Il Cremlino annuncia una parata del 9 maggio senza armi avanzate. La guerra in Ucraina incrina la propaganda di Putin nel cuore della Russia
L’annuale parata russa del 9 maggio, giorno che celebra la vittoria sovietica sulla Germania nazista, si svolgerà senza mezzi militari per la prima volta da quasi vent’anni. Neanche i cadetti delle scuole militari e degli istituti militari giovanili parteciperanno. Ad annunciarlo è il ministero della Difesa russo: nessun veicolo blindato o sistema missilistico sfilerà sulla Piazza Rossa vista «l’attuale situazione operativa». Tradotto: Mosca teme un attacco a lungo raggio da parte di droni ucraini.
Una manifestazione di debolezza fino a pochi anni fa inconcepibile. In questi anni Vladimir Putin ha usato il Giorno della Vittoria per mostrare i muscoli della potenza russa e alimentare la propaganda contro il “nazismo” ucraino. Ma dal 2022 lo scenario è profondamente cambiato. Kiev ha migliorato a tal punto le proprie capacità di difesa da scatenare il timore di attacchi efficaci.
«Le attrezzature sono vulnerabili già durante la fase preparatoria. Poiché le colonne si trovano parcheggiate e si esercitano fuori Mosca, in campi di addestramento aperti. Facili da colpire con i droni», ammette Ruslan Leviev, analista indipendente, all’emittente televisiva TV Rain.
Alle celebrazioni dell’anno scorso, coincidenti con l’80° anniversario della vittoria, si presentarono a Mosca almeno 27 capi di stato stranieri e un corteo massiccio di carri armati, lanciarazzi e droni attraversò la Piazza Rossa. Putin ha fin qui sfruttato il Giorno della Vittoria per esaltare la sua visione dell’identità russa, giustificare il conflitto e dimostrare una presunta invincibilità.
Attacchi ucraini sempre più efficaci
Alla prova dei fatti il castello propagandistico sembra crollato. L’Ucraina, con il sostegno dell’Europa, continua a colpire con successo il territorio russo con droni a lungo raggio quasi quotidianamente. Gli attacchi si concentrano principalmente su siti industriali e militari, tra cui infrastrutture petrolifere e snodi logistici, provocando vasti incendi ed evacuazioni di civili.
Nella città di Tuapse, nel sud della Russia, gli attacchi ripetuti di droni contro un’importante raffineria di petrolio hanno ricoperto la città di una pioggia nera e tossica. Due notti fa, droni d’attacco ucraini hanno colpito una stazione di pompaggio del petrolio nella regione russa di Perm, nel cuore degli Urali. «Gli obiettivi sono stati colpiti da oltre 1.500 km di distanza», assicura il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Ma le brutte notizie per Putin non si limitano ai confini dell’Europa. Nei giorni scorsi le forze paramilitari russe nel Sahara sono state costrette a ritirarsi quando i separatisti hanno lanciato insieme un’offensiva contro le città del Mali. Il cui regime militare si era rivolto a Mosca cinque anni prima nel tentativo di ribaltare le sorti della battaglia contro gli insorti.
La devastante sconfitta mette a nudo l’incapacità della Russia di stabilizzare il Mali dopo il colpo di stato militare del 2021. E solleva dubbi sia sull’avventurismo militare in Africa, sia sulla sopravvivenza del governo filorusso a Bamako, capitale del paese. Soprattutto, l’illusione paranoica di Putin di rianimare l’imperialismo russo viene ridimensionata.
Il vantaggio produttivo ucraino
Ma la beffa più grande arriva ancora una volta da Kiev. L’Ucraina è oggi capace di realizzare un surplus produttivo fino al 50% per alcuni tipi di armi. Numeri che permettono a Zelensky di esportare forniture verso altri paesi se non addirittura di avviare una serie di cooperazioni militari dirette con paesi del Medio Oriente, del Golfo, dell’Europa e del Caucaso.
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«Attualmente, la nostra competenza in materia di sicurezza e i nostri armamenti, collaudati nella guerra moderna, sono di interesse per tutti quei partner che vogliono garantire la protezione della propria sovranità e della vita dei propri cittadini», assicura Zelensky. Gli accordi riguardano la produzione e la fornitura di droni e missili, nonché di software e tecnologie. In cambio Kiev chiede l’apertura nei paesi partner di stabilimenti di produzione di armi ucraine nonché la condivisione di software e l’integrazione con i sistemi d’arma ucraini.
Anche gli Stati Uniti hanno ricevuto una proposta ucraina di cooperazione su droni, sistemi di difesa e altri tipi di armi per uso aereo, terrestre e marittimo. Davide in soccorso di Golia: chi l’avrebbe mai immaginato?


















