato un incidente occasionale. Il rapporto tra l’amministrazione Trump e il Vaticano è cattivo fin dall’inizio. È nato male e si è sviluppato peggio. Mi pare che da quando è iniziato il pontificato di Leone, il Papa e Trump non si siano telefonati neanche una volta. Il che la dice lunga».
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E la visita di Rubio può raddrizzare l’albero che è nato storto?
«Visto che il colloquio è durato molto a lungo, immagino che sia stato un incontro sostanziale e non di pura facciata. Ma qualunque cosa venga costruita adesso può essere sbaragliata in un attimo».
Del resto, gli ultimi attacchi di Trump al Papa sono arrivati proprio alla vigilia dell’incontro, rischiando di comprometterlo.
«E che l’incontro fosse molto delicato è testimoniato dal fatto che pare che Rubio abbia viaggiato senza avere al seguito i giornalisti che di solito seguono il segretario di Stato nelle sue trasferte. In ogni caso, non credo sia stata una visita risolutiva di quel rapporto tra amministrazione americana e Vaticano che continuerà ad essere difficile».
È possibile che gli attacchi di Trump abbiano compattato il mondo cattolico americano, comprese quelle frange conservatrici potenzialmente più vicine all’ideologia Maga e al tycoon?
«Sì e no. Recentemente si sono visti Steve Bannon e alcuni giornalisti cattolici molto conservatori prendere espressamente le parti di Trump. Papa Leone ha agito in modo efficace per riunificare il mondo cattolico, questo sì. Ma alcuni hanno scelto di rimanere fedeli a Trump. Durante il pontificato di Francesco c’era una divisione più visibile nel mondo cattolico. Oggi le fratture sono meno visibili ma esiste un cattolicesimo Maga che perfino quando c’è da scegliere tra Trump e un Papa americano continua a scegliere Trump. Sono in numero inferiore rispetto agli anni precedenti, però questa componente esiste. Il fatto che neanche un Papa americano sia sufficiente per portarli su posizioni critiche della politica trumpiana è un dato molto indicativo».



















